Apnee notturne

Ultimo aggiornamento: 21/04/2026

Le apnee notturne rappresentano un serio disturbo del sonno, che si caratterizza per continui arresti del respiro, che possono turbare il sonno stesso. Si tratta di una condizione in cui si verificano episodi di interruzione del respiro, con pause respiratorie che si protraggono per almeno 10 secondi o più. 

Si tratta di una condizione patologica molto frequente: secondo le stime dell’European Respiratory Society (ERS), la prevalenza delle OSA a livello mondiale è di circa il 10%, con un rapporto tra uomini e donne che varia indicativamente da 2:1 fino a 5:1. Questa differenza tende però a ridursi nella fase post-menopausale, fino a diventare meno evidente. Nel complesso, si ritiene che nel mondo le persone affette possano superare il miliardo.

La maggiore incidenza nel sesso maschile sembra essere legata a molteplici fattori, tra cui differenze anatomiche e funzionali delle vie aeree superiori, diversa distribuzione del grasso corporeo, peculiarità del controllo della respirazione e assetto ormonale. Nelle donne, invece, il quadro clinico è spesso meno marcato e i sintomi risultano più sfumati e meno specifici; inoltre, la presenza di altre patologie concomitanti può orientare il clinico verso diagnosi differenti.

Apnee notturne

Cause Cause

Le apnee notturne risultano determinate da un’ostruzione delle vie aeree, che può essere parziale o completa. Tale ostruzione è a sua volta determinata da ulteriori cause, che possono presentare un’origine diversa:

  • di tipo anatomica: pensiamo, ad esempio, a una malocclusione dentaria, alle malformazioni, all’ipertrofia tonsillare e diverse altre ancora;
  • una riduzione del tono muscolare dell’orofaringe, o della rinofaringe, come anche dell’ipofaringe. Tale fenomeno è detto ipotonia.

Esistono, inoltre, anche specifici fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza di apnee notturne, tra cui:

  • l’obesità (pur trattandosi di una condizione che può presentarsi anche in pazienti magri o addirittura in età pediatrica). Il 40-60% dei casi di OSA sono attribuiti all’obesità, per numerosi motivi, tra questi vi è un’aumentata suscettibilità al collasso delle alte vie aeree a causa dell’aumentato sovraccarico meccanico e la riduzione del volume polmonare, risultante in una perdita di trazione delle strutture delle alte vie aeree. ;
  • abuso di alcol;
  • l’età avanzata;
  • il vizio del fumo.

Va segnalato, infine, come eventuali allergie stagionali, che provocano congestione nasale, possono aggravare la condizione patologica del paziente.

Sintomi Sintomi

L’apnea notturna rappresenta una condizione patologica che si manifesta con una sintomatologia che va ad inficiare la qualità del sonno del paziente, con ovvie ripercussioni anche sulle ore diurne del soggetto che ne è affetto. Tra i sintomi principali, possiamo riscontrare:

  • durante il giorno, una sensazione di costante sonnolenza;
  • episodi di cefalea al risveglio mattutino;
  • durante le ore di sonno, grave russamento;
  • mentre si dorme, i pazienti registrano frequenti episodi di respiro affannoso, nonché avvertono la sensazione di soffocamento;
  • risvegli improvvisi durante il sonno.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi si pone generalmente dopo una valutazione medica, mediante visita specialistica e, in genere, anche con monitoraggio della respirazione notturna del paziente, tramite un apparecchio specifico.

Durante la visita specialistica, risulta importante la fase anamnestica, in cui il medico raccoglie tutte le informazioni utili a ricostruire la storia clinica del paziente, analizzando anche eventuali esposizioni a fattori di rischio, nonché la sintomatologia riferita.

Dopo questa prima valutazione, al fine di eseguire una diagnosi ancor più approfondita, di solito lo specialista può decidere di ricorrere al monitoraggio della respirazione notturna. Il paziente viene studiato mediante un apparecchio portatile, che indosserà per varie notti, al fine di tenere sotto controllo:

  • la respirazione;
  • la frequenza cardiaca;
  • il flusso d’aria attraverso il naso.

In determinati casi, di solito, può essere utile ricorrere anche alla polisonnografia, che ha lo scopo di rilevare eventuali variazioni durante le fasi del sonno. 

Questo studio consente di valutare e quantificare la presenza di apnee identificando con certezza l'esistenza e l'entità delle apnee notturne; inoltre è in grado di rilevare le modificazioni cardiovascolari caratteristiche di questa patologia.

L'evoluzione tecnologica ha consentito di produrre sistemi di registrazione mediante cui è possibile la registrazione di: rumore respiratorio, flusso aereo oro-nasale, movimenti respiratori toracici ed addominali, elettrocardiogramma, ossimetria, posizione corporea.

Rischi Rischi

I rischi correlati alle apnee notturne sono diversi e possono andare dalle ripercussioni negative sulla qualità della vita quotidiana alla possibilità di sviluppare patologie. Nello specifico, possiamo riscontrare complicazioni rappresentate da:

  • la sonnolenza diurna che le apnee notturne comportano può determinare difficoltà di concentrazione durante lo svolgimento delle consuete attività (dallo studio al lavoro, passando anche per azioni che richiedono attenzione e prontezza di riflessi, come, ad esempio, la guida);
  • di frequente, i pazienti che soffrono di apnee notturne hanno un rischio maggiore di sviluppare l’ipertensione arteriosa, aumentando conseguentemente rischi cardiovascolari, rappresentati da ictus, infarti, aritmie, ecc.

Un capitolo particolare riguarda le possibili conseguenze nei bambini, che possono includere aumento della pressione a livello polmonare, sviluppo di cuore polmonare cronico, rallentamento della crescita, difficoltà comportamentali, riduzione del rendimento scolastico e presenza di sonnolenza diurna. 

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Una volta eseguita una diagnosi che confermi la presenza di un’apnea notturna, lo specialista individuerà la terapia più indicata al paziente, tenendo conto del grado di severità della patologia, nonché delle caratteristiche individuali (età, morfologia, ecc.). Tra le opzioni cui generalmente si fa ricorso, possiamo trovare:

  • controllo e riduzione dei fattori di rischio, mediante la modifica degli stili di vita scorretti, che possono rappresentare una causa alla base del disturbo del sonno;
  • l’utilizzo di specifici apparecchi notturni, come ad esempio il CPAP (acronimo di Continuous Positive Airway Pressure), ovvero una turbina che ha il compito di spingere aria nelle vie aeree mediante una maschera nasale o facciale, impedendo alle vie aeree stesse di collassare;
  • laddove ritenuto necessario e in casi selezionati, un’opzione di tipo chirurgico a carico delle vie respiratorie.

La terapia chirurgica è molteplice e personalizzata in relazione ai siti ostruttivi specifici del singolo paziente. Nei pazienti pediatrici, l’adenoidectomia, associata o meno alla tonsillectomia, è spesso sufficiente a risolvere il problema della roncopatia. Negli adulti, la correzione di eventuali deformità del setto nasale consente di ristabilire una corretta pervietà nasale, mentre la decongestione dei turbinati riduce l’ingombro all’interno delle cavità nasali.

Tra gli interventi più frequentemente eseguiti rientra l’Uvulo-Palato-Faringoplastica (UPPP), che prevede l’asportazione delle tonsille e una parziale resezione del palato molle, con conseguente irrigidimento delle strutture responsabili del russamento e delle apnee. Nei casi di sindrome delle apnee ostruttive del sonno di grado medio o grave, può essere indicato anche l’intervento di sospensione ioidea, che consiste nel fissaggio dell’osso ioide al margine superiore della cartilagine tiroidea, particolarmente utile in presenza di collasso trasversale delle pareti faringee.

Più raramente, e solo in casi selezionati, si può ricorrere a procedure più complesse, quali l’avanzamento bimascellare, che comporta l’avanzamento del mascellare e della mandibola, oppure la riduzione della base della lingua mediante accesso orale.

Per quanto riguarda il decorso post-operatorio, gli interventi di correzione del setto nasale, di riduzione dei turbinati e la palatoplastica presentano generalmente un recupero rapido. L’intervento di sospensione ioidea è solitamente ben tollerato e può determinare solo una lieve difficoltà nella deglutizione nei primi giorni post-operatori. Al contrario, le procedure più invasive, come l’avanzamento bimascellare e la riduzione della base linguale, richiedono un decorso più impegnativo, con una degenza ospedaliera di circa 3-4 giorni.

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Dr. Matteo Simone

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