Morbo di Alzheimer

Dr. Giuseppe Cartella

A cura del Dr. Giuseppe Cartella

Psichiatra

Cos'è Cos'è

La malattia di Alzheimer è la più frequente malattia neurodegenerativa e la più comune forma di demenza. Nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad un aumento della sua prevalenza a causa soprattutto dell'aumento dell'età media. L'incidenza della malattia, infatti, aumenta con l'aumentare dell'età. Si calcola che ne siano affetti circa il 10% degli ultrasessantacinquenni, quindi circa 1,3 milioni di individui in Italia.

Se pensiamo al notevole coinvolgimento familiare che il disturbo richiede, è facile comprendere come la patologia coinvolga almeno quattro milioni di persone. Rappresenta, di conseguenza, una tra le più importanti malattie sociali.

Cause Cause

Non si conosce la causa prima della malattia (eziologia). Si conoscono invece alcuni fattori di rischio e i meccanismi che avvengono nelle cellulle nel processo che le porta a morte. Nelle cellule cerebrali del soggetto affetto, si manifesta un accumulo di sostanza, la più importante delle quali è una proteina, denominata beta amiloide, che porta a una progressiva sofferenza della cellula sino alla sua morte. Le cellule neuronali muoiono di continuo in ognuno di noi. Il processo è fisiologico, entro certi limiti, è addirittura necessario nella maturazione dell'individuo. Lo stesso processo, tuttavia, è responsabile del declino mentale che invariabilmente si verifica fisiologicamente nell'età avanzata. Nel soggetto affetto da malattia di Alzheimer la morte cellulare è più precoce e più rapida. Si calcola che ognuno di noi, nel corso degli anni, perda massa cerebrale in misura dello 0,2-0,3% l'anno, mentre nella malattia di Alzheimer la perdita è fino a dieci volte superiore

Pur rimanendo sconosciute le cause del meccanismo che innesca la degenerazione, si conoscono alcuni fattori di rischio. Uno di questi, emerso prepotentemente negli ultimi anni, è il diabete mellito tipo II. Secondo alcuni studiosi alcuni prodotti derivanti dalla degradazione dell'insulina, che nel diabete è presente spesso in eccesso, svolgono, attraverso meccanismi complessi, un'azione tossica per le cellule cerebrali. Anche la ridotta attività fisica e mentale sembrano svolgere ruoli analoghi.

Un ottimo consiglio, dunque, è quello di mantenersi attivi nel corpo e nella mente e di prevenire o curare prococemente malattie quali il diabete, l'ipertensione, l'obesità.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi di malattia di Alzheimer è innanzi tutto clinica. I sintomi iniziali sono spesso suggestivi. Alcuni esami strumentali sono utili per escludere patologie che possono avere lo stesso tipo di esordio. Tra questi Tac e Risonanza magnetica cerebrale. I test neuropsicologici possono confermare la presenza del disturbo e determinare le aree funzionali compromesse (memoria, attenzione, capacità di svolgere determinati compiti, ecc.).

Altri esami possono essere eseguiti, quando ritenuto opportuno dal medico, soprattutto nei casi dubbi o per avere conferma o migliori informazioni sulle aree cerebrali compromesse. Tra queste cito la Spect dell'encefalo, che dà informazioni sulla funzionalità delle varie aree cerebrali.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Non essendo chiare le cause della malattia, non esistono cure eziologiche. Sono disponibili comunque terapie sintomatiche. Tra questi i farmaci anticolinesterasici (donepezil, rivastigmona, galantamina) hanno la funzione di aumentare nel cervello la disponibilità dell'acetilcolina, neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi della memoria, e deficitario nella malattia di Alzheimer.

La memantina, altro farmaco sintomatico, agisce bloccando l'azione di trasmettitori che nella malattia facilitano l'azione tossica. C'è da dire che l'azione di questi farmaci è tutt'altro che elevata e ogni malato di Alzheimer è destinato ad un peggioramento e a disturbi comportamentali che spesso richiedono l'utilizzo di psicofarmaci per il loro controllo. La ricerca di nuovi farmaci che possano agire sui meccanismi della morte cellulare è incessante, e la speranza è che presto possano essere disponibili farmaci più efficaci.

Probabilmente la migliore terapia sintomatica è la buona conoscenza della malattia, e quindi la formazione di chi assiste l'ammalato. Il malato, infatti, è fortemente sensibile all'ambiente che lo circonda. In linea generale, non si dovrebbe tentare di correggere dimenticanze o errori comportamentali. Si dovrebbe mantenere un ambiente sereno, evitare per quanto possibile cambiamenti delle abitudini o del domicilio, stimolando il soggetto affetto a continuare le attività fisiche e mentali abituali, senza decise opposizioni verso eventuali rifiuti, evitare che chi lo assiste lo faccia da solo e per tutte o gran parte delle 24 ore. In tal caso lo stress cui sarebbe sottoposto inevitabilmente il caregiver sarebbe incompatibile con la sua serenità e con il corretto approccio.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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