Splenomegalia

Prof. Roberto Verzaro
A cura del Prof. Roberto Verzaro
Chirurgo generale

Cos'è Cos'è

Il termine splenomegalia si riferisce ad un patologico ingrandimento della milza, quasi sempre secondario ad un disordine o una malattia che origina in un’altra sede dell’organismo.

La milza misura, in condizioni normali, 12x7cm e si trova in addome, al di sotto del diaframma, a sinistra. In condizioni normali e, in pazienti non particolarmente magri, non si riesce a palpare durante una visita medica se non dopo una profonda inspirazione.

Le funzioni della milza sono molteplici: essa agisce come un grosso linfonodo che filtra, controlla e distrugge, nel sistema reticolo-endoteliale di cui è dotata, eventuali patogeni presenti nel sangue, come ad esempio batteri, virus o globuli rossi invecchiati che non riescono più ad assolvere al loro compito di trasportare l’ossigeno.

Cause Cause

Tre sono, fondamentalmente, i meccanismi che causano la splenomegalia.

Il primo è la cosiddetta iperplasia o ipertrofia splenica, ovverosia un’aumentata funzione della milza che porta l’organo a ingrandirsi. Un esempio di iperplasia è quella secondaria alla sferocitosi ereditaria, una malattia caratterizzata da un difetto congenito della membrana dei globuli rossi. I globuli rossi con la membrana difettosa sono meno flessibili e, passando attraverso il reticolo endoteliale della milza, vengono distrutti. Tutto questo causa un “sovraccarico” di lavoro alla milza e un notevole aumento delle sue dimensioni. Il principale problema della sferocitosi ereditaria è l’anemia, conseguente alla continua distruzione dei globuli rossi e la splenomegalia ne è solo un sintomo. In caso di anemia grave, l’unico trattamento per questa patologia è la splenectomia -la rimozione della milza- per prevenire la continua eliminazione dei globuli rossi difettosi.

Il secondo meccanismo è dovuto ad una congestione passiva del sistema venoso della milza come si osserva, ad esempio, nella cirrosi epatica con ipertensione portale. In questi casi la milza congesta, aumenta di volume e aumenta anche la sua capacità di distruggere gli elementi circolanti nel sangue, come ad esempio le piastrine. Questa aumentata capacità, spiega la piastrinopenia (ridotte piastrine nel sangue, causa di facili sanguinamenti), che si osserva nel paziente cirrotico. In questi casi la terapia è rivolta alla malattia epatica e la rimozione chirurgica della milza non è mai la terapia giusta (salvo in casi eccezionali).

Il terzo meccanismo, per molti versi, il più preoccupante, è l’infiltrazione progressiva nella milza, di cellule tumorali, spesso a partenza dal sistema linfatico (leucemie) o ematopoietico. Anche cellule macrofaghe, cariche di lipidi o amiloide per disordini del metabolismo, possono invadere la milza e farla ingrossare. In questo casi la terapia è anti tumorale o rivolta a curare il difetto metabolico che fa accumulare metaboliti nelle cellule.

Un quarto meccanismo, frequente però nei Paesi tropicali e non in Italia, è dovuto a malattie infettive come la malaria o la kala-azar (leishmaniosi viscerale).

Non dimentichiamo però che, anche se raramente, la milza può essere essa stessa sede di patologie che ne causano un ingrandimento (cisti, ascessi, tumori a partenza dalla milza, echinococcosi).

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Diagnosi Diagnosi

In Italia, se la milza è fortemente ingrandita, palpabile fino a 8 cm al di sotto del margine costale sinistro, la prima diagnosi da escludere è una malattia tumorale come ad esempio la leucemia linfatica cronica o il linfoma di Hodgkin.

Di solito il paziente si rivolge allo specialista per sintomi diversi dall’ingrandimento della milza: anemia, sanguinamenti etc.

Molto utile nella valutazione della splenomegalia è l’ecografia addominale o la TAC dell’addome. Queste modalità diagnostiche, oltre a permettere una valutazione obiettiva delle dimensioni della milza, permettono anche di rilevare patologie associate (linfonodi addominali i ingranditi ad esempio).

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento della splenomegalia è rivolto alla malattia di base. La rimozione chirurgica della milza è riservata alle patologie a partenza splenica (tumori, cisti etc.) e all’ipersplenismo (funzione eccessiva) non altrimenti controllabile.

L’intervento chirurgico si esegue quasi sempre in laparoscopia. Anche quando la milza presenta dimensioni abnormi, dati i grossi vantaggi in termini di ripresa funzionale per il paziente, l’intervento deve essere eseguito sempre con tecnica mini-invasiva.

Con tre semplici fori sulla parete addominale, il chirurgo riesce a mobilizzare la milza, sezionare i vasi che afferiscono ad essa e estrarla attraverso una mini-incisione al di sopra del pube.

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