Steatosi epatica

Dr. Bruno Tozzi
A cura del Dr. Bruno Tozzi
Infettivologo

Cos'è Cos'è

La steatosi epatica è, in sintesi, l'espressione di molte malattie dismetaboliche e di solito del sovrappeso. In particolare la steatosi epatica non alcolica (NAFLD - Non AlcholicFattyLiverDisease) consiste in un accumulo di grassi (trigliceridi) nelle cellule del fegato. Normalmente il grasso rappresenta meno del 5% del peso del fegato, quando questa percentuale è più alta si parla di steatosi.

È considerata uno dei più comuni quadri morbosi del fegato dei paesi maggiormente sviluppati mentre la steatosi epatica alcool-correlata è dipendente dal consumo smodato di alcool ed è caratterizzata parimenti dall’accumulo nelle cellule del fegato di grassi sotto forma di goccioline. Questa lesione è reversibile se il soggetto si astiene dal bere. A tal proposito si segnala che in Italia si consumano notevoli quantità di bevande alcooliche, soprattutto sotto forma di vino; si calcola che ogni italiano adulto beva in media 20 litri di alcool puro all’anno, circa il doppio di 10 anni fa. Siamo al secondo posto, dopo la Francia, nel consumo di alcool pro capite: il risultato di questo non invidiabile primato sono le circa 20.000 morti annue che l’alcool determina nel nostro paese per cirrosi epatica o per altre patologie legate all’abuso di alcool. Questi dati, già di sè eloquenti, acquistano maggior peso sociale se si tiene conto che la cirrosi epatica ha un decorso relativamente lento ma fortemente invalidante.

Si ritiene che la dose massima di alcool assoluto ingeribile quotidianamente senza danno per una persona adulta e sana sia di circa 40 grammi per l’uomo e di poco più della metà per la donna. La quantità di alcool assoluto dipende sia dalla quantità di bevande alcooliche ingerite sia dalla loro gradazione alcoolica. Il consumo di alcool in Italia è un fenomeno in continua evoluzione, in particolare negli ultimi anni sono aumentate, per entrambi i sessi, le prevalenze dei consumatori teenager (14-16 anni) per superalcolici (+ 24,4%), aperitivi alcolici (+ 46,1%) e dei consumatori fuori pasto (+ 50%), specie per il sesso femminile. L’ISTAT, nel corso dell’Alcool PreventionDay organizzato a Roma ad Aprile del 2006, ha confermato che la popolazione giovanissima di 11 anni in avanti ha dichiarato di aver consumato alcool in eccesso - in una sola occasione ed almeno una volta negli ultimi mesi - passando dal 7,1 % del 2003 all’8,4 % del 2005.

Cause Cause

La Steatosi epatica non alcolica è presente nel 10- 25% della popolazione generale specie se in sovrappeso, quindi in media 1 italiano su 4-5 ne soffre; tali percentuali aumentano in modo significativo nei pazienti obesi, fino a valori del 50-90%.L’entità di questo problema non è da sottovalutare, non solo perché la percentuale di obesi nel nostro paese è significativa (20 % ca.), ma soprattutto perché si osserva negli anni recenti un trend di significativo incremento. La formazione di steatosi è legata al ruolo che il fegato ha nel metabolismo dei grassi ed in particolare dei trigliceridi. La steatosi si verifica quando la cellula epatica accumula trigliceridi in conseguenza di un’aumentata captazione di acidi grassi come accade in corso di diabete o in presenza di obesità, oppure per effetto di un aumento della sintesi endogena di acidi grassi come si verifica in corso di insulino resistenza. Un terzo meccanismo alla base dello sviluppo di steatosi è rappresentato da una ridotta eliminazione dei lipidi da parte del fegato come accade in corso di malnutrizione, by-pass digiuno-ileale e diabete. Esclusa l’origine alcolica nei non bevitori, la steatosi epatica è più frequentemente causata da: oltre al sovrappeso ed obesità, alto tasso di colesterolo e soprattutto di trigliceridi nel sangue, diabete ed altre malattie metaboliche, malattie virali (in particolare l’epatite C) e numerosi farmaci (es. estrogeni, corticosteroidi). Molti casi di steatosi che si osserva nella pratica clinica quotidiana riconoscono, comunque, come causa o co-fattore un’alimentazione sbagliata.

Il fegato, infatti, è una delle prime vittime dell’alimentazione scorretta, andando incontro alla steatosi a causa dei troppi grassi che l’organismo produce o che vengono introdotti con la dieta non bilanciata; il fegato, pertanto, non riuscendo a smaltirli e a trasformarli in energia, è costretto ad accumularli. L’alta prevalenza nella popolazione dei fattori di rischio sopra menzionati spiega come la steatosi epatica sia una patologia in aumento o comunque di riscontro clinico sempre più frequente: l’alimentazione, infatti, tende sempre più a non essere adeguatamente bilanciata, in quanto si riducono i cibi salutari come verdura, legumi e frutta per privilegiare quelli ricchi di grassi, elaborati e superconditi. Abitudini alimentari, peraltro, spesso aggravate da uno stile di vita sedentario, che impedisce lo smaltimento delle sostanze energetiche introdotte con la dieta.

dottore e dottoressa

Consulta la lista degli specialisti disponibili che si occupano di Steatosi epatica. Verifica gli specialisti vicino a te 

Sintomi Sintomi

La steatosi epatica non presenta sintomi o, comunque, non è associata a disturbi specifici, se non a un vago senso di dolenzia, “fastidio” o pesantezza al di sotto dell’arcata costale dx o all’emiaddome alto di destra, ad alitosi e a generica pesantezza post-prandiale.

Diagnosi Diagnosi

Molto frequentemente, il riscontro di steatosi epatica è casuale, in seguito ad esami del sangue eseguiti di routine o per altri motivi clinici. La steatosi epatica si caratterizza, talora, per un modesto rialzo delle transaminasi (ALT e AST), espressione biochimica del danno epatico, spesso associato ad un aumento concomitante delle gammaGT.

Il fegato può mostrarsi ingrandito alla palpazione; l’ecografia epatica, esame semplice ed immediato, mostra un fegato “brillante”, facilitando così una rapida diagnosi. Nel caso di steatosi epatica, tali dati, associati ai fattori predisponenti, sono già sufficienti per la diagnosi e per il conseguente approccio terapeutico (per esempio, in caso di steatosi secondaria a sovrappeso od obesità, il calo ponderale graduale tenderà a favorire la risoluzione della steatosi e la normalizzazione dei livelli di transaminasi).

  Scopri gli Specialisti che si occupano di
Steatosi epatica vicino a te 

Rischi Rischi

Nel sospetto che ci sia anche un’infiammazione e/o fibrosi (“steatoepatite non alcolica”), in assenza di altre cause di malattia epatica che la possano giustificare (es. un’epatite cronica da virus C oppure un abuso alcolico, magari sottovalutato), per i motivi sopra citati di rischio di progressione, si potrebbe, talora, ricorrere alla biopsia epatica. Questa servirà sia per la conferma diagnostica che per la valutazione prognostica (grado di infiammazione e di fibrosi) della malattia epatica. Inoltre, la steatosi epatica, in una percentuale variabile dal 8 al 20%, può evolvere verso processi infiammatori e/o necrotici (“steatoepatite non alcolica” o NASH da “non alcoholic steatohepatitis”) con eventuale fibrosi progressiva (nel 10-50% dei casi) del fegato. Le due patologie, in particolare, vanno pertanto distinte, in quanto la steatosi “non infiammatoria” è reversibile con la correzione dei fattori che l’hanno indotta mentre la steatoepatite, per definizione, è complicata da uno stato infiammatorio, citonecrotico e talora fibrotico simile come quadro clinico ed anatomopatologico a quello dell’epatopatia alcolica e può progredire,talora, verso la cirrosi (in circa il 10% dei pazienti in dieci anni). I meccanismi all’origine del danno epatico in questa condizione sarebbero l’alterazione del metabolismo degli acidi grassi indotta dall’insulina, l’ossidazione dei grassi o ancora l’anomala produzione di citochine, note molecole mediatrici dell’infiammazione. 

Se il consumo alcoolico permane nel tempo elevato, si determinano nel fegato lesioni gravi, non più reversibili e progressivamente sempre più rilevanti, il cui esito finale è la cirrosi epatica. In rari casi, infine, un’ ingestione molto rilevante di alcool può causare un danno epatico acuto estremamente grave, caratterizzato da una rapida ed massiva necrosi delle cellule epatiche (epatite acuta alcoolica). L’alcool, inoltre, peggiora ulteriormente le condizioni epatiche dei soggetti già affetti da malattia di fegato di altra etiologia (virale): questi pazienti si devono perciò astenere in modo assoluto dall’assunzione di sostanze alcoliche. Analogamente l’alcool è assolutamente vietato ai bambini, mentre alle donne gravide o che allattano ne può essere concessa una modica quantità. Benché il fegato sia l’organo più colpito, l’azione tossica dell’alcool può spesso interessare altri organi/apparati: nel pancreas può determinare le pancreatiti; nel primo tratto dell’apparato digerente esofagiti, gastriti, duodeniti etc.; nel sistema nervoso i segni clinici progressivamente sempre più gravi che vanno dai semplici tremori sino a disturbi del comportamento (delirium tremens e demenza alcoolica); nel sistema cardiocircolatorio: alterazioni nel tempo del muscolo cardiaco (miocardiopatia dilatativa) e della parete delle arterie.

Attualmente in Italia vi sono almeno 750.000 etilisti cronici: in un caso su due si stima che questi soggetti svilupperebbero la cirrosi epatica entro 5 anni. L’etilismo cronico è un problema umano e sociale di dimensioni notevoli, diffuso a tutte le classi sociali ed è sempre più frequente nel sesso femminile e nei giovanissimi. Si reputa che l’etilismo cronico sia diventato una vera e propria tossicodipendenza psico-fisica. Nel tempo l’epifenomeno è il deterioramento psicologico, comportamentale, sociale e mentale dell’individuo, che si coniuga con l’insorgenza di danni gravi di vari organi ed in particolare del fegato. A tale proposito, sembra doveroso porre l’attenzione sulla “prevenzione” dell’abuso di sostanze alcooliche, che costituisce l’unico presidio veramente efficace per debellare questo grave problema umano e sociale.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Per quanto sopra riportato, non esiste una terapia specifica per curare la steatosi del fegato. Essendo, infatti, questa l’espressione di numerose malattie e, spesso del sovrappeso, la terapia deve essere rivolta alla causa primaria. In particolare, le misure da adottare sono l’eliminazione dell’alcol, una corretta alimentazione (mista, non incentrata solo su grassi e carboidrati ma ricca di frutta e verdura) che porti ad una riduzione del peso corporeo, integrata con l’attività fisica o sportiva, ove possibile. Nel caso di steatosi secondaria a diabete o ad altre patologie, la terapia sarà quella del diabete stesso o delle patologie primitive. Uno studio israeliano evidenzia come la perdita di peso, basata su una dieta di 25 kcal/kg di peso corporeo ideale/giorno per 6 mesi, dà una significativa riduzione della steatosi epatica. Consigli pratici per tenere sotto controllo il “fegato grasso”:

  1. evitare gli alcolici e i grassi animali (burro e grasso della carne);
  2. ridurre l’apporto calorico nella dieta, fino a eliminare l’eventuale sovrappeso;
  3. prevenire qualsiasi rischio di virus-epatite: vaccinazione contro l’epatite B ed evitare contagio da conviventi malati o portatori-sani dell’epatite-C, eliminando l’uso promiscuo di rasoi e altri oggetti di toilette;
  4. attenzione ai farmaci, dei quali non si può mai prevedere la tolleranza in questi soggetti: meglio limitarsi ai farmaci abituali, di cui si conosca l’innocuità e in dose minima efficace soprattutto per gli antibiotici e per le statine;
  5. fare esercizio fisico ogni giorno (es. 5 km a passo sostenuto);
  6. curare le malattie metaboliche associate, specie il diabete e le dislipidemie. (cfr. Fegato e Salute, Compendio di malattie epato-biliari, Bruno Tozzi, Book Sprint Edizioni, giugno 2017)
Dr. Bruno Tozzi
A cura del Dr. Bruno Tozzi
Infettivologo

Specialisti che si occupano di steatosi epatica

Scegli la provincia di tuo interesse e prenota gratuitamente una visita in pochi click.

oppure scegli una provincia

I tuoi Medici preferiti

Caricamento...