Trapianto di fegato

Dr. Umberto Maggi

A cura del Dr. Umberto Maggi

Chirurgo Generale

Cos'è Cos'è

Il Trapianto di fegato una procedura chirurgica sviluppata nella seconda metà del XX° secolo, che consiste nella sostituzione del fegato di un paziente con grave malattia epatica con il fegato sano di un donatore d’organi.

Cause Cause

Le malattie oggetto di trapianto di fegato nell’adulto sono molte: si tratta di malattie che di per sé o con l’insorgenza di tumori rendono a rischio la sopravvivenza del paziente e che non sono trattabili con interventi di resezione limitata; si va dalle epatopatie croniche su base virale (visus dell’epatite B o dell’epatite C, soprattutto), a quelle croniche alcoliche (da abuso di alcol) a quelle chiamate colestatiche (colangiti sclerosanti, cirrosi biliare primaria; dalle epatiti fulminanti (ancora da causa virale a quelle da funghi quali l’Amanita Phalloides a quelle da paracetamolo a scopo suicida a forme particolari come nella malattia di Wilson o alla sindrome di Budd chiari) ai difetti congeniti del metabolismo (emocromatosi, protoporfiria, malattia da Wilson cronica).

Altre indicazioni sono rappresentate dai tumori del fegato (soprattutto gli epatocarcinomi). Esistono poi pazienti con malattie particolari quali il fegato policistico, o alcuni traumi, o la malattia di Caroli o l’adenomatosi o la malattia di Rendu Osler. Un aspetto particolare è poi rappresentato da pazienti che, per problemi vari, vengono sottoposti a ritrapianto. 

Sintomi Sintomi

Nelle forme croniche la sintomatologia delle epatopatie croniche è quella caratteristica dei pazienti con grave insufficienza epatica trattati da tempo con terapia medica: i pazienti sono affaticati, spesso itterici cioè con la cute gialla, presentano edemi e versamento in addome (ascite), hanno circoli collaterali da ostacolato deflusso del sangue attraverso la vena porta (varici esofagee, varici emorroidarie) o la vena cava (circoli cutanei). A volte si hanno emorragie digestive o infezioni addominali; questi pazienti sono maggiormente esposti alla insorgenza di tumori primitivi del fegato che spesso vengono trattati con trattamenti limitati (chemioembolizzazioni o termoablazioni) o veri trattamenti chirurgici (resezioni). 

Le forme acute si manifestano con grave affaticamento, disturbi del sensorio (confusione mentale sino al coma), gravi disturbi della coagulazione, grave alterazione degli enzimi del fegato: in questi casi è necessaria una valutazione rapida di epatologi echirurghi per decidere il da farsi in tempi brevi; comunque è necessario uno stretto monitoraggio della evoluzione della malattia.

I sintomi possono essere diversi in altre malattie: nei pazienti con malattia policistica per esempio, il fegato è talmente ingrossato per la presenza delle cisti che i pazienti fanno grande fatica a mangiare ed a nutrirsi in quanto il fegato, a volte anche di 8-10 Kg, comprime lo stomaco; oppure si può avere una insufficienza respiratoria per la eccssiva ditenzione dell’addome da parte del fegato, che riduce lo spazio toracico per il polmone.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi delle malattie epatiche è posta dal medico curante e quindi dall’epatologo; quest’ultimo, valutata la gravità della situazione, si consulta quindi con il Chirurgo che si occupa di trapianti di fegato. In Italia vi sono una ventina di Ospedali che si occupano di trapianti di fegato.

La diagnosi si fa dapprima in base al quadro clinico ed ad esami di laboratorio; quindi si effettuano ecografia dell’Addome, TAC dell’addome, esofagogastroscopie; quando si decida che un paziente necessiti di un trapianto esistono quindi molti altri esami per verificare se il paziente è nelle condizioni fisiche per sottoporsi a tale importante intervento. 

Rischi Rischi

Le complicanze comunque sono molte e possono essere di diversa gravità: in una piccola percentuale di casi il fegato trapiantato può non funzionare (si parla di primary non function), o si può avere una trombosi, ossia una occlusione della arteria epatica.

Complicanze meno gravi possono essere il rigetto acuto o cronico, le infezioni, una insufficienza renale di variabile entità, emorragie post-intervento, complicanze biliari e raramente, tumori a distanza di tempo dal trapianto. La malattia originaria potrebbe ripresentarsi, anche se molti farmaci anche antivirali sono giunti oggi in aiuto ad ostacolare questa possibilità. 

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trapianto di fegato consiste tecnicamente nell’asportazione del fegato malato e nel posizionamento in addome, nella sede del precedente fegato, di quello nuovo. Si effettuano anastomosi con la vena cava del ricevente, con la vena porta, con la arteria epatica e con il coledoco ossia con la via biliare principale del ricevente. L’intervento dura diverse ore. Può essere semplice o può essere gravato da importanti emorragie e complicanze. I ritrapianti, per esempio, possono essere procedure con rischio aumentato. Una trombosi della vena porta nel ricevente può essere una controindicazione ad un trapianto per problemi tecnici. 

Dopo il trapianto la cura principale è basata sui farmaci immunosoppressori: ciclosporina, tacrolimus, micofenolto, corticosteroidi sono i principali. Ormai il rigetto viene ostacolato da farmaci molto potenti tali da non rendere più il rigetto come un aspetto problematico. I pazienti poi che giungono al trapianto per epatiti C o B, oggi vengono trattati prima della procedura chirurgica in modo tale da eliminare i virus prima che questi possano eventualmente danneggiare anche il nuovo fegato. 

Progressi nelle tecniche chirurgiche, nei farmaci immunosoppressori cioè in immunologia, nelle tecniche e soluzioni di perfusione degli organi, nella legislazione degli Stati con la definizione della morte cerebrale, hanno permesso lo sviluppo dei trapianti e dei trapianti di fegato in particolare.

In Europa dal 1980 ad oggi sono stati effettuati oltre 100.000 trapianti ; In Italia si effettuano circa 1.000 trapianti all’anno. Permane però una mortalità in attesa del trapianto di fegato di circa il 6%. Nei 22 Ospedali italiani abilitati, la sopravvivenza dopo 1 anno dal trapianto di fegato negli adulti e nei pazienti pediatrici, nel 2014, è stata dell’86,5%. 

Centinaia di migliaia di pazienti vivono oggi grazie a questa metodica.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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