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Ipertensione arteriosa

Prof. Andrea Semplicini

Prof. Andrea Semplicini

Medico Internista Medico Chirurgo - Professore Associato, Specialista in Medicina Interna ed in Farmacologia Clinica Creato il: 29/06/2017 Ultimo aggiornamento: 19/09/2023

L'ipertensione arteriosa è un aumento persistente della pressione arteriosa. L'ipertensione arteriosa è una delle principali cause di malattia ed è responsabile del 15% dei decessi nella popolazione.  

L'ipertensione raddoppia il rischio di ammalare di malattie cardiovascolari, che comprendono:

  • la cardiopatia ischemica;
  • lo scompenso cardiaco;
  • lo stroke ischemico ed emorragico;
  • l'insufficienza renale;
  • le arteriopatie periferiche.

È spesso associata ad altri fattori di rischio cardiovascolare ed il rischio di ammalare di malattie cardiovascolari aumenta al crescere del numero dei vari fattori di rischio, che il paziente presenta. Una terapia antipertensiva ben condotta riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e renali, ma ancora una larga percentuale ipertesi è trattata in maniera inadeguata o non è trattata affatto.

Ipertensione arteriosa

Cause Cause

L'ipertensione arteriosa è primaria (in passato definita essenziale) in circa il 90% dei pazienti, mentre ha una causa dimostrabile nel restante 10% (ipertensione secondaria).

Nell'ipertensione primaria, l'origine è nell’interazione di fattori molteplici, genetici ed ambientali, solo in parte identificati. Tra i fattori ambientali, vanno ricordati:

  • l'eccessivo apporto alimentare di sodio;
  • l'obesità;
  • lo stress.

Le più frequenti cause di ipertensione secondaria sono l'eccessiva secrezione di aldosterone dai surreni e le malattie renali. Cause molto più rare di ipertensione secondaria sono, invece:

  • la sindrome delle apnee notturne;
  • le malattie vascolari renali;
  • l’eccessiva assunzione di alcol;
  • i contraccettivi orali;
  • la coartazione aortica.

Sintomi Sintomi

L'ipertensione arteriosa è asintomatica, fino a quando non si sviluppano complicazioni negli organi bersaglio.

Vertigini, vampate, cefalea, fiacchezza, epistassi e nervosismo non sono causate da ipertensione non complicata. L'ipertensione grave, invece, può, anche se raramente, rappresentare un’emergenza ipertensiva, perché può causare gravi malattie cardiache, neurologiche, renali e retiniche (cardiopatia ischemica acuta sintomatica, scompenso cardiaco, encefalopatia ipertensiva, insufficienza renale).

Quando compare il danno d'organo, cardiaco, renale, o cerebrale, compaiono i sintomi tipici della malattia d'organo:

  • lo scompenso cardiaco;
  • la cardiopatia ischemica cronica;
  • l'insufficienza renale;
  • e gli esiti dello stroke.

Diagnosi Diagnosi

Per identificare l’ipertensione, è innanzitutto necessaria un’accurata misurazione della pressione arteriosa. Essa può essere effettuata in varie posizioni (supina, seduta, in piedi), in diversi contesti (in ambulatorio o a domicilio) e con strumenti diversi (manuali auscultatori, automatici elettronici). Grazie a strumenti automatici indossabili, la misurazione della pressione può essere effettuata per molte ore, ripetutamente, anche nel soggetto libero di muoversi (monitoraggio indiretto). La misurazione di riferimento per la diagnosi di ipertensione arteriosa è quella effettuata ripetutamente in condizioni standardizzate, in ambulatorio.

La diagnosi di ipertensione viene posta quando la pressione sistolica rilevata è superiore a 140 e/o la pressione diastolica è superiore a 90 mmHg. Per le altre modalità di misurazione della pressione, i valori limite per la diagnosi di ipertensione sono diversi: 135 e/o 85 mmHg per la pressione arteriosa misurata a domicilio e al monitoraggio indiretto durante i periodi di veglia; 120 e/o 70 mmHg durante il periodo di sonno.

Oltre che in base ai valori pressori, il paziente iperteso viene classificato anche in funzione della presenza di segni di danno d’organo, causato da ipertensione (danno cardiaco, vascolare, renale) della coesistenza di diabete e/o di insufficienza renale, e di malattie cardiovascolari (cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, stroke, arteriopatie periferiche, insufficienza renale avanzata). Per tale motivo, in aggiunta alla misurazione accurata della pressione, vengono eseguiti esami per documentare gli eventuali segni di:

  • danno cardiaco (ECG, ecocardiogramma, ecc.); 
  • renale (misurazione della filtrazione glomerulare, dell’albuminuria);
  • vascolare (ecoColoDoppler vascolare).

Fondamentale, è anche la raccolta delle informazioni cliniche relative alla familiarità per ipertensione e malattie cardiovascolari, al fumo, alle malattie cardiovascolari pregresse e/o presenti. La caratterizzazione del paziente e del suo rischio di ammalare di malattie cardiovascolari viene completata con l’identificazione degli altri fattori di rischio (obesità, ipercolesterolemia, iperglicemia).

In qualche paziente, sono necessari anche esami per chiarire una eventuale origine secondaria dell’ipertensione (renale, reno-vascolare, endocrina, sindrome delle apnee notturne).

Rischi Rischi

Grandi studi di popolazione hanno chiaramente dimostrato che, al crescere della pressione, aumenta il rischio di ammalare di:

La relazione è lineare e vale per tutte le età e tutte le etnie. Il rischio di morte per malattie ischemiche di cuore e stroke raddoppia per ogni aumento di 20 mmHg della pressione sistolica e/o di 10 mmHg della pressione diastolica.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Una grande quantità di studi ha chiaramente dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa, quando elevata, riduce significativamente il rischio di malattie cardiovascolari (stroke, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, insufficienza renale) e di morte per eventi cardiovascolari e per tutte le cause.

È fondamentale la correzione di errati stili di vita (obesità, sedentarietà, eccessiva assunzione di alcol e sale), ma, nella gran parte degli ipertesi, è necessaria una terapia farmacologica continuativa. I farmaci a disposizione sono molti, ma appartengono ad un numero limitato di categorie:

  • bloccanti del sistema renina – angiotensina (ACE inibitori e antagonisti recettoriali dell’angiotensina II o sartani);
  • calcioantagonisti;
  • diuretici, antagonisti dell’aldosterone;
  • alfa1- e betabloccanti;
  • anti-adrenergici centrali.

Farmaci appartenenti a categorie diverse vengono gradualmente associati fino al raggiungimento di una pressione arteriosa ottimale (inferiore a 130/80 mmHg in ambulatorio).

Valori pressori leggermente più alti sono accettabili, soprattutto negli anziani. Il danno degli organi bersaglio dell’ipertensione si sviluppa lentamente. Per tale motivo, la riduzione della pressione deve essere graduale per migliorare la tollerabilità. Solo in rare condizioni cliniche, come le emergenze ipertensive, la riduzione deve essere ridotta rapidamente, per prevenire gravi conseguenze cardiovascolari.

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