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Dita a martello

Dr. Vincenzo Verduci

Dr. Vincenzo Verduci

Ortopedico Medico Chirurgo, specialista in Ortopedia e Traumatologia Creato il: 01/12/2017 Ultimo aggiornamento: 21/09/2023

Il dito a martello, chiamato anche dito "in griffe", è una patologia frequente, che interessa soprattutto il secondo dito del piede, spesso in associazione all'alluce valgo. Può, tuttavia, manifestarsi anche da sola e interessa sovente simultaneamente più dita del piede.

Consiste in un atteggiamento di flessione dell'articolazione interfalangea prossimale (comunemente detta la prima "nocca" del dito), associata a un atteggiamento in estensione dell'articolazione metatarso-falangea (per intenderci, quella da cui inizia l'intero dito).

Il dito a martello è più diffuso nelle donne e la sua incidenza aumenta all'aumentare dell'età dei pazienti, arrivando al 44,5% negli over 75. In questi anziani, soprattutto, il dito a martello si correla a una minor capacità deambulatoria, qualità di vita peggiore e un aumento significativo del rischio di cadute.

In un primo tempo, la deformità del dito è solo posizionale e correggibile, in maniera facile, manualmente (deformità riducibile). Successivamente, con il passare del tempo, le articolazioni si irrigidiscono e i tendini si retraggono (deformità semi-riducibile), rendendo infine la deformità permanente e non più riducibile.

Dita a martello

Cause Cause

La causa è di solito riconducibile ad una funzione muscolare alterata su un piede già predisposto alla patologia del dito a martello. Nella maggior parte dei casi, è una conseguenza dell'insufficienza dell'alluce, come si può osservare nei casi associati ad alluce valgo o di altre patologie del I° raggio.

La posizione scorretta, nel tempo, determina una pressione eccessiva sulla testa del corrispondente metatarsale che viene spinta verso il basso con possibile alterazione del carico e comparsa di dolore tipo metatarsalgia plantare.

Una causa scientificamente dimostrata può essere anche il piede cavo.

Fattori di rischio riconosciuti sono il sesso femminile, l'età avanzata e l'obesità.

Sintomi Sintomi

Il dito interessato si presenta atteggiato in flessione alla articolazione interfalangea prossimale, con una più o meno importante estensione della articolazione metatarso-falangea. Mentre in un primo tempo la deformità è plastica e riducibile manualmente, con il passare del tempo diventa rigida e strutturata.

Sulla parte dorsale del dito, a livello della articolazione IFP, si formano, per fenomeni di attrito con la calzatura, callosità e borsiti, con dolore locale e segni di infiammazione. Molto spesso, sono presenti dolore e callosità alla pianta in corrispondenza della testa metatarsale.

Diagnosi Diagnosi

Le dita a martello sono diagnosticate mediante visita specialistica ortopedica, completata da una radiografia sotto carico di entrambi i piedi, di aiuto per confermare e documentare la patologia. Ciò anche al fine di pianificare l'approccio terapeutico migliore.

L'ortopedico valuta manualmente anche se si tratta di una deformità riducibile o non riducibile, essendo due diverse fasi della patologia.

Rischi Rischi

Se non dovesse essere curata per tempo, la deformità può aggravarsi fino a una completa insufficienza funzionale delle dita atteggiate a martello, con crescente dolore tipo metatarsalgia plantare, callosità più estese, possibili ulcere cutanee e deformità associate delle altre ossa dell'avampiede.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Inizialmente, possono venire tentate una terapia farmacologica per il dolore, associata a protezioni in silicone su misura per il trattamento conservativo. Dietro valutazione podologica, possono essere applicate anche scarpe con una calzata più ampia e plantari con supporto metatarsale retrocapitato.

La terapia conservativa può anche prevedere una fisioterapia mirata sullo stretching delle strutture plantari metatarso-falangee ed esercizi per la muscolatura intrinseca. 

In gran parte dei casi va detto che, nonostante le terapie farmacologica e ortesica, la patologia progredisce ugualmente sino a richiedere un trattamento chirurgico.
La correzione delle dita a martello, quando la deformità è non riducibile (caso più frequente) può essere risolta tramite un intervento chirurgico in cui si sezionano i tendini retratti, si rimodellano le salienze ossee anomale e si effettua una plastica dell'articolazione affetta, mediante un riallineamento delle falangi, di solito stabilizzata con un filo metallico di circa 1 mm di diametro (filo di Kirschner) che viene poi rimosso a 5-6 settimane dall'intervento.

Nei casi in cui si associ sublussazione dell'articolazione metatarso-falangea, si provvede anche a una osteotomia di accorciamento del metatarso (la più utilizzata è l'osteotomia di Weil).

L’intervento ha una durata di circa 15 minuti ed è effettuato in anestesia locale, quindi il ricovero è in regime di Day Surgery (ossia, dura solo un giorno e non è necessario il pernottamento).
Dopo l’intervento, il paziente può da subito camminare, calzando una specifica scarpa ortopedica per lo scarico dell'avampiede, che andrà usata per i primi 30 giorni dall’intervento. Al piede, inoltre, andrà anche mantenuto un bendaggio, rinnovato periodicamente dall'ortopedico in occasione delle medicazioni post-operatorie.

Dopo aver rimosso il filo di Kirschner, a cinque settimane, il paziente può riprendere le sue regolari attività quotidiane e lavorative.

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