Scoliosi

Dr. Matteo Pennisi
A cura del Dr. Matteo Pennisi
Fisiatra

Cos'è Cos'è

La scoliosi, secondo la Scoliosis Research Society, è un'alterazione strutturata della normale morfologia del rachide sul piano frontale (il piano in cui viene visualizzata la colonna di fronte o posteriormente), consistente in una deviazione laterale della colonna vertebrale pari o superiore a 10 gradi Cobb, con associata una rotazione assiale delle vertebre interessate. L'angolo di Cobb è il metodo più comunemente utilizzato per misurare l'entità della scoliosi, valutando su una radiografia sul piano frontale l'angolo formato tra le due vertebre agli estremi della curva che si sta misurando.

La deviazione interviene per una crescita asimmetrica del corpo vertebrale, con conseguente deformazione ossea causa di una deviazione complessa che modifica l'asse della colonna sia sul piano frontale, con l'associazione di una rotazione vertebrale, che sul piano sagittale, con una modifica delle curve fisiologiche (lordosi e cifosi), rendendo quindi la scoliosi una vera e propria complessa deformità tridimensionale.

La scoliosi idiopatica è generalmente definita "infantile" quando compare nei bambini da 0 a 3 anni, "giovanile" in bambini dai 4 ai 10 anni, "adolescenziale" tra gli 11 e la fine della maturità scheletrica e "dell'adulto" in pazienti con più di 18 anni di età.

Approssimativamente solo il 2-3% degli adolescenti risulta affetto da scoliosi, di queste solo circa il 10% tende a progredire verso curve severe o moderate, e solo una piccola percentuale arriva a sviluppare una scoliosi maggiore di venti gradi Cobb. Alla fine dell'accrescimento solo in 2-4 soggetti su mille non trattati si riscontra una scoliosi di più di 30° Cobb.

Un semplice paramorfismo od atteggiamento scoliotico non va confuso con una vera scoliosi strutturata, infatti il paramorfismo è da considerarsi come un atteggiamento viziato che può apparire come una deviazione laterale del rachide, ma che non comporta una deformità permanente. Un atteggiamento scoliotico può essere ben corretto attraverso l'esecuzione di movimenti volontari o l'applicazione di eventuali compensi in caso di eterometria significativa degli arti inferiori, mentre una correzione permanente non è possibile in una vera scoliosi strutturata.

Cause Cause

In circa 80% dei casi non è nota la causa determinante la patologia. In questo caso la scoliosi viene comunemente definita come "idiopatica", che significa in pratica "da causa indeterminata". Viene quindi generalmente considerata come una sindrome complessa, la cui eziopatogenesi può essere riconducibile ad una eziologia multifattoriale, dove la componente genetica riveste un ruolo significativo (circa il 30% dei pazienti con scoliosi idiopatica dell'adolescenza presentano una storia familiare positiva per scoliosi).
Esistono anche altre categorie di scoliosi di cui l'origine è invece conosciuta, come quella malformativa congenita (presente alla nascita) o quella secondaria ad altre specifiche malattie come ad esempio quelle neurologiche o neuromuscolari, alcune malattie genetiche, le patologie dell'apparato connettivale, i traumatismi.

In atto non esistono evidenze scientifiche significative che la scoliosi sia causata da particolari sport, fattori nutrizionali, cattive posture, utilizzo di zaini eccessivamente pesanti o da moderata differenza di lunghezza degli arti inferiori. È vero però che in presenza di scoliosi strutturata evolutiva tutte le cause predette vanno di volta in volta rivalutate dallo specialista, in quanto potrebbero potenzialmente contribuire ad un peggioramento della patologia favorendone in alcuni casi l'aggravamento.

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Sintomi Sintomi

La scoliosi idiopatica negli adolescenti è generalmente asintomatica, e questo rende ancora più difficile la prevenzione della malattia, in quanto in assenza di una costante sorveglianza periodica spesso la diagnosi viene effettuata a malattia progredita. Le curve più importanti possono indurre disturbi dolorosi occasionali. L'eventuale associazione di dolore va quindi sempre indagata per identificare eventuali altre diverse cause.

La malattia scoliosi, che nasce inizialmente come un piccolo dismorfismo, essendo molte volte progressiva, necessita quindi di una sorveglianza periodica in tutti i soggetti a rischio per potere identificare precocemente le forme più evolute e procedere quindi ad un trattamento meno impegnativo e con prognosi migliore rispetto ai trattamenti adottati per curve più gravi.

L'espressione clinica di una scoliosi avviene normalmente con la comparsa di una asimmetria del tronco, come l'anomala altezza o sporgenza di una scapola rispetto all'altra, una asimmetria dell'altezza delle spalle, la presenza di un rigonfiamento dorsale (il cosiddetto gibbo), l'asimmetria dei triangoli della taglia (lo spazio delimitato dalla superficie mediale dell'arto superiore lateralmente e dal profilo del fianco medialmente), una obliquità del bacino, uno sbilanciamento dell'asse occipito-sacrale.

In età adulta le scoliosi più importanti possono essere causa di sintomatologia dolorosa, specie se queste scoliosi per vari motivi diventano instabili o fortemente evolutive.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi può essere considerata definitiva solo attraverso l'esecuzione di un esame radiografico della colonna con una corretta misurazione del grado di scoliosi e definizione della sede e del tipo di curva, mentre una visita clinica con un accurato esame obiettivo può evidenziare eventuali anomalie della morfologia del tronco che indicano la possibile presenza di una patologia scoliotica significativa in cui potrebbe rendersi opportuno un trattamento, ma sempre da confermare preventivamente con un esame radiografico, al fine di eliminare i falsi positivi che potrebbero portare a trattamenti inutili, incongrui od addirittura errati.

Sono state redatte dalle più importanti società scientifiche delle linee guida che identificano alcuni parametri clinici in presenza dei quali il riscontro di una scoliosi strutturata significativa diventa probabile, per cui diventa opportuno proseguire l'accertamento con un esame radiografico, mentre per valori inferiori, in assenza di altri fattori valutati dallo specialista, si preferisce non eseguire esami radiografici, ma si prosegue con la semplice osservazione periodica, al fine di evitare una eccessiva esposizione alle radiazioni ionizzanti.

È importante che la diagnosi venga effettuata precocemente per consentire l'attivazione di un programma terapeutico efficace e meno invasivo, mentre il riscontro di una scoliosi di grado già elevato necessita di trattamenti più complessi e gravosi per il soggetto, con risultati necessariamente meno soddisfacenti rispetto ad una terapia iniziata subito dopo il riscontro di una scoliosi evolutiva esordiente nelle prime fasi di aggravamento.

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Rischi Rischi

L'incidenza è quasi sovrapponibile nei due sessi, mentre il rischio di peggioramento è maggiore nelle femmine rispetto ai maschi, con una proporzione di circa 7:1, ed è maggiore nelle fasi di maggiore accrescimento scheletrico, quella peripubertaria e pubertaria.

È proprio in questi periodi che l'evoluzione della scoliosi è maggiore e quindi si rende necessaria una sorveglianza con tempi più ristretti rispetto l'età infantile o giovanile, dove i controlli possono essere invece meno frequenti, ma sempre regolari, in quanto anche se percentualmente meno probabile, anche in questi periodi è possibile l'insorgenza di una scoliosi.

In età adulta il rischio di progressione della curva scoliotica è generalmente di basso grado per le scoliosi inferiori a 30° Cobb, mentre aumenta significativamente per le scoliosi oltre i 50°, per cui è opportuno anche in età adulta che venga mantenuta una regolare sorveglianza clinica ed adottati i consigli dello specialista.

La scoliosi idiopatica è responsabile in età adolescenziale principalmente di un danno estetico dovuto alla deformazione del tronco, in genere proporzionale alla gravità della curva, in quanto la sintomatologia dolorosa o limitazioni delle normali attività sono generalmente assenti, mentre nell'adulto può manifestarsi sintomatologia dolorosa od una riduzione delle attività sotto sforzo.

Solo i gradi più elevati di scoliosi possono compromettere la funzionalità respiratoria o cardiaca.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Sono di molto più frequente riscontro all'esame clinico i paramorfismi, le asimmetrie, gli atteggiamenti scoliotici e le piccole deviazioni per i quali non è indicato un trattamento con corsetto ortopedico, ma eventualmente soltanto dei consigli sull'ergonomia scolastica e lo sport, ed eventualmente degli esercizi posturali.

In caso di riscontro di una scoliosi idiopatica evolutiva strutturata, quando la forma è lieve, è possibile adottare un trattamento mirato alla prevenzione primaria, il cosiddetto trattamento libero con una terapia riabilitativa cinesiterapica ed esercizi specifici continuando una stretta sorveglianza periodica. Lo scopo è quello di contrastare l'eventuale evoluzione della curva scoliotica e delle deformità conseguenti e di affrontare gli eventuali problemi psicologici connessi.

In caso di riscontro di una significativa scoliosi evolutiva (secondo le linee guida di norma di almeno 20° Cobb + o - 5°, salvo parere motivato del clinico esperto di patologie vertebrali) con residuo periodo di crescita, il trattamento più indicato è quello con corsetto ortopedico. All'inizio del trattamento generalmente il corsetto andrà indossato a tempo pieno, in seguito lo specialista determinerà il tempo più adatto di utilizzo e le modalità di rimozione in base alla gravità e tipologia della curva, al tipo di risposta al trattamento ed alla maturità scheletrica del soggetto. È bene associare al trattamento con corsetto anche il trattamento cinesiterapico specifico.

Non vi è evidenza scientifica che la stimolazione elettrica, la terapia fisica, le cure chiropratiche o altri tipi di terapie riescano ad influenzare positivamente il decorso naturale della malattia.

La letteratura scientifica ha recentemente evidenziato come il trattamento ortesico con corsetti sia efficace nel modulare positivamente la storia naturale della scoliosi evolutiva con dati statisticamente significativi.

L'indice di successo sull'evoluzione della malattia nello studio condotto da Nachemson nel 1995 è risultato del 74% rispetto alla semplice osservazione (34%).

Più recentemente uno studio di Weinstein ed al. pubblicato sul "The New England Journal of Medicine" nel 2013 riporta un indice di successo nel ridurre la progressione della curva del 72%, riducendo quindi significativamente la progressione delle curve ad alto rischio e di conseguenza la percentuale di necessità di chirurgia nei soggetti oggetto dello studio.

Nei casi più gravi, e quindi nelle scoliosi oltre i 45°-50° può essere considerata (solo dopo una attenta valutazione specialistica) una terapia chirurgica della scoliosi, consistente in una riduzione ed artrodesi con mezzi di fissazione metallici.

In tutti i casi va associato un trattamento chinesiterapico mirato e modulato sul singolo caso.

Dr. Matteo Pennisi
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