Neutropenia febbrile

Dr. Andrea Tendas

A cura del Dr. Andrea Tendas

Ematologo

Cos'è Cos'è

La neutropenia febbrile è definita come la comparsa di febbre in un paziente con una ridotta conta dei granulociti neutrofili (un tipo di globuli bianchi).

Nell'ambito della neutropenia febbrile, per febbre si intende una singola misurazione della temperatura ≥ 38,3° C o una temperatura sostenuta ≥ 38° C per più di 1 ora; per neutropenia in questo ambito si intende una conta assoluta dei neutrofili <500 cellule / μL (o <1000 cellule / μL, associata alla previsione di calo <500 cellule / μL nelle successive 48 ore). 

Cause Cause

La neutropenia febbrile può svilupparsi nel corso di qualsiasi tipo di neutropenia, ma la forma più frequente (e più rischiosa) è quella associata alla neutropenia dovuta alla somministrazione di trattamenti mielotossici (ovvero tossici per il midollo osseo, l'organo che produce le cellule del sangue, i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine); i trattamenti mielotossici più frequentemente utilizzati sono la chemioterapia e la radioterapia.

La durata prevista della neutropenia dipende dal tipo di trattamento effettuato. Ad esempio, la maggior parte dei regimi di chemioterapia con tumori solidi causano neutropenia che dura 5 giorni o meno. Tuttavia, i regimi intensivi per le neoplasie ematologiche e per il trapianto di cellule staminali emopoietiche possono causare neutropenia che dura più di 14 giorni.

Sintomi Sintomi

Il sintomo cardine è la presenza di febbre; ad essa si possono accompagnare:

  1. sintomi e segni generali di infezione (spossatezza, cefalea, abbassamento della pressione, ecc.);
  2. sintomi e segni legati all'interessamento di un organo specifico (problemi respiratori e tosse in caso di polmonite, dolore addominale e diarrea in caso di infezione intestinale, ecc);
  3. sintomi e segni legati agli effetti del trattamento che ha indotto neutropenia (fiacca e affanno in caso di anemia, sanguinamenti in caso di piastrinopenia, ecc.).

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi si pone in base alla contemporanea presenza di febbre e neutropenia. Successivamente vanno indagati i meccanismi della febbre (che in alcuni casi può non essere legata ad infezione), ricercati i germi responsabili (colture del sangue e dei liquidi biologi) e studiati gli organi più frequentemente sede di infezione (radiografia o TAC del torace, ecografia dell'addome, ecc.).

Rischi Rischi

La febbre in un paziente neutropenico è molto spesso determinata dalla presenza di un'infezione, complicanza alla quale i pazienti neutropenici sono particolarmente esposti, per il fatto che i granulociti neutrofili sono le prime cellule ad intervenire contro i microorganismi patogeni. Oltre ad essere più frequenti, le infezioni nei pazienti neutropenici hanno un decorso più grave rispetto ai pazienti con difese immunitarie non compromesse.

I rischi della neutropenia febbrile sono pertanto legati alla possibilità che l'infezione progredisca rapidamente e che la terapia antimicrobica messa in atto possa non essere attiva sui germi responsabili. Laddove l'organo interessato dalla infezione sia un organo vitale quale il polmone (polmonite), la progressione della infezione può portare anche al decesso del paziente.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento della neutropenia febbrile deve essere iniziato immediatamente dopo la diagnosi, ancor prima di intraprendere ulteriori accertamenti diagnostici. Il trattamento prevede in primis la somministrazione di antibiotici; non conoscendo solitamente il germe responsabile dell'infezione al momento dell'insorgenza della febbre, la terapia antibiotica deve essere a largo spettro (ovvero in grado di colpire molteplici tipi di germi); in base alla gravità del quadro clinico e degli esami diagnostici effettuati, specialmente in caso di precisa identificazione del germe, sarà possibile correggere la terapia antibiotica in modo mirato.

Il trattamento antibiotico potrà essere interrotto solo ad avvenuta e mantenuta risoluzione della febbre, degli altri sintomi o segni di infezione e, preferibilmente, a risalita dei valori dei neutrofili. L'utilizzo di fattori stimolanti la produzione di granulociti da parte del midollo osseo (fattori di crescita granulocitari), trova chiara indicazione nella prevenzione della neutropenia febbrile; al contrario, l'utilizzo nel trattamento della neutropenia febbrile è controverso.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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