Pterigio

Dr.ssa Roberta Terrana

A cura del Dr.ssa Roberta Terrana

Oculista

Cos'è Cos'è

Lo pterigio è un escrescenza carnosa della congiuntiva di natura benigna composta di tessuto fibroso e vasi che si estende progressivamente verso la cornea fino ad invaderla.

Lo pterigio ha una forma triangolare, con l'apice del triangolo rivolto verso il naso, solo di rado compare prima dei vent'anni.

Colpisce il sesso maschile due volte più frequentemente di quello femminile. A volte è presente su un solo occhio, a volte invece su entrambi gli occhi, ma in differenti stadi di evoluzione.

Cause Cause

La crescita dello pterigio si associa a proliferazione cellulare, rimodellamento del tessuto connettivo, formazione di nuovi vasi e stato infiammatorio.

Si sviluppa in soggetti predisposti, a seguito di una lunga esposizione ai raggi UV della luce solare.

Sono più frequentemente colpite alcune etnie e alcune categorie lavorative (marinai, muratori, contadini,pescatori, operai addetti ai forni).

L'incidenza è maggiore nei paesi tropicali e subtropicali, ove si è più esposti ai principali fattori di rischio, cioè luce solare, vento, polvere, calore, aria estremamente secca e fumo.

Lo pterigio diventa più invadente quando supera uno degli strati più esterni della cornea chiamato membrana di Bowman, distruggendolo.

Le anomalie del film lacrimale possono comportare un peggioramento nell'evoluzione.

Sintomi Sintomi

Dà una sensazione di fastidio, come di sabbia dentro l’occhio, e quando si infiamma può diventare rosso e causare bruciore e discomfort. In stadio avanzato dà lacrimazione abbondante e forte bruciore.

Se lo pterigio invade l'area più centrale della cornea definita zona ottica, in quanto è fondamentale per una buona visione, ne determina una deformazione sugli assi principali, e dunque l'insorgenza di un astigmatismo che compromette la vista.

Le variazioni dell'astigmatismo indotte dallo pterigio dipendono dalle dimensioni dello stesso.

Pterigi con lunghezza o ampiezza superiori a 3 mm sono correlati ad un tasso statisticamente più elevato di astigmatismo. Invece la morfologia non è influente.

Nei portatori di lenti a contatto, soprattutto morbide e con ampia base d'appoggio, sintomi quali bruciore e lacrimazione insorgono più precocemente, perchè con il continuo sfregamento della lente sullo pterigio si determina uno stato infiammatorio.

Diagnosi Diagnosi

Lo pterigio è visibile durante la visita oculistica al semplice esame alla lampada a fessura. Si compone di tre parti principali: testa, collo e corpo.

La testa rappresenta la parte terminale, può essere rotonda o appuntita, con margini regolari o irregolari, ed è sopraelevata rispetto al piano della cornea, alla quale è strettamente adesa.

Il collo è la porzione intermedia che aderisce meno tenacemente ai piani sottostanti.

Il corpo invece è la parte basale, ha la forma di un ventaglio

Un festone di colore bianco-grigiastro, dovuto a depositi di ferro, si sviluppa sulla cornea anteriormente allo pterigio, restando separato da una sottile striscia di tessuto sano. Questa area festonata si chiama zona progressiva di Stocker-Fuchs, ed è indice del grado di infiltrazione corneale da parte dello pterigio.

Secondo l'entità della vascolarizzazione si distinguono:

  • il grado I o atrofico in cui i vasi episclerali sotto il corpo dello pterigio sono ben visibili;
  • il grado II o intermedio in cui i vasi episclerali sono solo parzialmente visibili sotto il corpo dello pterigio;
  • il grado III in cui i vasi episclerali sono totalmente oscurati dallo pterigio stesso.

Lo stadio I è caratterizzato da un'estensione sulla cornea inferiore a 2 mm.

Frequentemente è asintomatico, tranne quando si infiamma.

Lo stadio II prevede un' invasione corneale fino a 4 mm e spesso crea astigmatismo e interferisce con la normale lubrificazione dell'occhio da parte del film lacrimale.

Lo stadio III è quello in cui lo pterigio si estende sulla cornea per più di 4 mm con coinvolgimento dell'area ottica e compromissione della vista.

Nelle fasi evolute si sviluppa fibrosi congiuntivale, ovvero si crea una sorta di vera e propria estesa cicatrice, che talora limita i movimenti dell'occhio.

La diagnosi differenziale va fatta con l'adesione della congiuntiva ad un' ulcera corneale o con tumori congiuntivali intraepiteliali.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

L'utilizzo di occhiali da sole è essenziale per la prevenzione o quantomeno per il rallentamento della progressione.

Il trattamento medico si avvale di lacrime artificiali somministrate in abbondanza e colliri a base di steroidi nell'evenienza di un' infiammazione.

Nei casi in cui si ha uno stadio evoluto con importante compromissione visiva e rilevante discomfort segnalato dal paziente va asportato chirurgicamente.

I pazienti cronicamente sintomatici, non responsivi alla terapia medica, sono da operare.

L'asportazione senza innesto di membrana amniotica, o utilizzo di immunosoppressori quali la mitomicina C, o innesto di congiuntiva sana dall'occhio stesso del soggetto, è gravata da un alto tasso di recidiva, soprattutto nei primi sei mesi dopo l'intervento chirurgico.

Gli pterigi recidivati sono più aggressivi di quelli originari, con una velocità di progressione maggiore, ed anche un' estensione maggiore.

La membrana amniotica è un sottile strato trasparente, elastico e resistente, che non scatena reazioni immunitarie di rigetto e risulta molto utile nel favorire la riepitelizzazione.

L'applicazione di membrane amniotiche è associata ad alti costi e scarsa disponibilità. La mitomicina C è un farmaco antitumorale della classe degli antibiotici che inibisce la divisione cellulare interferendo con la sintesi del DNA. Posta sul letto sclerale (sulla parte bianca dell'occhio) per 3 minuti è utile nella prevenzione delle recidive.

Anche la mitomicina è piuttosto costosa e può dare come effetti collaterali una perforazione.

Si può ricorrere ad un autotrapianto di congiuntiva prelevando un pezzetto della propria congiuntiva da un altro punto dell'occhio e stabilizzando il lembo con colla di fibrina o coaguli di sangue autologo, entrambi parimenti efficaci nel prevenire la ricomparsa dello pterigio.

I lembi più grandi si stabilizzano meglio con la colla e con le suture piuttosto che col sangue autologo.

La colla di fibrina però riduce maggiormente il rischio di recidiva rispetto alla semplice sutura.

Molti fattori di crescita contribuiscono allo sviluppo dello pterigio, come ad esempio il fattore di crescita dell'endotelio vascolare, il fattore di crescita dei fibroblasti, il fattore di crescita derivante dalle piastrine, il TGF-beta e il TNF-alfa.

Quindi si può anche trarre vantaggio da iniezioni sottocongiuntivali di bevacizumab, ovvero di un principio attivo che contrasti uno dei principali fattori di crescita, il VEGF, per minimizzare il tasso di ricomparsa.

Basterebbero due iniezioni sottocongiuntivali alla dose di 2,5 mg/0,1 ml, prima e dopo l'excisione chirurgica dello pterigio, ben tollerate e con un soddisfacente profilo di sicurezza.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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