Disturbo evitante di personalità

Dr. Federico Baranzini

A cura del Dr. Federico Baranzini

Psichiatra

Cos'è Cos'è

Il disturbo evitante di personalità (DEP) è una condizione psichiatrica in cui il soggetto (l’evitante) prova un senso di inadeguatezza e di inferiorità rispetto agli altri, ed è caratterizzata da un’eccessiva timidezza e da imbarazzo e vergogna smisurati.

Questa condizione è più comune di quanto si pensi e fa sì che chi ne soffre eviti il confronto con le altre persone, per paura di essere giudicato, criticato e rifiutato.

Ne scaturisce una eccessiva chiusura in sé stessi che penalizza le relazioni interpersonali a scapito anche delle nuove conoscenze e delle nuove esperienze. Molti soggetti evitano, infatti, di intraprendere attività sconosciute per la paura di non essere in grado di affrontare e gestire adeguatamente la novità.

Ovviamente anche le relazioni sentimentali sono penalizzate: l’evitante quando prova un coinvolgimento emotivo si mostra estremamente timido, teso e controllato.

Si tratta quindi di un disturbo molto invalidante perché l’isolamento sociale non consente di vivere pienamente e in modo soddisfacente la propria vita.

Cause Cause

Il DEP ha una prevalenza nella popolazione generale dello 0,5-1% e sembra manifestarsi con la stessa frequenza sia nei maschi che nelle femmine. L’esordio del disturbo si ha generalmente durante l’infanzia, quando la timidezza è un’emozione molto comune, soprattutto quando si manifestano situazioni nuove o quando ci si trova a relazionarsi con persone sconosciute. Nella maggior parte degli individui la timidezza tende a regredire con l’età come conseguenza di una maggior fiducia in sé stessi, ma nel soggetto evitante la timidezza non scompare, anzi progredisce fino a compromettere drasticamente la qualità della sua vita.

Le cause del disturbo evitante di personalità non sono ad oggi bene note.

Si suppone che tale disturbo sia la conseguenza di più fattori, sociali e biologici, combinati tra loro. Tra questi il crescere, ad esempio, in un ambiente familiare con genitori esigenti, eccessivamente protettivi e ansiosi è sicuramente un fattore predisponente, così come avere un temperamento introverso, taciturno e timido (innato).

Molte persone a cui è stato diagnosticato il DEP hanno invece avuto esperienze di rifiuto da parte dei genitori, oppure sono state oggetto di scherno, offese e insulti da parte dei coetanei o addirittura hanno subito devastanti storie di abusi fisici. Un vissuto così doloroso può essere causa negli anni di sviluppo di una personalità evitante. Il chiudersi in sé stessi può, infatti, essere l’alternativa più rassicurante al vivere in un mondo fatto di persone ostili.

Sintomi Sintomi

Il disturbo evitante di personalità è caratterizzato da una moltitudine di sintomi che frequentemente coesistono tra loro. I principali sono:

  • Ipersensibilità alla critica o al rifiuto da parte degli altri;
  • tendenza ad isolarsi;
  • estrema timidezza;
  • sensazione di vergogna e di imbarazzo;
  • tendenza ad evitare le relazioni interpersonali;
  • paura delle situazioni nuove;
  • sensazione di inadeguatezza;
  • diffidenza nei confronti degli altri;
  • allontanamento dalle relazioni sentimentali;
  • scarsa autostima;
  • sensazione di sentirsi inferiore agli altri;
  • creazione di un mondo di fantasia.

Si tratta di un disturbo da cui si può guarire ma è importate intervenire il prima possibile per evitare che i sintomi diventino sempre più severi e invalidanti.

Diagnosi Diagnosi

I criteri diagnostici del DEP sono riportati nella versione DSM-IV-TR nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), strumento di lavoro per psichiatri, medici e psicologi che lo utilizzano come principale riferimento per la propria attività clinica e di ricerca. Per poter parlare di disturbo evitante di personalità, devono essere soddisfatti almeno quattro dei sette criteri specifici in cui il soggetto:

  1. Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale, poiché teme di essere criticato, disapprovato, o rifiutato.
  2. È riluttante nell’entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere.
  3. È inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato.
  4. Si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali.
  5. È inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza.
  6. Si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri.
  7. È insolitamente riluttante ad assumere rischi personali o ad ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante.

Dal momento che alcuni di queste criteri caratterizzano anche altri disturbi psicologici, è opportuno affidarsi a professionisti preparati in grado di fare una diagnosi accurata.

Rischi Rischi

Evitare di relazionarsi con gli altri è sicuramente una strategia atta a prevenire la sofferenza e l’imbarazzo di un possibile fallimento. Ciò comporta, nel tempo, un isolamento sociale che conduce inevitabilmente alla tristezza e al senso di vuoto. Convivere con la propria solitudine implica, pertanto, l’insorgenza di altri disturbi quali la depressione, gli attacchi di panico e l’ansia. In casi estremi il soggetto evitante può arrivare addirittura maturare idee suicide o a far uso di sostanze quali droghe o alcool.

Per questi motivi il disturbo evitante di personalità deve essere tempestivamente gestito fin dall’esordio dei primi sintomi. Solo con la terapia corretta si può evitare la cronicizzazione del DEP e l’insorgenza di altri disturbi psichiatrici che rendono ancor più complesso il quadro clinico del soggetti.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento di elezione del disturbo evitante di personalità è la psicoterapia individuale o di gruppo con l’obiettivo comune di far sì che l’evitante arrivi a “sfidare”, per poi superare, le convinzioni negative e di disistima che ha di se stesso.

Ottimi risultati si ottengono con la terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine, volta a modificare gli errori di ragionamento e gli schemi disfunzionali che sono alla base del comportamento evitante. In questo percorso è fondamentale il rapporto tra paziente e terapeuta. La reticenza nei confronti delle persone deve essere superata nei confronti del terapeuta, col quale l’evitante deve stabilire una forte alleanza basata sulla fiducia.

Solo in questo modo il terapeuta sarà in grado di aiutare il paziente ad acquisire delle abilità sociali come regolare l’imbarazzo in pubblico, non temere di relazionarsi con gli altri, migliorare l’autostima e diminuire il disagio emotivo. Dopo aver acquisito tali abilità il paziente potrà confrontarsi anche con il gruppo, con lo scopo di controllare l’ansia dovuta all’incontro con persone sconosciute, e a comprendere che dalle relazioni con gli altri non scaturiscono solo critiche e rifiuto ma anche emozioni positive e gratificanti.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico questo può essere d’ausilio nelle fasi iniziali del percorso di cura dove per contenere gli stati d’ansia, la depressione o il nervosismo è possibile fare ricorso a farmaci ansiolitici o antidepressivi.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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