Bulimia

Dr.ssa Silvia Barrucco   A cura della Dr.ssa Silvia Barrucco

Cos'è Cos'è

La Bulimia (significa letteralmente "fame da bue") è definita, secondo i manuali di classificazione, come la compresenza di tre fattori:

  • Ricorrenti episodi di abbuffate con perdita di controllo: per abbuffata si intende l'assunzione di quantità esuberanti di cibo in un periodo di tempo limitato (in genere meno di due ore) senza che la persona ne abbia un pieno controllo, né sappia interrompere volontariamente questo atto. Si esclude dall'abbuffata in senso patologico l'assunzione di abbondanti quantità di cibo in corso di festività o ricorrenze. Le abbuffate, inoltre, avvengono almeno una volta a settimana per un periodo di almeno tre mesi.
  • Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie: l'uso di lassativi, vomito autoindotto, eccessiva attività fisica, ecc come atti di compensazione all'abbuffata per evitare di aumentare di peso.
  • Livelli di autostima eccessivamente influenzati dalla forma fisica e dal peso corporeo: questo è un punto in comune con l'Anoressia Nervosa. Vi è una profonda insoddisfazione per il proprio corpo a tal punto da associare l'andamento del peso con la buona riuscita di ogni aspetto del proprio vissuto.

Cause Cause

Le cause sono molteplici e multifattoriali. Si presenta più frequentemente nelle femmine, nei Paesi Occidentali. Esordisce solitamente in età adolescenziale o giovane età adulta. Può comparire come evoluzione di un disturbo anoressico, quando il soggetto non riesce più a tenere l'ipercontrollo sul cibo e l'ingestione calorica, cede così alla "fame" che diventa incontrollabile, a tal punto che si è incapaci di smettere.

È il disturbo dell'alimentazione più subdolo poiché la persona che ne è affetta prova vergogna e rimorso per la sua condotta alimentare, ma gli atti compensatori fanno sì che riesca a mantenere un peso normale o lievemente aumentato. Pertanto, diversamente dall'anoressia o il Binge Eating, coloro che circondano la persona affetta da Bulimia Nervosa spesso per anni non si accorgono del problema. Il soggetto bulimico, al tempo stesso, mediante gli atti compensatori del vomito/uso di lassativi crede di poter tenere sotto controllo il problema del peso in eccesso e non chiede aiuto. 

Bassa autostima, sindrome depressivo-ansiosa, contesto sociale ipercontrollante e giudicante, obesità infantile, precoce maturazione puberale, storia di abusi sessuali in infanzia sono tutti fattori di rischio per lo sviluppo di Bulimia.

Sintomi Sintomi

Segni che pongono il sospetto diagnostico di Bulimia sono:

  • Aumento ponderale (in genere lieve);
  • segni/sintomi di autoinduzione del vomito: lesioni alle dita o dorso della mano, corrosione dentale, esofagite, nei casi più gravi polmonite ricorrente ab ingestis;
  • segni/sintomi di uso eccessivo di lassativi: colon irritabile, alvo frequente dopo i pasti, tracce ematiche nelle feci;
  • ipopotassiemia, ipocloremia, iponatriemia,lieve aumento dell'amilasi sierica;
  • talvolta, irregolarità mestruali.

Diagnosi Diagnosi

Il sospetto diagnostico si fonda sull'osservazione di uno o più segni/sintomi tipici. Possono essere familiari o soggetti del contesto sociale (insegnanti, istruttori di sport, coetanei) a sospettare la bulimia ed allertare il medico. La diagnosi viene fatta applicando i criteri diagnostici che definiscono la malattia stessa. La diagnosi viene fatta in genere da uno psichiatra o da un medico nutrizionista.

Il disturbo deve essere affrontato, per la sua complessità, da queste due figure professionali. Spesso il paziente bulimico si sottopone a diete molto drastiche e rischia di essere affascinato da figure professionali non qualificate, reiterando le proprie azioni improprie e disfunzionali. 

Rischi Rischi

L'evoluzione della malattia può essere variabile. Il decorso è cronico o intermittente, vi possono essere lunghi periodi di remissione e riacutizzazioni soprattutto in periodi di stress e disagio. I rischi legati al perdurare della malattia sono di diversa natura:

  • Deficit nutrizionali: periodi di diete drastiche, spesso "fai da te" sottopongono l'organismo a carenze nutrizionali anche gravi. Inoltre, il vomito o l'uso dei lassativi può portare a malnutrizione.
  • Grave compromissione di ruolo: il comportamento alimentare disfunzionale arriva a limitare uno o più aspetti della propria vita sociale (lavoro, studio, famiglia, realizzazione personale).
  • Cronicizzazione del disturbo dell'umore associato.
  • Nei casi più gravi vi è rischio di suicidio.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

È una malattia multifattoriale e complessa; vi è una compromissione della sfera mentale ed emotiva del soggetto e coinvolge, al tempo stesso, gli aspetti nutrizionali. Quindi l'atto terapeutico deve essere combinato. Viene corretto il disturbo mentale alla base (depressione, ansia, disturbo di personalità borderline o bipolare) e il paziente deve essere assistito da un medico nutrizionista, che sia competente della materia e che possa correggere i comportamenti disfunzionali del paziente.

La cura necessita di molto tempo. Spesso vi sono delle ricadute e devono essere considerate nel percorso terapeutico. Per questo, il rapporto di cura ha la durata di anni, con una frequenza ed intensità variabile da soggetto a soggetto e nel tempo.

Dr.ssa Silvia Barrucco
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