Tumore della prostata

Dr. Marco Garofalo
A cura del Dr. Marco Garofalo
Urologo

Cos'è Cos'è

Il tumore della prostata, o adenocarcinoma si sviluppa nelle aree più esterne della ghiandola prostatica. Nella parte interna, intorno all'uretra si sviluppa invece l'adenoma prostatico che dà luogo alla patologia detta ipertrofia prostatica benigna. 

La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una noce posta sotto la base della vescica, anteriormente al retto. È attraversata dal primo tratto dell'uretra ed è per questo motivo che le condizioni della prostata spesso producono effetti sulla minzione. La secrezione prodotta dalla prostata ha una funzione attivante per gli spermatozoi nel processo di fertilizzazione dell'ovulo femminile. In particolare è la proteina prodotta dalla prostata detta antigene prostatico specifico (PSA) che svolge questa funzione. Un eccesso di questa proteina nel sangue può essere uno dei primi segni del cancro della prostata.

Cause Cause

Come succede per quasi tutti i tumori, anche per quello della prostata non se ne riconosce una causa diretta, tuttavia esistono alcuni fattori di rischio, cioè condizioni o caratteristiche del soggetto che aumentano la probabilità di svilupparlo.

  • Rischio anagrafico: il cancro alla prostata è raro negli uomini di età inferiore ai 45 anni ed aumenta esponenzialmente con l'aumentare dell'età.
  • Rischio geografico: Il cancro della prostata è più frequente in Nord America, Europa nord-occidentale, nelle isole dei Caraibi e in Australia. 
  • Fattori genetici: alcuni gruppi genetici ed etnici hanno un rischio aumentato di cancro alla prostata. Negli Stati Uniti, il cancro della prostata è almeno il 60 per cento più comune e da 2 a 3 volte più mortale tra gli uomini neri, rispetto agli uomini bianchi non ispanici. Si è riscontrata anche una certa familiarità per il carcinoma prostatico: aver un fratello o il padre affetto da carcinoma prostatico, raddoppia il rischio rispetto alla popolazione generale.
  • Fattori alimentari: alcuni studi hanno suggerito che una dieta ad alto contenuto di proteine e di grassi saturi può aumentare le probabilità di sviluppare un cancro anche alla prostata.
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Sintomi Sintomi

Purtroppo durante le prime fasi di sviluppo del cancro della prostata non si avvertono sintomi, essi possono invece presentarsi nelle fasi più avanzate della malattia, sia per progressione nell'ambito della prostata, sia per estensione extra prostatica nel caso in cui siano coinvolti i linfonodi e soprattutto lo scheletro.

Qualora si presentino, i sintomi possono essere distinti in disturbi disurici o a sintomi dovuti al coinvolgimento osseo:

Disturbi disurici

  • Pollachiuria (necessità di minzioni frequenti) anche durante la notte
  • Difficoltà nell'iniziare e mantenere la minzione
  • Sangue nelle urine
  • Minzione ed eiaculazione dolorose

Sintomi dovuti al coinvolgimento osseo:

  • Dolore osseo, spesso nella colonna vertebrale, femore, bacino o costole
  • Fratture ossee anche in assenza di eventi traumatici 

È da notare come alcuni di questi sintomi siano caratteristici anche dell'ipertrofia benigna. Succede infatti molto spesso che nell'eseguire accertamenti relativi a quest'ultima patologia si rilevi anche la presenza di un cancro alla prostata, incidentale ovvero scoperto casualmente. Ne deriva l'estrema importanza della prevenzione e della diagnosi precoce che devono essere perseguite recandosi dal proprio medico di famiglia e dallo specialista urologo, se sintomatici, ma anche in assenza di sintomatologia qualora si rientri nelle classi di rischio citate. Se la diagnosi è formulata nelle fasi precoci della malattia, si ottengono infatti i migliori risultati con trattamenti mininvasivi.

Diagnosi Diagnosi

L'urologo effettuerà un'accurata anamnesi e valuterà la storia clinica del paziente. 

Le indagini di primo livello possono includere:

  • Valutazione del valore assoluto del PSA e la sua cinetica nel tempo
  • Un esame rettale digitale (DRE), in cui l'urologo controlla manualmente eventuali anomalie della prostata con l'esplorazione rettale

Ulteriori indagini sono:

  • L'ecografia transrettale oppure la risonanza magnetica della prostata che forniscono l'immagine della prostata e delle regioni adiacenti, rilevando eventuali zone di accumulo anomalo del contrasto.
  • La biopsia prostatica che consiste nel prelievo e nell'analisi di almeno 12 piccoli frammenti di tessuto ottenuti in anestesia locale da aree della prostata sospette o usualmente sede di neoplasia.

Mediante l'analisi istopatologica si può attribuire il grado di aggressività della malattia secondo il Gleason score.

La diagnosi dell'anatomo patologo, la risonanza, il valore del psa e l'ecografia consentono di stabilire la classe di rischio del tumore e lo stadio, cioè la fase di avanzamento del tumore stesso.

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Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento è diverso se il tumore è a basso rischio e in fase precoce o in fase avanzata.

Se il cancro è localizzato e a basso rischio rientra di solito in una delle seguenti possibilità diagnostico-terapeutiche:

  • Sorveglianza attiva: i livelli di sangue del PSA sono regolarmente controllati, ma non vi è alcuna necessità di azione immediata.
  • Prostatectomia radicale: La prostata viene rimossa con la chirurgia tradizionale cosiddetta a cielo aperto, richiede un soggiorno di ospedale fino a 10 giorni, con un tempo di recupero fino a 3 mesi. La chirurgia laparoscopica o robotica prevedono un periodo più breve di ricovero e di recupero poichè sono eseguite senza un ampio accesso chirurgico sull'addome.

Ottimi risultati si sono ottenuti con una evoluzione della prostatectomia radicale detta:

  • Prostatectomia radicale laparoscopica ultramininvasiva: è una tecnica elaborata partendo dall'osservazione che le prostatectomie chirurgica, laparoscopica o robotica determinano effetti secondari negativi sulla continenza, sulla funzione erettile e presentano un certo grado di invasività.

Nell'intento di limitare questi effetti negativi la prostatectomia radicale laparoscopica ultramininvasiva si basa sul rispetto estremo delle strutture anatomiche grazie a queste modalità di esecuzione:

  1. È eseguita tramite 3 fori di 5 mm ed uno di 10 mm sul basso addome.
  2. I fori di accesso non attraversano la cavità peritoneale come nella laparoscopia transperitoneale o nella prostatectomia robotica, eliminando così l'eventualità di lesioni accidentali all'intestino e accelerando la ripresa postoperatoria della canalizzazione.
  3. Può essere eseguita con finalità "nerve sparing" cioè rispettando le innervazioni e le strutture vascolari che consentono l'erezione.
  4. Consente il prelievo contestuale dei linfonodi della prostata.
  5. Le cicatrici molto piccole non determinano un rilevante danno estetico e rispettano la sensibilità tattile della parete addominale che rientra indirettamente con stimoli secondari al processo dell'erezione.
  6. Ha un rapporto danno-beneficio molto favorevole se confrontato a tutte le altre tecniche.

Altre tecniche possibili sono:

  • Brachiterapia: consiste nell'impianto di semi radioattivi nella prostata ed è una sorta di radioterapia in forma ridotta.
  • Radioterapia esterna: le radiazioni sono convogliate sulla prostata da un acceleratore esterno cercando comunque di minimizzarne l'esposizione dei tessuti sani.

Il cancro avanzato è più aggressivo e può diffondersi in tutto l'organismo. Può essere trattato con una o più opzioni di quelle precedentemente riportate oppure con:

La terapia di deprivazione di androgeni (ADT). E' un trattamento ormonale che riduce l'effetto degli androgeni. Gli androgeni sono ormoni maschili che possono stimolare la crescita del cancro. L'ADT può rallentare e persino arrestare la crescita del cancro riducendo i livelli di androgeni.

La chemioterapia a successivo completamento di uno o più trattamenti precedenti.

Se la diagnosi della malattia avviene prima che si diffonda in altri organi in un processo noto come metastasi, il tasso di sopravvivenza a 5 anni è del 99% . Dopo quindici anni, questo diminuisce al 96 per cento. Una volta che il cancro metastatizza o si diffonde, il tasso di sopravvivenza a 5 anni è del 29 per cento. Ogni trattamento deve comunque essere indicato dall'urologo in relazione alle condizioni generali del paziente, alla sua aspettativa di vita e ad eventuali patologie concomitanti. 

Dr. Marco Garofalo
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