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Disturbi del linguaggio

Dr.ssa Stefania Alterio

Dr.ssa Stefania Alterio

Neuropsichiatra infantile Medico Chirurgo, specialista in Neuropsichiatria Infantile Creato il: 16/01/2018 Ultimo aggiornamento: 27/12/2023

Con disturbi del linguaggio si indica un gruppo eterogeneo di condizioni che riguardano le abilità linguistiche.

 Possiamo, in generale, dividere i disturbi del linguaggio in due macro-categorie:

  • disturbi primari, anche detti disturbi specifici del linguaggio (DSL), indipendenti da problemi cognitivi, relazionali, neuromotori o sensoriali;
  • disturbi secondari, derivanti da altre condizioni (es. lesioni cerebrali, autismo, ADHD, ecc.).

All’interno della prima categoria figurano, a loro volta, quattro tipologie di disturbi:

  • disturbo fonologico isolato, che colpisce esclusivamente la componente fonetica e fonologica del linguaggio;
  • ritardo specifico espressivo, che colpisce tutte le componenti espressive lasciando, però, inalterata la comprensione;
  • disturbo specifico espressivo, colpisce tutte le componenti espressive e induce anche un deficit di comprensione;
  • disturbo specifico recettivo ed espressivo, che colpisce sia le componenti espressive che di comprensione.
Disturbi del linguaggio

Cause Cause

Nel caso dei disturbi specifici del linguaggio, le cause più accreditate riguardano la possibile presenza di anomalie a livello di connessioni neuronali, che causano irregolarità nella trasmissione. Generalmente, infatti, lo sviluppo del linguaggio appare legato a fattori ambientali, i quali possono modulare l’espressione di diversi geni determinando l’insorgenza dei DSL. 

Secondo vari studi, inoltre, sia bambini in età scolare che adulti affetti da DSL possono mostrare difficoltà a decodificare degli stimoli uditivi in rapida successione, talvolta facendo fatica anche a distinguere le sillabe. Di conseguenza, si suppone che, tra le cause di questi disturbi possa intervenire anche un’alterazione dell’elaborazione dei suoni, apparentemente necessaria per lo sviluppo del linguaggio. 

Nei disturbi secondari, come detto, le cause delle difficoltà di linguaggio originano da situazioni patologiche di tipo:

  • strutturale: problemi uditivi, anomalie oro-bucco/facciali (palatoschisi), otiti;
  • neurologico: epilessie, paralisi cerebrali;
  • mentale, con forme di ritardo più o meno gravi.

Sintomi Sintomi

I disturbi specifici del linguaggio si manifestano, quindi, con problemi di acquisizione e uso di modalità di linguaggio, sia esso scritto, parlato o gestuale legati a deficit di comprensione o produzione di esso. 

Si possono sospettare dei disturbi del linguaggio quando, nei bambini, si osservano:

  • assenza della lallazione vocalica e/o consonantica;
  • assenza di gesti deittici (es. indicare oggetti) o referenziali (es. gesti di saluto);
  • assenza di imitazione del gioco combinatorio;
  • assenza o ridotta presenza di gioco simbolico;
  • mancata acquisizione di schemi di azione con gli oggetti;
  • ritardo nello sviluppo delle prime parole o vocabolario troppo ristretto;
  • mancato sviluppo delle frasi.

Nel caso dei disturbi di linguaggio, i sintomi riguardano una scarsa o assente strutturazione della frase (ossia la capacità di utilizzare regole sintattiche e morfologiche) e una mancata o ridotta fluenza del discorso (ossia la capacità di ordinare correttamente le parole).

Nel disturbo fonetico-fonologico, invece, i sintomi riguardano una difficoltà nella produzione di suoni che rende meno intelligibile o impossibile la comunicazione verbale.

Il disturbo della fluenza con esordio infantile, anche noto come balbuzie, si mostra come un’alterazione nella fluenza e nella cadenza dell’eloquio. Questo, in genere, è un disturbo persistente, che si mostra con:

  • ripetizioni di suoni o sillabe;
  • prolungamenti dei suoni delle consonanti o delle vocali;
  • interruzioni di parole;
  • blocchi udibili o silenti;
  • circonlocuzioni;
  • parole pronunciate con eccessiva tensione fisica;
  • ripetizione di intere parole monosillabiche.

I sintomi del disturbo della comunicazione sociale, invece, riguardano, come suggerisce il nome, delle difficoltà persistenti nell’uso sociale della comunicazione, sia verbale che non. Nella casistica rientrano:

  • deficit nell'uso della comunicazione per scopi sociali;
  • compromissione della capacità di adeguare la comunicazione al contesto e/o alle esigenze dell’interlocutore;
  • difficoltà nel seguire le regole della conversazione (es. il rispetto dei turni);
  • difficoltà nel cogliere significati non espliciti o ambigui.

In generale, l’esordio dei sintomi avviene durante il periodo precoce dello sviluppo, con difficoltà che non sono riconducibili a difetti sensoriali (es. compromissione dell’udito) o altre patologie e disfunzioni.

Diagnosi Diagnosi

Generalmente, la diagnosi di un disturbo del linguaggio coinvolge un’équipe multidisciplinare, costituita da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un logopedista. 

Il primo passaggio della diagnosi riguarda l’anamnesi del soggetto, al fine di ricavare tutte le informazioni possibili circa il suo sviluppo psicomotorio, linguistico e comunicativo. 

In questo caso, uno dei questionari più comunemente sottoposti ai genitori è il Primo Vocabolario del Bambino (PVB), necessario a raccogliere informazioni sul primo sviluppo del bambino, indagando le sue capacità comunicative gestuali e vocali. 

Dopodiché, il bambino viene valutato tramite osservazione diretta e alcuni test standardizzati per chiarire se i disturbi del linguaggio sono secondari a un eventuale ritardo dello sviluppo. 

Il primo passaggio diagnostico coinvolge la valutazione della discriminazione uditiva del soggetto, che può essere verificata mediante le prove di Pinotti e Zanettin. Si tratta di un test che prevede la somministrazione, al paziente, di 37 item di coppie di parole diverse soltanto per un fonema. 

Successivamente, si possono eseguire i test specifici per la diagnosi, necessari per valutare le capacità di comprensione e produzione. Questi coinvolgono le tre componenti del linguaggio, ossia: 

  • forma;
  • funzione;
  • contenuto;

In generale esistono vari test a disposizione degli specialisti, divisi per fasce d’età e area del linguaggio interessata, tra cui:

  • test di articolazione di Fanzago;
  • esame fonemico di Schindler;
  • test fono-lessicale;
  • test di ripetizione di frasi.

Rischi Rischi

Tutti i disturbi del linguaggio, sia primari che secondari, hanno come principale rischio, in caso di mancato trattamento, la limitazione funzionale della comunicazione. Chiaramente, ciò può portare i soggetti coinvolti a sviluppare difficoltà in ambito sociale, scolastico o professionale.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

In generale, il principale trattamento per i disturbi del linguaggio, correttamente diagnosticato da uno specialista, consiste nella logopedia, che può essere svolta sia individualmente che in piccoli gruppi.

Prima di intraprendere un percorso di logopedia è possibile attendere fino ai 36 mesi (tre anni) di età del bambino; in alcuni casi è possibile determinare un inizio precoce.

Più recentemente si stanno iniziando a sviluppare dei percorsi combinati per il trattamento dei disturbi; infatti, oltre alla logopedia, è possibile svolgere un’opera di parent training, che coinvolge i genitori del paziente, rendendoli partecipi attivamente del percorso di riabilitazione. 

Bibliografia

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