Immunodeficienza

Dr. Alfonso Savoia

A cura del Dr. Alfonso Savoia

Allergologo

Cos'è Cos'è

Le immunodeficienze (ID) rappresentano una classe di malattie eterogenee, accomunate dalla compromissione del sistema immunitario, che, incapace di svolgere efficacemente il suo ruolo di sentinella, predispone l’organismo a un incremento del rischio di contrarre malattie infettive. Il sospetto di immunodeficienza deve essere posto nel caso in cui il paziente presenti infezioni ricorrenti, gravi, con limitata efficacia dei trattamenti antimicrobici e assenza di guarigione completa tra i vari episodi infettivi.

La disregolazione del sistema immunitario, che spesso caratterizza il paziente con immunodeficienza, può favorire l’insorgenza di neoplasie e altre malattie infiammatorie, come malattie autoimmuni e allergiche. In relazione al meccanismo che le induce, le immunodeficienze si classificano in primitive e secondarie. Le forme primitive sono solitamente causate da mutazioni di singoli geni della risposta immunitaria e più raramente un coinvolgimento poligenico può essere riscontrato (in tal caso l’interazione con fattori ambientali può essere determinante per l’insorgenza del disturbo).

Le forme secondarie, definite anche acquisite, possono essere causate da infezioni virali (HIV) e batteriche, da neoplasie, da malnutrizione, da trattamenti con farmaci immunosoppressori, impiegati per curare patologie tumorali o infiammatorie.

Cause Cause

Il sistema immunitario è una rete complessa, formata da tessuti, organi e cellule che, interagendo tra loro in vari distretti dell’organismo, garantiscono all’individuo la possibilità di contrastare agenti patogeni attraverso una serie di processi biologici a crescente specificità e fine regolazione. 
In condizioni fisiologiche l’organismo sviluppa una risposta immunitaria a diversi livelli: la prima forma di risposta (nota come immunità innata) si basa sull’attività di cellule (monociti-macrofagi, neutrofili, cellule natural killer) e proteine (interferone, proteine del complemento) già presenti nell’organismo; rappresenta un meccanismo rapido di intervento e fornisce una prima linea di difesa nei confronti delle infezioni.

La risposta immunitaria acquisita è avviata successivamente, nel corso dell’infezione, in conseguenza dell’attivazione di specifiche cellule (linfociti). Il completamento della risposta avverrà alcune settimane dopo il primo contatto con l’agente infettivo e, a differenza dell’immunità innata, si caratterizzerà per una maggiore specificità e per la possibilità di indurre memoria immunologica. In questa fase l’attivazione dei linfociti T e la produzione di anticorpi da parte di linfociti B sono i punti critici per la completa risoluzione dell’infezione.

È bene ricordare che la risposta innata e quella acquisita sono strettamente interconnesse (ad esempio, l’immunità acquisita sfrutta i meccanismi effettori della risposta innata). La patogenicità di certi microrganismi è correlata all’equilibrio che si stabilisce tra la capacità di difesa dell’ospite e la virulenza degli agenti patogeni; pertanto, la ridotta attività dei meccanismi di protezione dell’individuo comporta una relativa maggiore capacità di aggressione dei patogeni. I pazienti con immunodeficienza sono suscettibili a infezioni da microrganismi insoliti, non offensivi per i soggetti con conservata funzionalità del sistema immune (microrganismi solitamente ‘commensali’ divengono patogeni ‘opportunisti’).   

Le immunodeficienze primitive sono causate, pertanto, dal ridotto numero o dall’alterata funzionalità di uno dei componenti del sistema immunitario, e in relazione al deficit presente si classificano in:

  • Deficit di maturazione o attivazione dei linfociti T.
  • Deficit di produzione di anticorpi, per disfunzione dei linea dei linfociti B (Immunodeficienza comune variabile, deficit di IgA, deficit selettivo di sottoclassi di IgG, a-gammablobulinemia di Bruton).
  • Alterata funzione di cellule (monociti-macrofagi e neutrofili) con attività fagocitaria - deputate, cioè, all’eliminazione del patogeno. Esempi sono costituiti da neutropenia ciclica, neutropenia benigna, malattia granulomatosa cronica, sindrome di Chediak-Higashi.
  • Disfunzione del sistema di proteine del complemento, con deficit delle frazioni complementari.

Essendo la risposta immunitaria un processo complesso e integrato, in molti casi tali difetti possono associarsi tra loro e indurre forme di immunodeficienza combinata; in esse si riscontra solitamente un difetto del linfociti T, che. come accennato, è la cellula chiave per l’avvio efficace di tutta la risposta immunitaria (SCID, sindrome iperIgM, sindrome dei linfociti nudi). Analizzando i dati epidemiologici, si possono definire le immunodeficienze primitive come malattie rare, ad eccezione di alcune forme con deficit di produzione anticorpale, come il deficit selettivo di IgA e l’immunodeficienza comune variabile (questa patologia si caratterizza per la contemporanea assenza di differenti classi di anticorpi).

Sintomi Sintomi

In relazione al difetto presente possono riscontrarsi più frequentemente specifiche infezioni. Ad esempio, nel caso di ridotta risposta anticorpale le infezioni colpiscono principalmente il distretto respiratorio, i seni paranasali, l’orecchio medio, e sono causate da batteri capsulati extracellulari (streptococchi, stafilococchi, haemophilus) o riguardano l’apparato gastrointestinale (in questo caso gli agenti patogeni più ricorrenti sono enterovirus e protozoi).

Il deficit dell’immunità cellulo-mediata causa frequenti infezioni da:

  • opportunisti (citomegalovirus, micobatteri, candida albicans, pneumocystis carinii);  
  • ascessi cutanei;
  • polmoniti;
  • osteomieliti.

Le periodontiti sono le infezioni più ricorrenti quando è compromessa l'attività dei fagociti, mentre i difetti del sistema del complemento possono comportare sia infezioni respiratorie che infezioni del sistema nervoso centrale (meningiti) da batteri del genere neisseria.

Diagnosi Diagnosi

Il sospetto diagnostico deve essere posto sulla base del riscontro di:

  • Anamnesi familiare: presenza di casi di ID primitiva in famiglia
  • Anamnesi patologica: riscontro di patologie o trattamenti che causano immunosoppressione.
  • Infezioni croniche, gravi, ricorrenti, provocate da patogeni non usuali.
  • Guarigione incompleta tra gli episodi infettivi.
  • Complicanze che insorgono in conseguenze delle comuni malattie dell’infanzia.
  • Ritardo di crescita.

La diagnosi precoce dell’immunodeficienza è l’aspetto fondamentale per la sua efficace gestione e per la prevenzione delle complicanze. In presenza di sospetto clinico, l’iter per l’accertamento dell’immunodeficienza si compone di vari step, prevedendo differenti livelli diagnostici: da indagini di primo livello (esami diagnostici di routine come emocromo con formula leucocitaria, protidogramma, dosaggio delle immunoglobuline sieriche) si passa a esami di maggiore specificità (ad esempio analisi delle sottopopolazioni linfocitarie o dosaggio delle sottoclassi degli anticorpi IgG).

Di particolare utilità sono i test funzionali in grado di valutare, a diverso livello, l’attività del sistema immunitario: appartengono a questa tipologia di test il dosaggio del titolo anticorpale specifico dopo somministrazione di vaccino, o la valutazione quantitativa della risposta linfocitaria in presenza  di uno stimolo antigenico.
La massima accuratezza diagnostica richiede l’esecuzione di test genetici in grado di individuare la mutazione genica responsabile della patologia, permettendo un adeguato counseling genetico con pianificazione delle successive gravidanze.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

La terapia delle immunodeficienze primitive è in stretta correlazione con il meccanismo che le ha causate: ad esempio, nell’immunodeficienza comune variabile si attua un trattamento sostitutivo con somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa o sottocutanea, al fine di ripristinare un adeguato livello di protezione. La terapia genica rappresenta già una possibile opzione di trattamento, anche se attualmente l’esperienza è limitata a pochi casi; negli anni futuri, quando si riuscirà a integrare stabilmente il gene ‘impiantato’ nell’intero genoma del paziente, risultati ancora più incoraggianti potranno essere raggiunti.

L’alternativa alla terapia genica è rappresentata dal trapianto di midollo osseo, attraverso cui si sostituiscono le cellule difettive o assenti del paziente con cellule prelevate da donatore compatibile (con struttura genetica simile al ricevente). Lo scarso riscontro di compatibilità assoluta tra donatore e ricevente ostacola l’impiego sistematico di questa opzione di trattamento.

Un altro obiettivo essenziale per la gestione ottimale del paziente con immunodeficienza è la protezione dalle infezioni attraverso l’impiego di differenti misure, tra cui la riduzione della carica microbica nell’ambiente in cui si vive e l’attuazione di schemi di profilassi e di trattamento con farmaci antimicrobici, da impiegare precocemente, con dosaggio congruo e in maniera mirata (guidati dall’esame colturale che identifica l’agente patogeno responsabile).

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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