Ascesso perianale

Dr. Alberto Buonanno   A cura del Dr. Alberto Buonanno

Cos'è Cos'è

L'ascesso perianale è la fase acuta di una infezione del canale anale che ha origine dalle ghiandole di Hermann e Defosses, situate a pochi centimetri di distanza dal margine anale.

Si tratta quindi di una patologia infettiva e infiammatoria, che se trascurata o non trattata correttamente, può portare a gravi conseguenze. La fase cronica, seguente un ascesso perianale, viene denominata "fistola anale".

Cause Cause

A livello di letteratura internazionale la stipsi o una difficoltosa evacuazione delle feci viene riconosciuta come causa principale di questa patologia, a causa del ristagno prolungato di feci all'interno del retto e del canale anale, con conseguente flogosi delle ghiandole anali sovracitate. Il processo infettivo passa attraverso gli strati di parete del canale anale, arrivando nei tessuti sottocutanei fino alla cute dove si raccoglie sotto forma di cavità a contenuto purulento (per migrazione batterica intestinale).

Recenti studi hanno inoltre affermato che un ipertono dello sfintere anale interno, che si verifica in condizioni psico-fisiche sfavorevoli, come nelle situazioni di stress psico-fisico, può agire come concausa nella formazione degli ascessi perianali.

Infine una scarsa igiene intima perianale può tuttoggi essere causa della formazione degli ascessi, soprattutto nei pazienti anziani allettati con associata incontinenza fecale, dovuta a mancato funzionamento dell'apparato sfinteriale.

Sintomi Sintomi

Il sintomo più evidente è sicuramente la comparsa di una tumefazione intorno al margine anale che al tatto appare duro-elastica, calda, rosso-violacea e molto dolente, associato ad intenso dolore perianale alla palpazione della tumefazione; tali sintomi possono essere accompagnati da secrezione purulenta fuoriuscente dal canale anale, o dalla parziale fistolizzazione dell'ascesso (apertura spontanea).

Possono esserci inoltre iperpiressia, astenia, anoressia, ematochezia e difficoltà alla defecazione.

Diagnosi Diagnosi

La maggior parte delle volte la diagnosi è clinica in quanto, ad una visita proctologica, si apprezza immediatamente il rossore e la tumefazione dell'ascesso, che nella maggior parte delle volte è sempre molto dolente anche soltanto allo sfioramento della mano.

Negli ultimi anni l'ecografia endoanale tridimensionale ha posto un punto fermo nella diagnosi di queste patologie. In questi casi è risultata molto più attendibile rispetto a TC e RM, raggiungendo la soglia di specificità e sensibilità entrambi vicine al 100%.

È sempre consigliabile l'esecuzione di una ecografia endoanale preoperatoria (ove disponibile), in quanto in molti casi è possibile diagnosticare la contemporanea presenza di un tramite fistoloso interno, comunicante con il canale anale.

Rischi Rischi

Se un ascesso perianale non viene trattato nel più breve tempo possibile, il paziente rischia di andare incontro ad uno stato di sepsi che potrebbe a sua volta portarlo ad uno shock settico ed infine al decesso.

Sono situazioni alquanto rare ma è bene ricordare che l'ascesso perianale è comunque una patologia infettiva e, nella maggior parte dei casi, il trattamento deve essere chirurgico e tempestivo, onde evitare inutili sofferenze al paziente.

Si è visto che negli ascessi in fase molto iniziale talvolta la terapia antibiotica a largo spettro può rallentare il processo, ma il trattamento chirurgico in urgenza rimane ad oggi la scelta migliore.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento di scelta dell'ascesso perianale è quasi sempre l'intervento chirurgico, che consiste nell'effettuare una incisione con il bisturi in corrispondenza della tumefazione per permettere al pus di uscire all'esterno; l'incisione deve essere abbastanza ampia (almeno due dita secondo gli anglosassoni) al fine di permettere di eseguire le successive medicazioni senza eccessivo dolore. Talvolta, se all'interno della cavità ascessuale si sono formati dei tralci di fibrina, viene delicatamente eseguita una "digitoclasia", per ampliare la cavità ascessuale e permettere una cicatrizzazione più efficace. Vengono eseguiti, infine, numerosi lavaggi con H2O2, soluzione fisiologica e Betadine, al fine di ripulire e disinfettare la cavità residua e per ultimo la cavità residua viene zaffata con una garza che verrà sostituita quotidianamente. Talvolta può essere presente in contemporanea un orifizio fistoloso interno visibile (20% circa dei casi): in questo caso è opportuno introdurre delicatamente uno specillo nel tramite fistoloso e passare un filo non assorbibile, detto "setone" come repere della fistola.

Il paziente la sera dell'intervento si può alimentare e la mattina dopo, salvo complicanze, viene medicato e dimesso al suo domicilio. Effettuerà una serie di medicazioni in ambulatorio chirurgico, ove verrà osservata la progressiva guarigione della ferita fino a chiusura completa della cavità ascessuale.

Nel caso in cui nei mesi successivi si dovesse osservare una chiusura della cavità ma la contemporanea formazione di un orifizio fistoloso esterno secernente, si passerà alla fase successiva ovvero quella della "fistola anale" o fase cronica. A tal punto verrà proposto al paziente il trattamento chirurgico definitivo, ovvero la fistulectomia, che consiste nell'asportazione completa del tunnel infiammatorio che ha dato origine al processo infettivo stesso.

D'altronde già Aristotele, più di 2000 anni fa scriveva "Ubi pus, ibi evacua" ovvero "dove c'è il pus deve essere portato fuori".

Dr. Alberto Buonanno
A cura del Dr. Alberto Buonanno
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