Dislessia

Dr. Luca Giangrande

A cura del Dr. Luca Giangrande

Pediatra

Cos'è Cos'è

La dislessia è una problematica soprattutto genetica ma con fattori ambientali che ne rendono evidenti i sintomi. È più frequente in bimbi con storia familiare positiva e in chi ha avuto difficoltà nell'apprendimento del linguaggio.

Può esserci una compromissione della capacità di riconoscere le forme, o una scarsa memoria di lavoro che impedisce di tenere a mente quanto si è appena letto facendo venir meno l'intuizione delle parole successive.

Cause Cause

Spesso si associa a difficoltà di apprendimento del linguaggio dai tre ai sei anni: mancano alcuni dei 30 fonemi base che compongono la lingua italiana ed è normale che poi le difficoltà si moltiplichino quando questi 30 fonemi debbono essere tradotti in grafemi con solo 21 lettere a disposizione. Il fonema "SC" dolce si produce con l'unione di S e C, ma è dolce solo se seguita da "i" oppure "e".
Le vie nervose preposte a questi compiti sono geneticamente predeterminate ma è lo stimolo ambientale a renderle operative. Ascoltare i genitori che parlano o leggono favole, inventare storie e situazioni, essere parte attiva e non passiva (no ai giochi elettronici e TV con moderazione) facilità sicuramente un corretto sviluppo delle capacità attentive e di letto-scrittura del bimbo. Molto spesso questa problematica coesiste con discalculia e disturbo dell'attenzione.

Sintomi Sintomi

Il linguaggio viene appreso per fasi: la prima riguarda l'acquisizione dei fonemi semplici (a, e, ecc), poi unite in sillabe piane VC (ma, pa), poi c'è il raddoppio di una consonante CVCCV (mamma), poi le trisillabi complesse CVC (per), CCV (sca), CVV (poi). Infine c'è il collegamento parola oggetto, il tutto deve essere completo ai 40 mesi.
In seguito viene considerato l'apprendimento di nuove parole: tra i 12 e i 15 mesi deve imparare mediamente circa 5 parole al mese, e successivamente ne deve acquisire 20 ogni mese.
Se le fasi iniziali non progrediscono o le parole nuove sono scarse, si parla di ritardo del linguaggio. Se queste difficoltà si trascinano, possono in età scolare sfociare in problemi di letto-scrittura.
Prima dei sei anni possono manifestare: disorientamento spazio temporale, non sapere i giorni della settimana, i mesi, sbagliare sopra, sotto, ds, sx, prima e dopo.
Una volta a scuola, i segni premonitori sono: distrazione, poca memoria, perde il segno, salta la riga, non riconosce grafema, rilegge la stessa riga, non capisce cosa ha letto, anagramma le parole (topo >> poto). Non scrive sulla riga, non rispetta margini, lettere di diverse dimensioni, fusioni o separazioni sbagliate (ta volo, iltavolo), sostituzioni b>>p, d>>t, errori di doppie.

Diagnosi Diagnosi

Il sospetto c'è quando il disturbo del linguaggio persiste oltre i 4 anni, monitorando con l'uso di un test (il test di Mc Hartur) che controlla il numero di parole acquisite nel tempo.

Ai 5 anni si può eseguire un test di RAN colori che in pratica simula la lettura di simboli conosciuti dal bimbo e valutare i requisiti prescolastici. Dopo i sei anni e verso i sette, se i sospetti persistono si devono fare test specifici di letto scrittura e di calcolo.

Rischi Rischi

Il rischio che un bimbo possa diventare dislessico è tanto più alto se ci sono casi diretti in famiglia e se c'è stato un disturbo nell'apprendimento del linguaggio. Il rischio invece che tale condizione non sia riconosciuta in tempi brevi, dipende dal fatto che tali soggetti sono intelligenti e mascherano le difficoltà ricorrendo a percorsi logici alternativi che consentono loro buone performance almeno finchè i compiti non diventano complessi.

Ecco perchè a volte questa condizione viene scoperta alle medie, mentre alle elementari i risultati sembravano in linea con quelli degli altri.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Se i test sono positivi, si deve instaurare sia un ausilio scolastico, che può andare dal sostegno nei casi complessi e con co-morbilità, ai semplici aiuti pedagogici quali compiti semplificati, più tempo per eseguirli, aiuto della calcolatrice.

Contemporaneamente va instaurata una terapia logopedica con esercizi quotidiani di letto scrittura. Se invece ci si accontenta solo degli ausili scolastici, si rischia di creare un alibi per il bimbo che smetterà di impegnarsi. Questo va evitato assolutamente.


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