Spondilite

Dr.ssa Gioia Di Muzio

A cura del Dr.ssa Gioia Di Muzio

Allergologo

Cos'è Cos'è

La Spondilite Anchilosante è una malattia reumatica infiammatoria immuno-mediata, che coinvolge lo scheletro assiale, ossia l’articolazione sacroiliaca e la colonna vertebrale. Essa rientra nel grande gruppo delle spondiloartriti, patologie accomunate da caratteristiche genetiche (presenza dell’antigene HLA B27) e cliniche (coinvolgimento dello scheletro assiale, artrite periferica, dattilite, entesite, uveite anteriore acuta, associazione con psoriasi o malattie infiammatorie croniche intestinali).

La Spondilite Anchilosante è più frequente nel genere maschile, colpisce gli uomini in un rapporto di 2-3:1 rispetto alle donne, esordisce normalmente in giovane età (20-40 anni).

Cause Cause

L’esatta eziopatogenesi della malattia è tuttora sconosciuta, sappiamo comunque che l’assetto genetico dell’individuo ha un ruolo fondamentale. L’antigene HLA B27 è importante nella predisposizione alla malattia, tuttavia essa può presentarsi anche in assenza dell’allele e circa il 10% delle persone HLA B27 positive sviluppano la malattia.

Oltre all’HLA B27, sono stati identificati almeno altri 60 geni associati alla malattia o correlati ad essa. Nel soggetto predisposto, la suscettibilità genetica si combina con fattori ambientali scatenanti, come ad esempio episodi infettivi, nell’attivazione della malattia. Le ipotesi più recenti postulano che si verifichi un difetto delle difese immunitarie intestinali con conseguente diffusione di batteri patogeni nel circolo ematico ed attivazione di risposte immunitarie anomale.

Sintomi Sintomi

Il sintomo più caratteristico della Spondilite Anchilosante e delle spondiloartriti assiali in generale è il dolore lombare infiammatorio. Esso è caratterizzato da rigidità e da un peggioramento al mattino e dopo periodi di lunga inattività, e migliora con il movimento. I pazienti lamentano dolore notturno, che non è alleviato dal riposo o dalla postura sdraiata. È comune un dolore al gluteo alternato sui due lati, solitamente caratteristico del coinvolgimento delle articolazioni sacroiliache. Alcune volte il sintomo di esordio può essere un dolore e rigidità della regione cervico-dorsale o della parete toracica, più frequentemente nelle donne. Tipicamente, la lombalgia infiammatoria regredisce con l’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Poiché il dolore lombare è un sintomo molto comune nella popolazione generale, è importante differenziarne forme infiammatorie e non, e possono aiutarci nel sospetto di Spondilite Anchilosante alcune associazioni cliniche note come la psoriasi, le malattie infiammatorie croniche intestinali, l’uveite anteriore acuta.

Nelle fasi più avanzate della patologia, il processo infiammatorio si estende ad ampi tratti della colonna e conduce ad una progressiva ossificazione delle entesi (strutture anatomiche di inserzione del tendine sull’osso) e dei legamenti con conseguente, irreversibile irrigidimento del rachide stesso. La postura rivela una rettilineizzazione del rachide e movimenti di flessione, torsione, estensione e lateralità risultano difficili o impraticabili.

Talvolta l’irrigidimento riguarda anche le articolazioni che congiungono il rachide alla gabbia toracica, con conseguente ridotta espansibilità della stessa e dispnea. Nelle fasi più evolute di Spondilite Anchilosante possono manifestarsi complicazioni neurologiche per impegno del midollo spinale (sciatalgie, radicoliti).

Oltre all’impegno assiale, non è rara la presenza di artriti o tendiniti periferiche, che riguardano soprattutto le grandi articolazioni degli arti superiori o inferiori (spalla, ginocchio, caviglia). Inoltre, circa il 30% dei pazienti presenta manifestazioni sistemiche come astenia, febbricola, dimagrimento, anemizzazione. Il coinvolgimento oculare con quadri di uveite acuta è la più frequente manifestazione extrarticolare della Spondilite Anchilosante, meno spesso sono coinvolti l’apparato gastroenterico e respiratorio.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi di Spondilite Anchilosante è spesso tardiva perché i sintomi di esordio possono essere confusi con il banale “mal di schiena” tanto diffuso nella popolazione generale.

A differenza di altre patologie infiammatorie immuno-mediate, non ci sono marcatori di laboratorio caratteristici della spondilite anchilosante. Gli indici infiammatori (VES e PCR) possono essere negativi, così come sono in genere assenti il Fattore Reumatoide e gli Anticorpi antinucleo. 

Circa il 90% dei pazienti con Spondilite Anchilosante è positivo per HLA B27, molto rilevante come ausilio diagnostico ma non sufficiente né esclusivo per poter porre la diagnosi. Quest’ultima si basa su segni e sintomi clinici e sul riscontro radiografico di sacroileite. Al momento della visita si misura la capacità del paziente di flettere la colonna lombare anteriormente (test di Schoeber), poi lateralmente. Si chiede al paziente di appoggiarsi ad una parete per misurare la distanza tra l’occipite e il muro, al fine di determinare la mobilità della colonna cervicale, si valuta infine la capacità di espansione della gabbia toracica. Anche l’articolazione sacroiliaca deve essere sottoposta a palpazione e stimolata con movimenti di flessione, abduzione ed extrarotazione per evocare il dolore.

La radiografia tradizionale è spesso tra i primi accertamenti a cui viene sottoposto il paziente. Essa può mettere in evidenza un quadro di sacroileite, la caratteristica squadratura dei corpi vertebrali, dovuta all’osteite e conseguente erosione delle superfici superiore ed inferiore. L'ossificazione del legamento che collega i dischi intervertebrali dà origine ai caratteristici ponti ossei chiamati sindesmofiti, che uniscono a ponte le varie vertebre e, nelle fasi più avanzate della patologia, determinano il caratteristico quadro della colonna a canna di bambù. In una patologia nella quale la diagnosi precoce è fondamentale per prevenire una disabilità permanente, la Risonanza Magnetica Nucleare si è mostrata superiore nell’identificare alcuni segni di sacroileite e ci consente di indirizzare il sospetto prima ancora che la malattia abbia condotto ad alterazioni irreversibili.

Il coinvolgimento extrarticolare va ricercato con cura attraverso un tradizionale esame obiettivo ed eventuali successivi accertamenti di laboratorio e strumentali, che si soffermino in particolare sulla cute, sugli occhi, sull’apparato gastroenterico e cardiovascolare.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

I principali obiettivi del trattamento delle spondiloartriti assiali sono la riduzione del dolore, della limitazione funzionale e delle complicazioni associate, il miglioramento della flessibilità spinale e della postura, il mantenimento dell’abilità lavorativa. Un presidio imprescindibile, sia in caso di patologia attiva che stabilizzata, è un programma personalizzato di esercizio fisico, volto a mantenere la postura e le corrette escursioni motorie.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui gli inibitori selettivi della COX-2, sono il trattamento di prima linea per ridurre il dolore e la rigidità. Si raccomanda un trattamento continuativo o intermittente (al bisogno), laddove si manifestino effetti avversi cardiovascolari, intestinali e renali. L’impiego di corticosteroidi sistemici per lunghi periodi è da evitare, soprattutto in pazienti con grave uveite o malattia infiammatoria intestinale. La Sulfasalazina può essere utile nel caso di artrite periferica mentre il Metotressato è pressochè inefficace.

Nei pazienti i cui sintomi non sono controllati dai FANS o in cui questi provochino effetti indesiderati inaccettabili, l’impiego degli inibitori del TNF alfa è fortemente raccomandato, con tutti gli accorgimenti del caso.

Occasionalmente, possono essere praticate infiltrazioni con corticosteroidi nei pazienti con infiammazione localizzata delle articolazioni sacroiliache, entesiti, oligoartrite periferica.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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