La spalla congelata, chiamata anche capsulite adesiva o capsulite retrattile, è una condizione che interessa la capsula articolare della spalla e ne riduce progressivamente la mobilità.
La capsula è un involucro di tessuto connettivo che circonda l’articolazione tra la testa dell’omero, l’osso del braccio, e la scapola. Il nome “spalla congelata” richiama la rigidità che caratterizza questa condizione (AAOS, s.d.).
La capsula è un involucro di tessuto connettivo che circonda l’articolazione tra la testa dell’omero, l’osso del braccio, e la scapola. Il nome “spalla congelata” richiama la rigidità che caratterizza questa condizione (AAOS, s.d.).
Cause
Le cause della spalla congelata non sono ancora del tutto chiare. Il disturbo si sviluppa quando la capsula articolare si infiamma e va incontro a fibrosi: il tessuto diventa più spesso e meno elastico, fino a retrarsi e ostacolare i movimenti della spalla.Spesso questo processo inizia senza un motivo riconoscibile; in questi casi si parla di forma primaria o idiopatica. Altre volte compare dopo un trauma, un intervento chirurgico o un problema alla spalla che costringe a usare meno il braccio. L’immobilità prolungata può infatti favorire l’irrigidimento della capsula, anche se non tutte le persone che affrontano queste situazioni sviluppano la patologia (Chan et al., 2017).
La spalla congelata è più frequente nelle donne e nelle persone tra i 40 e i 60 anni, ma la predisposizione dipende anche dalle condizioni di salute. Il diabete, le malattie della tiroide e le alterazioni dei grassi nel sangue, chiamate dislipidemie, sono associati a una maggiore probabilità di svilupparla. Queste condizioni aumentano il rischio, ma non spiegano da sole perché la spalla congelata compaia in una determinata persona (AAOS, s.d.; Lee et al., 2025).
Sintomi
La spalla congelata si manifesta con dolore e rigidità che rendono progressivamente più difficili i movimenti del braccio. Il dolore interessa spesso la parte esterna della spalla e può estendersi alla zona superiore del braccio. Durante la notte tende ad accentuarsi, soprattutto quando ci si appoggia sul lato interessato, e può interrompere il sonno.Con l’aumentare della rigidità, anche gesti semplici come infilarsi una giacca, pettinarsi o portare una mano dietro la schiena richiedono uno sforzo maggiore. La difficoltà riguarda diverse direzioni di movimento, ma è spesso particolarmente evidente quando si ruota il braccio verso l’esterno (AAOS, s.d.; Chan et al., 2017).
Il decorso viene tradizionalmente descritto attraverso tre fasi:
- congelamento: il dolore aumenta e i movimenti diventano gradualmente più limitati.
- spalla congelata: la rigidità rimane marcata, mentre il dolore può attenuarsi.
- scongelamento: la mobilità torna progressivamente ad ampliarsi.
Questi disturbi possono essere presenti anche in altre patologie della spalla e richiedono una valutazione medica. Un dolore improvviso dopo un trauma, soprattutto se accompagnato da deformità o impossibilità a muovere il braccio, deve essere valutato tempestivamente per escludere lesioni di altra natura (NHS, 2023).
Diagnosi
La diagnosi della spalla congelata viene formulata dall’ortopedico o dal fisiatra, attraverso il colloquio con il paziente e la visita.Lo specialista ricostruisce quando sono iniziati i disturbi, come sono cambiati e quanto interferiscono con le attività quotidiane. Considera inoltre eventuali traumi, interventi o periodi di immobilità che possono aver preceduto la comparsa dei sintomi.
Durante la visita vengono confrontati il movimento attivo, eseguito dal paziente, e quello passivo, nel quale è il medico a muovere delicatamente il braccio mentre la muscolatura è rilassata. Nella capsulite adesiva entrambi risultano limitati. Questo elemento, insieme agli altri riscontri clinici, aiuta a distinguerla da condizioni in cui la difficoltà a muoversi dipende soprattutto dal dolore o dalla debolezza muscolare (AAOS, s.d.).
Quando occorre escludere altre cause di dolore e rigidità, lo specialista può richiedere alcuni accertamenti. La radiografia può mostrare artrosi o alterazioni delle ossa; ecografia e risonanza magnetica permettono invece di approfondire eventuali problemi dei tessuti molli, come le lesioni della cuffia dei rotatori, il gruppo di muscoli e tendini che contribuisce al movimento e alla stabilità della spalla.
Non tutti gli accertamenti sono necessari per ogni paziente. Ecografia e risonanza possono completare la valutazione, ma non sostituiscono la visita (Lee et al., 2025). Gli esami del sangue vengono considerati quando la storia clinica suggerisce di approfondire possibili condizioni associate, come alterazioni della glicemia o della funzione tiroidea.
Rischi
La spalla congelata può avere ripercussioni sull’autonomia e sulla qualità della vita. Quando la limitazione si prolunga, il lavoro, le attività domestiche e lo sport possono richiedere adattamenti. Usare meno il braccio può inoltre ridurre la forza muscolare, che andrà recuperata durante la riabilitazione (Chan et al., 2017).Sebbene molte persone migliorino, il recupero può essere incompleto e lasciare una certa rigidità o disturbi persistenti (Wong et al., 2017).
Nelle persone con diabete, alcuni studi hanno osservato un recupero meno favorevole. Le prove disponibili presentano però dei limiti e non permettono di prevedere come evolverà il disturbo nel singolo paziente (Dyer et al., 2021).
Cure e Trattamenti
Il trattamento della spalla congelata mira a ridurre il dolore e recuperare gradualmente il movimento del braccio. L’ortopedico o il fisiatra definisce il percorso in base all’intensità dei disturbi, alla mobilità della spalla e alle condizioni generali del paziente, adattandolo nel tempo secondo i progressi.Per controllare il dolore possono essere prescritti antidolorifici o antinfiammatori, tenendo conto delle eventuali controindicazioni e delle altre terapie assunte. Quando opportuno, lo specialista può proporre infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi, che possono alleviare i sintomi e migliorare la funzione, anche in associazione alla fisioterapia (Lee et al., 2025). Prima della procedura vengono discussi i possibili effetti indesiderati, tra cui un temporaneo aumento del dolore locale. Nelle persone con diabete occorre considerare anche il possibile rialzo transitorio della glicemia, che può richiedere un monitoraggio più attento (NHS, s.d.-b; NHS, s.d.-c).
La fisioterapia accompagna il recupero attraverso mobilizzazioni ed esercizi adattati al dolore e alla capacità di movimento del paziente. Quando prevale il dolore, il lavoro deve essere delicato; con il miglioramento dei sintomi si può progredire verso movimenti più ampi e il recupero della forza. Forzare l’articolazione con manovre energiche o allungamenti dolorosi può aumentare l’irritazione, soprattutto nelle fasi iniziali. Il fisioterapista insegna quindi anche gli esercizi da proseguire a casa, verificandone l’esecuzione e modificandoli quando necessario (Chan et al., 2017).
Nelle attività quotidiane è utile continuare a muovere la spalla secondo le indicazioni ricevute. Dopo una frattura o un intervento, però, la ripresa del movimento deve rispettare i tempi di guarigione dei tessuti e le precauzioni indicate dal medico curante (AAOS, s.d.; NHS, s.d.-a).
In casi selezionati può essere valutata l’idrodilatazione, una procedura che introduce liquido nell’articolazione per distendere la capsula, spesso associando un corticosteroide. Può contribuire a ridurre il dolore e migliorare la mobilità (Lee et al., 2025).
Se le limitazioni rimangono importanti nonostante le cure non chirurgiche, l’ortopedico può discutere la possibilità di una mobilizzazione in anestesia o di un rilascio capsulare artroscopico. Nella prima procedura la spalla viene mobilizzata mentre il paziente è anestetizzato; nella seconda, il chirurgo interviene sulle porzioni retratte della capsula attraverso piccole incisioni. Dopo entrambe è necessario proseguire la riabilitazione per mantenere il movimento ottenuto (AAOS, s.d.).
La scelta richiede un confronto tra benefici e rischi. Nello studio UK FROST, a dodici mesi, la mobilizzazione in anestesia e il rilascio artroscopico non hanno mostrato una superiorità clinicamente rilevante rispetto alla fisioterapia strutturata associata a infiltrazione. Il rilascio artroscopico ha inoltre comportato rischi maggiori (Rangan et al., 2020).
Il recupero richiede spesso molti mesi e può estendersi per alcuni anni (Wong et al., 2017). Durante i controlli, lo specialista valuta i progressi e l’eventuale necessità di modificare il trattamento.
Bibliografia
- American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS). Frozen Shoulder – Adhesive Capsulitis. OrthoInfo.
- Chan HBY, Pua PY, How CH. Physical therapy in the management of frozen shoulder. Singapore Medical Journal. 2017;58(12):685–689.
- Dyer BP, Burton C, Rathod-Mistry T, Blagojevic-Bucknall M, van der Windt DA. Diabetes as a Prognostic Factor in Frozen Shoulder: A Systematic Review. Archives of Rehabilitation Research and Clinical Translation. 2021;3(3):100141.
- Lee BC et al. Clinical Practice Guidelines for Diagnosis and Non-Surgical Treatment of Primary Frozen Shoulder. Annals of Rehabilitation Medicine. 2025;49(3):113–138.
- NHS (s.d.-a). Frozen shoulder.
- NHS (s.d.-b). Side effects of hydrocortisone injections.
- NHS (s.d.-c). Who can and cannot have hydrocortisone injections.
- NHS (2023). Shoulder pain. Revisione del 22 maggio 2023.
- Rangan A et al. Management of adults with primary frozen shoulder in secondary care (UK FROST): a multicentre, pragmatic, three-arm, superiority randomised clinical trial. The Lancet. 2020;396(10256):977–989.
- Wong CK, Levine WN, Deo K, Kesting RS, Mercer EA, Schram GA, Strang BL. Natural history of frozen shoulder: fact or fiction? A systematic review. Physiotherapy. 2017;103(1):40–47.
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