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Esofago di Barrett

Dr. Claudio Di Nardo

Dr. Claudio Di Nardo

Chirurgo Generale Medico Chirurgo, specialista in Chirurgia Generale ed in Chirurgia Vascolare Creato il: 09/05/2024
L’esofago di Barrett (o epitelio di Barrett) è una patologia degenerativa dell’esofago, caratterizzata dalla sostituzione del normale tessuto esofageo, costituito da epitelio squamoso pluristratificato, con epitelio colonnare semplice, un tipo di tessuto simile a quello intestinale. 

Il processo tipico dell’esofago di Barrett è noto come metaplasia (ossia lo sviluppo di cellule in tessuti che non sono quelli in cui normalmente si troverebbero) ed è spesso una risposta che l’organismo ha in seguito a una lunga esposizione agli acidi contenuti nei succhi gastrici. Il nome della condizione si riferisce al medico australiano Norman Barrett, che per primo descrisse questa condizione negli anni Cinquanta.
 
Esofago di Barrett

Cause Cause

L’esofago di Barrett è generalmente associato a malattie da reflusso gastroesofageo; infatti, la risalita dei succhi gastrici, contenenti acido cloridrico, danneggia l’epitelio dell’esofago. 
Secondo alcune teorie, questa sollecitazione costante può indurre le cellule staminali presenti nel tessuto dell’esofago a differenziarsi non più nelle cellule di epitelio squamoso, che normalmente è quello presente nella mucosa, ma nelle cellule di epitelio colonnare semplice, che tipicamente costituisce la mucosa interna dell’intestino. Le cellule di epitelio colonnare sono infatti più resistenti all’acidità dei succhi gastrici e quindi la loro produzione può aiutare a contenere le lesioni legate all’acidità che risale dallo stomaco. 

I fattori di rischio principali per l’esofago di Barrett sono, oltre alla malattia da reflusso gastroesofageo:
 
  • familiarità per la condizione;
  • fattori individuali, in quanto gli uomini e le persone di etnia caucasica sono generalmente più esposti alla malattia;
  • età avanzata, in quanto si è osservato che con l’avanzare dell’età l’incidenza aumenta;
  • sovrappeso e obesità, in quanto il grasso addominale può favorire la comparsa del reflusso, condizione spesso scatenante dell’esofago di Barrett;
  • consumo di alcol e fumo, in quanto possono contribuire a indebolire lo sfintere esofageo, favorendo il reflusso. 

Sintomi Sintomi

Gli individui affetti da esofago di Barrett possono manifestare vari sintomi, ma questi sono generalmente indipendenti dalla condizione, che invece è generalmente asintomatica. I sintomi, di solito correlati alla malattia gastrica che ha causato la condizione che stiamo trattando, possono includere:
 
  • bruciore di stomaco, legato al reflusso gastro-esofageo solitamente presente con l’esofago di Barrett;
  • rigurgiti acidi, che comporta la sensazione di un sapore acido in bocca;
  • dolore sotto lo sterno, spesso più intenso quando si mangia;
  • difficoltà a deglutire (disfagia), generalmente dovuta dal restringimento del canale esofageo in seguito alla sostituzione dell’epitelio;
  • nei casi più seri, tracce di sangue nel vomito, dovuto a un sanguinamento presente nell’esofago.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi di esofago di Barrett viene posta da uno specialista gastroenterologo. In genere, un sospetto diagnostico può essere indotto soprattutto se il paziente, all'anamnesi, riferisce una storia clinica di reflusso gastroesofageo.  

Per ottenere una diagnosi precisa, nello specifico, è necessario lo svolgimento di una esofago-gastro-duodenoscopia, un esame durante il quale un sottile tubo flessibile con una telecamera alla fine viene inserito nell’esofago. 

Sempre durante l’esame endoscopico, vengono anche prelevati dei campioni di tessuto da sottoporre a esame istologico (biopsia esofagea), in modo da poter individuare l’epitelio colonnare presente e ottenere informazioni sulla gravità della condizione.
 
Esofago di Barrett

Rischi Rischi

L’esofago di Barrett è una condizione seria, in quanto è indicata spesso come una condizione precancerosa per l’adenocarcinoma esofageo, ossia una forma di cancro del tessuto dell’esofago aggressiva. Infatti, l’epitelio colonnare che si forma nell’esofago può arrivare a riprodursi in modo incontrollato, dando luogo a una displasia (ossia a una proliferazione incontrollata) che può evolvere verso il tumore vero e proprio. 

Il rischio che l’esofago di Barrett evolva in adenocarcinoma è inferiore all’1% per anno ma se la condizione non viene trattata e si aggrava, il rischio può aumentare anche di dieci volte.  
 

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

In genere, il trattamento dell’esofago di Barrett consiste, innanzitutto, nel contenimento del reflusso gastro-esofageo, che viene ottenuto solitamente per via farmacologica con la prescrizione di farmaci inibitori della pompa protonica, che hanno il ruolo di inibire la produzione di acido all’interno dello stomaco, riducendo il danno legato al reflusso e la sintomatologia associata. 

A questi trattamenti, poi, è bene associare anche uno stile di vita che prevenga, o almeno non aggravi, il reflusso stesso; in particolare, è molto utile adottare delle correzioni come:
 
  • ridurre i grassi assunti;
  • evitare pasti eccessivamente abbondanti;
  • evitare di distendersi appena dopo mangiato;
  • evitare fumo e alcol.
In alcuni casi, il reflusso gastroesofageo può anche essere risolto con procedure chirurgiche che consentono di contenere la risalita dei succhi gastrici verso l’esofago. Per l’esofago di Barrett, invece, si seguono due possibili approcci, che sono dipendenti dall’entità della metaplasia:
 
  • nelle displasie lievi, l’approccio standard consiste nel monitoraggio dell’esofago ogni 1-3 anni mediante esame endoscopico e, se necessario, biopsia del tessuto. Questa metodica consente, infatti, di ottenere informazioni sull’estensione della mutazione cellulare e permette di tenere sempre sotto controllo la sua evoluzione;
  • nelle forme gravi di displasia si può procedere all'asportazione chirurgica del tessuto anomalo o direttamente alla sua distruzione (ablazione) per via endoscopica tramite laser o radiofrequenze.
L’intervento chirurgico è in genere poco invasivo e chi vi si sottopone può ricominciare a mangiare normalmente dopo pochi giorni. Tuttavia, nel post-operatorio è preferibile consumare pasti più piccoli ma più frequenti (circa 5/6 al giorno) per qualche mese, in modo da non sottoporre stomaco ed esofago a forti stress che possono rendere più grave il reflusso. 
 

Bibliografia

  • Bujanda DE, Hachem C. Barrett's Esophagus. Mo Med. 2018 May-Jun;115(3):211-213.
  • Bird-Lieberman EL, Fitzgerald RC. Barrett's esophagus. Gastroenterol Clin North Am. 2008 Dec;37(4):921-42, x.
  • Falk GW. Barrett's esophagus. Gastroenterology. 2002 May;122(6):1569-91.

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