Emorroidi

Ultimo aggiornamento: 11/06/2026
Le emorroidi sono cuscinetti venosi situati all’interno del canale anale che permettono, al momento dell’evacuazione, un “accompagnamento” non-traumatico del cilindro fecale dall’interno del retto all’esterno.

Svolgono, inoltre, un ruolo nel mantenimento della continenza, offrendo agli un cuscinetto elastico che si modella sul canale rendendolo impermeabile.

Per un meccanismo non ancora del tutto conosciuto, (la principale causa o eziopatogenesi rimane ancora non chiara) tali vene o cuscinetti venosi possono andare incontro a vari di tipi di complicanze che si inquadrano in una condizione morbosa definita come Malattia Emorroidaria.

Approfondimenti

Cause Cause

Le emorroidi possono essere primitive o secondarie ad altre patologie. Possono essere interne, se si manifestano a carico delle vene al di sopra della linea dentata, oppure esterne, se interessano le vene emorroidarie inferiormente alla linea dentata, determinando la presenza di emorroidi cosiddette esterne, o ancora determinare un quadro misto.

Non è nota l’esatta causa della manifestazione delle emorroidi primitive. Esse, verosimilmente, sono determinate da una copresenza di vari fattori, tra cui:
 
  • una debolezza costituzionale ed eventualmente ereditaria della parete venosa;
  • l’assenza di efficaci meccanismi di deflusso venoso, come un prolungato ipertono dello sfintere, che diminuisce la possibilità di svuotamento delle vene, attraverso la parete muscolare del canale anale;
  • aumento della Pressione Venosa nel circolo Portale (Insufficienza epatica);
  • aumento della Pressione Addominale ed intra-addominale (Gravidanza).
  • la stipsi cronica;
  • l’obesità.
Discorso diverso per le emorroidi secondarie, per lo più interne, per le quali è nota la fisiopatologia. Queste sono, in genere, l’espressione di condizioni patologiche, dove è presente un ostacolo al flusso venoso portale, come nella cirrosi epatica. Di solito, nelle forme secondarie, le emorroidi rappresentano una condizione stabile nel tempo. In quelle primitive, invece, sono intermittenti, alternandosi a periodi di assoluto benessere.

Vi sono, inoltre, anche concause ed abitudini di vita che ne favoriscono la comparsa:
 
  • mantenimento protratto della posizione eretta;
  • sforzi fisici addominali protratti;
  • vitto povero in fibre;
  • alimentazione povera di liquidi;
  • sedentarietà eccessiva;
  • sovrappeso;
  • abuso di alcool, tabacco, spezie.

Sintomi Sintomi

Le emorroidi possono manifestarsi con sintomi differenti in funzione delle complicanze a cui danno vita e che determinano. Per essere chiari, ad ogni complicanza emorroidaria si associa uno o più sintomi:
 
  • dolore acuto anale, si presenta in presenza di una trombosi emorroidaria acuta. La trombosi è una complicanza delle emorroidi. Vi è la comparsa di una trombosi (coagulazione del sangue presente all’interno della vena emorroidaria) che si osserva quando il gavocciolo venoso viene “strozzato” all’esterno dell’ano ed il sangue non riesce a defluire;
  • insanguinamento anale, si presenta quando il gavocciolo venoso congesto e repleto di sangue si rompe dando vita al sanguinamento (che avviene sia spontaneamente, sia in occasione dell’evacuazione);
  • presenza di noduli anali esterni e di prolasso, si verifica quando cronicamente le vene emorroidarie e la mucosa ano-rettale prolassano esternamente (fuoriescono) e non riescono più a rientrare;
  • bruciore e prurito anale, si presentano quando alle emorroidi si associa la presenza di una ragade anale (si veda il paragrafo dedicato). Sono determinati dall’irritazione provocata dall’esposizione della sottomucosa o del muscolo al transito delle feci per effetto della fissurazione della mucosa. La ragade non è, infatti, altro che una ulcerazione o fissurazione della mucosa anale. Il prurito è conseguenza della perdita involontaria (soiling) di muco anale, tale secrezione possiede PH acido e tende ad irritare la cute perianale causando anche severe dermatiti perianali;
  • tenesmo, presenza di continuo stimolo evacuatorio anche dopo l’evacuazione stessa. Esso è, infatti, conseguenza della presenza delle emorroidi congeste all’interno del canale anale che simulano, per ingombro, la presenza delle feci.
I sintomi sopra riportati sono caratteristici della patologia emorroidaria, ma non specifici. Ciò vuol dire che altre patologie possono manifestarsi con gli stessi sintomi. È importante, quindi, non trascurare un sanguinamento anale. Quest’ultimo, anche in presenza di ben chiare emorroidi, può essere il segnale di ben più gravi patologie. Per essere sufficientemente chiari, una delle principali cause del ritardo diagnostico di un tumore del colon o del retto, in presenza di un sanguinamento anale, è rappresentato dall’impropria attribuzione del sanguinamento stesso alla patologia emorroidaria.

Le emorroidi si classificano in:
 
  • I grado: emorroidi interne;
  • II grado: emorroidi che fuoriescono esternamente al ponzamento ed alla defecazione, ma “rientrano” spontaneamente al termine della stessa;
  • III grado: emorroidi esterne che rientrano sono con manovra manuale o digitale;
  • IV grado: emorroidi complicate (trombosi, prolasso, ecc).

Diagnosi Diagnosi

La visita proctologica, chirurgica e specialistica in particolar modo, con l’ausilio dell’ano/rettoscopia permettono di fare corretta diagnosi e diagnosi differenziale.

Tutti i pazienti studiati per lesioni anorettali dovrebbero essere sottoposti in una fase successiva a colonscopia per poter escludere:
 
  • polipi;
  • neoplasie;
  • malattie infiammatorie croniche intestinali.
Questa raccomandazione diviene particolarmente stringente per gli individui di età superiore ai 40 anni.
 
Approfondimento del Dr. Carlo Somaglino

Come si esegue la visita proctologica per le emorroidi


Per una corretta valutazione delle emorroidi è necessario eseguire una visita proctologica, che comporta:
 
  • anamnesi: consiste nella valutazione dei sintomi descritti dal paziente: tipo di disturbi, presenza di sanguinamento o dolore, regolarità nell’evacuazione, stili di vita, gravidanze, terapie eseguite, eventuali altre malattie del paziente;
  • visita vera e propria, cioè esame obiettivo dell’addome per valutare se sono presenti tumefazioni del fegato e addominali, ingrandimento dei linfonodi inguinali e nell’esame obiettivo dell’ano completato dalla esplorazione rettale e dall’anoscopia;
  • ispezione anale, che serve per vedere se ci sono segni di infezione perianale, emorroidi esterne o prolasso della mucosa e di eventuali emorroidi interne, oppure se l’ano è deformato da precedenti malattie o interventi, la presenza di dermatiti;
  • esplorazione rettale, che consiste nell’introduzione del dito nel retto per percepire il tono dello sfintere anale e l’entità delle emorroidi interne ed evidenziare se ci sono polipi del canale anale e del retto distale, eventuali tumori, sangue nell’ampolla rettale ed il tipo di tracce di feci, viene anche apprezzata la consistenza ed il volume della prostata. Con questa manovra è possibile nella donna valutare l’eventuale presenza di tumefazioni uterine che appoggiano sul retto e il rettocele;
  • anoscopia, che consiste nell’introduzione di un tubo di plastica di alcuni centimetri di lunghezza con una illuminazione che consente di vedere direttamente i reperti sopra descritti; con questo strumento è possibile anche eseguire la legatura elastica delle emorroidi o eseguire biopsie quando necessario.

Rischi Rischi

Parallelamente alla sintomatologia tipica, possono collegarsi altri sintomi correlati alla comparsa di complicazioni. I principali sono:
 
  • strozzamento: le emorroidi prolassate possono diventare irriducibili, per via dell’ipertono sfinteriale, con conseguente edema importante fino a renderne impossibile la loro riduzione. In questo modo, le emorroidi vanno incontro a strozzamento, con dolore acuto nella regione perianale;
  • trombosi: si manifesta, invece, con noduli emorroidari dolenti, di consistenza dura e colorito nerastro, che possono andare incontro ad una ulcerazione del gavocciolo stesso o ancora alla insorgenza di ascessi perianali o risolversi spontaneamente, lasciando come residuo, nel tempo, un eccesso di cute a livello perianale, che prende il nome di marisca.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Per le emorroidi di I e II grado il trattamento è conservativo. Un cambiamento delle abitudini di vita, comportamenti igienico-alimentari appropriati e l’uso eventuale di integratori di fibre, permettono un miglioramento della patologia o l’aggravamento della stessa. L’alimentazione ricca di fibre, associata al consumo di ampi volumi di acqua, l’integrazione alimentare di fibre vegetali purificate o di blandi lassativi o, ancora di procinetici per correggere una eventuale stitichezza, ma anche l’abbandono della sedentarietà, la perdita di peso e l’interruzione di attività favorenti la comparsa delle complicanze, sono tutti i migliori “trattamenti” delle emorroidi di I e II grado. 

In presenza di sanguinamento, tuttavia, non trascurate il sintomo e, anche se il sanguinamento tende a regredire, consultate il vostro medico di base. Nell’episodio acuto o crisi emorroidaria è, tuttavia, necessario integrare una terapia farmacologica adeguata e differenti trattamenti sistemici o locali sono presenti sul mercato.

Per le emorroidi di III e IV grado il trattamento è chirurgico e - solo temporaneamente - farmacologico per la cura dell’episodio acuto. 

Approcci mininvasivi come la THD (Transanal Hemorroidal Dearterialization) permettono ottimi risultati senza creare ferite, riducendo così le complicanze post-chirurgiche.
 
Approfondimento del Prof. Stefano Arcieri

Il trattamento chirurgico delle emorroidi

Per le emorroidi di gradi successivi, fino al terzo, è indicata:
 
  • la scleroterapia che può essere eseguita ambulatorialmente. Si tratta di un’iniezione di una sostanza sclerosante, nella sottomucosa del canale anale; 
  • la legatura elastica con l’applicazione di un anello elastico a livello dei gavoccioli emorroidari;
  • crioterapia: consiste nell’applicazione di una sonda che emana un freddo intenso che comporta la necrosi del tessuto su cui viene applicata, ha una discreta efficacia ma può verificarsi una diffusione del danno da freddo anche oltre la sede desiderata con conseguente cicatrice retraente;
  • la fotocoagulazione a raggi infrarossi, che permette la termo-ablazione delle emorroidi.
Queste metodiche, tuttavia, sono inficiate da un certo grado di recidiva.

Le emorroidi di III grado, in presenza di complicanze, così come quelle di IV, richiedono necessariamente il trattamento chirurgico, che prevede diversi approcci:
 
  • l’emorroidectomia convenzionale di tipo escissionale, che è indicata nel IV grado, ma anche in urgenza, in caso di strozzamento e trombosi. Tale trattamento consiste nella rimozione dei gavoccioli emorroidari prolassati, in maniera definitiva;
  • l’emorroidopessi con suturatrice meccanica (tecnica di Longo), che consiste nell’asportazione circonferenziale di una striscia di mucosa prolassata, a circa 3 - 4 centimetri dalla linea pettinata. Questo trattamento è indicato per il III grado;
  • la legatura dell’arteria emorroidaria doppler – guidata, con la quale è possibile interrompere l’afflusso di sangue alle emorroidi, mediante l’applicazione di punti emostatici di sutura.
Questi interventi sono eseguibili in regime di day – hospital, in anestesia loco – regionale. Presentano, inoltrano, bassi tassi di complicanze, in virtù della standardizzazione delle tecniche chirurgiche. Il decorso post – operatorio, tuttavia, può variare in base alla tecnica usata:
 
  • l’emorroidectomia escissionale, pur presentando un tasso basso di complicazioni, sia nell’immediato che a distanza di tempo, si contraddistingue per un dolore maggiore nel post – operatorio. Ciò avviene perché l’escissione delle emorroidi lascia delle ferite, che guariscono per seconda intenzione, nel giro di 15 - 20 giorni;
  • l’emorroidopessi, pur facendo registrare un grado di dolore post – operatorio inferiore, rispetto alla tecnica escissionale, presenta maggiori complicanze. Tra queste, vanno annoverate fistole e ascessi perianali, infezioni, fino a restringimenti del canale anale; 
  • la legatura dell’arteria emorroidaria presenta maggiori tassi di recidive, pur essendo verosimilmente assente il dolore postoperatorio.
Il ritorno alle consuete attività di tutti i giorni avviene, generalmente, nel giro di poche settimane. 
 
Approfondimento del Dr. Roberto Rossi

Il trattamento chirurgico mediante Transanal Hemorroidal Dearterialization (THD)

Negli ultimi anni del XX secolo è stata introdotta una tecnica che prevede una resezione della mucosa muco emorroidaria con una suturatrice meccanica (l’intervento è conosciuto per lo più col nome del suo ideatore "Intervento di Longo".  Il vantaggio è una netta riduzione del dolore post- operatorio e una conseguente più rapida ripresa delle normali attività.

La rivoluzionaria novità del trattamento di questa invalidante patologia è data dall’introduzione della chirurgia mininvasiva che consente di operare la Malattia Emorroidaria con ottimi risultati e senza creare ferite di nessun tipo che sono la causa del dolore e delle altre complicazioni post-chirurgiche.

Il metodo si chiama THD acronimo che significa Transanal Hemorroidal Dearterialization. Esso si basa sulla legatura selettiva dei sei rami terminali della arteria rettale superiore che apportano il sangue ai cuscinetti emorroidari la cui dilatazione eccessiva causa la malattia con le sue complicazioni (dolore, senso di peso, sanguinamento e talvolta prolasso). Tali arterie che nell’individuo normale hanno un calibro di meno di 1 mm, nel paziente con malattia sono di ampiezza doppia.

Per eseguire l’intervento viene usato una speciale apparecchiatura collegata ad una sonda doppler che consente di individuare ciascuna arteria e di legarla selettivamente.

Inoltre, con lo stesso dispositivo è possibile correggere il prolasso emorroidario.

L’intero intervento viene eseguito in modo del tutto incruento e in una zona dove risulta assente l’innervazione sensitiva che rappresenta la causa del dolore legato all’operazione.

L’anestesia è di tipo periferico, il ricovero è di 24 ore e la ripresa delle normali attività è estremamente rapido.

I risultati a distanza appaiono molto soddisfacenti e le complicanze legate a questo tipo di chirurgia sono nettamente inferiori a quelle di altre tecniche proprio in quanto non vengono prodotte ferite di alcun genere.

Si può pertanto concludere che con l’avvento di tale tecnica Mini-Invasiva la proctologia, che è la branca chirurgica che si occupa di questa delicata patologia, si è arricchita di un’arma preziosa per il trattamento definitivo della malattia emorroidaria.
Approfondimento del Dr. Carlo Somaglino

Le complicanze operatorie

Ogni intervento può presentare complicanze a breve o lungo termine: 
 
  • intraoperatorie;
  • postoperatorie precoci;
  • postoperatorie tardive.
Tra le complicanze intraoperatorie più comuni, anche se rare, sono da considerare lesioni dell'apparato sfinterico-anale, lesioni del retto-vaginali nella donna. Tra le complicanze postoperatorie immediate: sanguinamento, dolore, suppurazione anale, ritenzione urinaria, febbre. Il sanguinamento postoperatorio risulta normale se di lieve quantità per un periodo variabile entro i 20-30 giorni dopo l'intervento Milligan-Morgan presente principalmente al momento della defecazione. Quando si verifica in modo abbondante nell'immediato periodo postoperatorio è talora necessaria una revisione chirurgica in sala operatoria in anestesia.

Per il dolore, si ottiene un buon controllo con terapia analgesica mediante somministrazioni endovenose nelle ore successive, mentre a domicilio sono sufficienti farmaci per via orale. L'entità del dolore molto spesso varia per lo stesso tipo di intervento da soggetto a soggetto, in rapporto alla diversa soglia dolorifica individuale.

La suppurazione si può verificare nella sede delle ferite chirurgiche in fase di cicatrizzazione per l'impianto di germi presenti nella sede anale. Di solito si risolve con medicazioni ambulatoriali e lavaggi a domicilio con soluzioni antisettiche.

Certe tecniche possono provocare secrezioni in sede di ferite chirurgiche con dermatite perianale finchè le ferite guariscono per seconda intenzione. In seguito all’anestesia subaracnoidea, può presentarsi una ritenzione acuta di urina; questa è più frequente negli adulti e negli anziani, e può rendere necessario il posizionamento di un catetere vescicale e di assumere farmaci specifici per alcune settimane.

Tra le complicanze tardive vi è la stenosi cicatriziale dell'orifizio anale, dovuta alla cicatrice fibrosa dura che può stringere l’orifizio anale comportando difficoltà all'espulsione delle feci e dolore all’evacuazione, si verifica prevalentemente nella tecnica secondo Milligan Morgan e può rendere necessario un ciclo di dilatazioni anali da compiere a domicilio. Complicanze più rare sono incontinenze ai gas o alle feci.

In conclusione, il paziente deve essere ben valutato in base alla tipologia di malattia emorroidaria che presenta ed al tipo di disturbi lamentati per porre una adeguata terapia medica o chirurgica informando adeguatamente sulle diverse possibilità terapeutiche e sulle possibili complicanze oltre che alle alternative al trattamento.

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