Ernia inguinale

Prof. Stefano Arcieri   A cura del Prof. Stefano Arcieri

Cos'è Cos'è

L’ernia inguinale è la più frequente di tutte le ernie della parete addominale rappresentando circa il 75% di queste ed arrivando ad interessare il 10% della popolazione generale.

Per ernia inguinale si intende la protrusione di tessuti o organi intraddominali attraverso una zona di debolezza del tessuto fibro – muscolo - fasciale che compone il canale inguinale. Le strutture contenute all’interno dell’addome si fanno strada attraverso i muscoli indeboliti che costituiscono il pavimento del canale inguinale e protrudono al suo interno.

Il canale inguinale è attraversato da strutture che devono raggiungere organi localizzati al di fuori della cavità addominale, il funicolo spermatico nell’uomo e il legamento rotondo nella donna. Il passaggio alla stazione eretta ha portato allo stiramento trasversale e longitudinale dei muscoli a causa dell’allargamento del bacino osseo, creando una zona di debolezza costituzionale.

Il canale inguinale è da considerarsi come un tunnel con un’entrata che corrisponde all’orifizio inguinale interno ed un’uscita che corrisponde all’orifizio inguinale esterno in corrispondenza del pube.

Gli elementi che caratterizzano la presenza di un’ernia sono: l’orifizio o porta erniaria attraverso il quale fuoriesce il viscere; il colletto che rappresenta i margini della porta erniaria ed il sacco erniario che rappresenta la membrana peritoneale che avvolge il viscere che si impegna nel canale inguinale.

Cause Cause

Esistono fattori di rischio e condizioni predisponenti per lo sviluppo dell’ernia inguinale. Il sesso maschile, a causa di una conformazione anatomica più larga del canale inguinale attraverso il quale passano strutture vascolari e funzionali per il testicolo, è più predisposto all’insorgenza di questa patologia rispetto al sesso femminile; inoltre il sesso maschile è più soggetto alle cosiddette ernie “congenite”, in quanto il funicolo spermatico ed i due testicoli, partendo da una posizione intra - addominale, scendono, migrano attraverso il canale inguinale nello scroto, lasciando a volte una porzione di tessuto particolarmente debole della parete addominale. Le ernie congenite sono frequenti anche nei neonati prematuri i quali vanno incontro a difetti di formazione della parete del canale inguinale.

Le cause predisponenti sono date da tutte quelle condizioni in cui vi è un aumento della pressione intraddominale come può essere la stitichezza, i disturbi urinari, l’ipertrofia prostatica, le patologie respiratorie con tosse cronica, la gravidanza e l’obesità che predispongono allo sfiancamento della parete e lo sviluppo dell’ernia inguinale.

Sintomi Sintomi

Benché sia una patologia benigna, l’ernia inguinale non deve essere mai sottovalutata in quanto può essere una patologia molto insidiosa. La sintomatologia è un reperto soggettivo e occasionale. Si presenta per lo più come una tumefazione che può essere più o meno riducibile anche spontaneamente, associata ad una sensazione di peso e/o fastidio tale, a volte, da rendere impossibile o fastidioso lo svolgimento delle normali attività quotidiane e la stazione eretta prolungata; altre volte in seguito ad uno sforzo si verifica un improvviso dolore trafittivo e il paziente lamenta un dolore acuto che può irradiarsi al testicolo omolaterale o in sede sopra e retrobubica.

Altre volte invece l’ernia inguinale risulta del tutto asintomatica. In alcune circostanze, soprattutto negli sportivi, l’ernia inguinale può essere facilmente confusa con una patologia osteoarticolare come la cosiddetta “pubalgia” ossia una condizione caratterizzata da dolore in regione inguinale dovuta ad uno stato infiammatorio delle strutture muscolo tendinee della regione pubica, o viceversa. 

Diagnosi Diagnosi

Le ernie inguinali vengono classificate da un punto di vista chirurgico in ernie dirette ed ernie indirette: in quest’ultime, le più frequenti, il sacco erniario penetra “indirettamente” attraverso l’anello interno del canale inguinale lateralmente ai vasi epigastrici e possono essere sia congenite o acquisite; nelle ernie “dirette “ invece si ha la penetrazione del sacco erniario direttamente attraverso il pavimento del canale inguinale e sono comunemente associate a sforzi fisici, sollevamento di carichi pesanti e tosse cronica che vanno a sfiancare le strutture muscolari.

Per la diagnosi è spesso più che sufficiente un accurato esame clinico durante il quale lo specialista chirurgo esamina il paziente in piedi e supino. Nel dubbio diagnostico, l’ecografia rappresenta l’esame strumentale principale, utile anche negli individui particolarmente obesi nei quali non si riesce ad individuare con sicurezza la porta erniaria.

Rischi Rischi

In alcune occasioni, soprattutto nelle ernie di grosse dimensioni con il colletto ristretto a causa di fenomeni infiammatori, l’ernia può andare incontro a temibili complicanze tra cui lo strozzamento nel quale l’asse vascolare del viscere erniato viene compresso dal colletto fibrotico determinando la necrosi delle strutture e richiedendo un intervento in urgenza.

E ancora, non è detto che ernie di piccole dimensioni siano meno pericolose di quelle più voluminose. Infatti nelle ernie di modeste dimensioni è più difficile che strutture od organi addominali possano fuoriuscire, ma allo stesso modo una volta erniate possono avere difficoltà a rientrare spontaneamente.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

La terapia dell’ernia inguinale è esclusivamente chirurgica. È necessaria per scongiurare il peggioramento nel tempo dello stato locale e per evitare lo sviluppo di complicanze come lo strozzamento o l’incarcerazione che possono mettere a rischio la vita del malato.

È oramai sconsigliato e fanno parte solo della storia, l’uso di cinti erniari o di supporti contenitivi in quanto inefficaci e potenzialmente pericolosi.

La moderna chirurgia dell’ernia inguinale, ha visto come padre fondatore Edoardo Bassini, chirurgo Italiano divenuto famoso grazie alla descrizione dell’omonimo intervento, il quale realizzò il 24 dicembre 1884 il primo intervento di ernioplastica ricostruendo la parete posteriore del canale inguinale, suturando le strutture muscolo aponeurotiche che lo compongono. Da allora la tecnica chirurgica si è evoluta progressivamente fino ad arrivare all’utilizzo di protesi costituite da materiale sintetico perfettamente riconosciuto ed accettato dal nostro organismo. Per la riparazione del difetto parietale questi biomateriali si integrano perfettamente nell’ospite, rinforzando la parete inguinale e riducendo in modo considerevole il tasso di recidive.

L’intervento chirurgico può essere eseguito in regime di day surgery in anestesia loco regionale praticando un’incisione di pochi centimetri nella regione inguinale in corrispondenza dei peli pubici, per cui facilmente nascosta, che comunque permette di arrivare agevolmente all’interno del canale inguinale andando a riparare per piani il difetto anatomico della parete.

Nei casi più complessi come ernie bilaterali e/o recidive, è legittimata la riparazione con tecnica ”laparoscopica“ che prevede una anestesia generale e andando a correggere il difetto parietale dall’interno della cavità addominale.

In entrambi i casi la degenza postoperatoria è estremamente breve 1, 2 giorni. A distanza di 20 giorni circa si ha la completa guarigione con il ritorno alle normali attività quotidiane anche quelle sportive. I tassi di recidiva sono estremamente bassi e si aggirano tra il 4 e 7%.

L’ernioplastica inguinale rappresenta l’intervento chirurgico più eseguito al mondo secondo le ultime stime statistiche.

Nel post operatorio anche se raramente, possono verificarsi alcune complicanze locali e generali. La complicanza più frequente è rappresentata dalla formazione del cosiddetto “sieroma” ossia un accumulo nel sito chirurgico di siero legato alle manovre chirurgiche di dissezione e dalla stimolazione suscitata dalla presenza della protesi: questa complicanza è significativamente più alta per le tecniche laparoscopiche ma scompare per la maggior parte spontaneamente entro 6-8 settimane. Altre possibili complicanze sono rappresentate dall’infezione del sito chirurgico (1-3%), dalla formazione di ematomi, dalla migrazione e rigetto della protesi che tuttavia rappresentano un’eventualità rarissima, ed infine, ma molto importante, il dolore cronico e le parestesie legate alla lesione o intrappolamento delle strutture nervose che decorrono nel canale inguinale che anch’esse tendono a risolversi spontaneamente.

La standardizzazione delle tecniche chirurgiche e l’affidabilità dei materiali protesici utilizzati ha permesso di ridurre sia le complicanze operatorie che la frequenza delle recidive che comunque permangono più alte quando ci si trova ad operare in condizioni di urgenza in presenza di ernie strozzate.

Prof. Stefano Arcieri
A cura del Prof. Stefano Arcieri
Chirurgo Proctologo
Prenota una visita

I tuoi Medici preferiti

Caricamento...