Il melanoma è il tumore maligno con la maggiore aggressività tra tutti i tumori cutanei. Esso origina dai melanociti (ossia, le cellule che producono la melanina). Colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini e l'età più colpita è quella tra i 35 e i 50 anni.
Come anticipato, il melanoma origina sempre dai melanociti, cellule che durante lo sviluppo embrionale migrano dalla cresta neurale (tra l’8ª e la 10ª settimana) verso la cute, ma anche verso altri distretti dell’organismo come il tratto intestinale, l’uvea, le mucose e le meningi. Ne consegue che la cute rappresenta la sede più frequente, ma non l’unica possibile di insorgenza del melanoma.
Ogni distretto corporeo può essere interessato dallo sviluppo del melanoma; tuttavia, alcune sedi risultano statisticamente più frequenti in relazione al sesso e all’etnia.
Nelle donne il melanoma interessa più spesso gli arti inferiori, mentre negli uomini è maggiormente localizzato al dorso. Nelle popolazioni asiatiche sono più frequentemente coinvolte le sedi acrali, mentre nei soggetti con pelle scura il melanoma tende a manifestarsi con maggiore frequenza in aree ipopigmentate.
Dal punto di vista epidemiologico, il melanoma colpisce con maggiore frequenza le popolazioni di ceppo europeo caucasico, con incidenza più elevata nelle aree caratterizzate da intensa esposizione solare e in soggetti con fototipo chiaro, in particolare di origine nordeuropea. In Italia, pur con le difficoltà legate alla raccolta di dati epidemiologici completi, si stima un’incidenza di circa 7.000 nuovi casi all’anno.
Nel ceppo asiatico le sedi acroposte sono preferite, mentre nel ceppo nero lo sono le sedi ipopigmentate. Il melanoma può presentarsi sotto molteplici sembianze legate anche alla fase del suo sviluppo e alla sede occupata.
L’insorgenza prima della pubertà è estremamente rara; l’età di maggiore incidenza si colloca generalmente tra i 40 e i 60 anni, pur essendo il tumore osservabile in diverse fasce di età.
Negli ultimi 30 anni, nella popolazione europea o di origine europea degli Stati Uniti, si è osservato un progressivo incremento dell’incidenza del melanoma in tutte le fasce d’età, mentre si è registrata una riduzione della mortalità nei soggetti tra i 20 e i 44 anni e un incremento dei decessi nelle fasce tra i 45 e i 64 anni.
Cause
Tra le cause del melanoma, ci sono diversi fattori di rischio:
- l'alto numero di nei: quando superano i 50, soprattutto se di dimensioni superiori a 2 mm e con aspetto atipico, possono essere un indicatore di soggetto a rischio. Il melanoma può insorgere su nevo preesistente in circa il 30% dei casi. Anche il nevo congenito gigante è considerato a rischio di trasformazione, soprattutto in età pediatrica;
- la presenza di lentiggini solari;
- i capelli rossi o biondi: i soggetti maggiormente a rischio di sviluppare un melanoma sono coloro che presentano un “fototipo chiaro”, cioè quelli con pelle chiara, capelli biondi o rossi, occhi chiari, efelidi e che hanno una scarsa capacità ad abbronzarsi;
- la scarsa capacità di abbronzarsi;
- la facilità alle scottature: l'insorgenza del melanoma è più alta in persone che hanno sviluppato ustioni solari ripetute, in particolar modo nell'età infantile e adolescenziale. Il rischio di sviluppare un melanoma aumenta anche in persone che abbiano un parente di primo grado affetto da melanoma;
- la “familiarità”: sembra essere un importante fattore predisponente. Circa il 5% dei pazienti affetti da melanoma riferiscono la presenza della patologia anche nei parenti di primo grado. Tali soggetti sono di solito più giovani, hanno una prognosi più favorevole e possono presentare melanomi multipli.
L’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti è il principale fattore ambientale, in particolare nei soggetti con carnagione chiara. I raggi UV danneggiano il DNA e le proteine cellulari, riducono le difese immunitarie e favoriscono un aumento del numero dei nevi. Le esposizioni solari brevi ma intense, soprattutto se associate a eritemi o scottature nell’infanzia, sono maggiormente coinvolte nella comparsa del melanoma.
I raggi UV-B sono principalmente responsabili dell’eritema, mentre i raggi UV-A penetrano più in profondità nella cute e contribuiscono al fotoinvecchiamento.
Le campagne educazionali sul controllo dell’esposizione solare e sull’uso corretto dei filtri solari hanno contribuito a ridurre l’incidenza del melanoma.
L’uso di contraccettivi orali e la gravidanza, pur potendo determinare modificazioni cliniche dei nevi, non sembrano influenzare la comparsa o l’evoluzione del melanoma.
Il ruolo del trauma su un nevo nella genesi del melanoma è considerato marginale, sia nei traumi acuti che ripetuti nel tempo.
Sintomi
Solitamente, il melanoma si presenta come una macchia scura di forma asimmetrica, con margini ben definiti ma irregolari.
Le localizzazioni più comuni sono rappresentate dal tronco e dagli arti, in particolare le donne vengono colpite molto più spesso agli arti inferiori rispetto agli uomini, che vengono colpiti prevalentemente al tronco.
In alcuni casi, il melanoma può presentarsi non come una macchia ma come una papula o un nodulo, quindi, come una lesione rilevata.
Diagnosi
La diagnosi del melanoma parte dall’applicazione della formula mnemonica dell’ "ABCDE del melanoma":
- asimmetria: le due metà formate da una linea che passa per il centro della lesione non sono sovrapponibili;
- bordi: irregolari, appuntiti e netti;
- colore: nero o policromo (dal marrone chiaro allo scuro, blu, rosso e rosa);
- dimensioni: diametro massimo superiore ai 6 mm;
- evoluzione: modificazioni nella forma, nel colore e nelle dimensioni in tempi relativamente brevi (mesi).
Bisogna tener presente che più del 90% dei nei si sviluppa nei primi trent'anni di vita; oltre questa età, la comparsa di una macchia, in particolar modo se asimmetrica, deve essere sempre valutata da un dermatologo, in quanto potrebbe non trattarsi di un neo ma di un melanoma.
Un’altra classificazione utilizzata è quella in cui si suddividono i diversi tipi di melanoma secondo le loro caratteristiche cliniche, istologiche ed evolutive:
- melanoma non invasivo: a diffusione superficiale (Superficial Spreading M. SSM) e di tipo lentigo maligna;
- melanoma invasivo (fase di crescita orizzontale): a diffusione superficiale (SSM), a lentigo maligna, ad acrale lentigginoso o mucoso lentigginoso;
- melanoma invasivo (senza fase di crescita orizzontale): nodulare;
- melanomi invasivi rari: desmoplastico, neurotropo, nevo blu maligno, melanoma insorto su componente dermica di nevi congeniti.
Molto utile per la diagnosi precoce è un esame non invasivo, la dermatoscopia o epiluminescenza, che consente l’osservazione ad alto ingrandimento della struttura interna del neo.
La diagnosi istologica della lesione primaria rappresenta il punto di partenza della stadiazione del melanoma, includendo la valutazione della radicalità chirurgica, dell’istotipo e soprattutto dello spessore secondo Breslow. Tale spessore viene misurato dall’epidermide fino al punto di massima infiltrazione tumorale.
Anche la presenza di regressione, pur non modificando direttamente la prognosi, può suggerire una possibile sottostima dello spessore. La presenza di ulcerazione rappresenta invece un elemento istologico peggiorativo.
Un altro elemento fondamentale nella stadiazione è la presenza di metastasi, che più frequentemente coinvolgono cute, sottocute e linfonodi regionali (50–70%), seguite da polmoni (20–30%), fegato (15–20%) e cervello (15–20%), anche se potenzialmente ogni organo può essere interessato.
L’esame clinico e anamnestico consente di individuare precocemente metastasi cutanee (satellitosi, in transito e a distanza) e sospetti di coinvolgimento linfonodale, successivamente confermabili tramite ecografia o agoaspirato con esame citologico. L’ecografia è utile anche per lo studio del fegato. La radiografia del torace rimane un esame di primo livello per la ricerca di metastasi polmonari.
La tomografia assiale computerizzata e la risonanza magnetica sono riservate a casi selezionati per approfondimenti diagnostici mirati. La PET, basata sull’uso di FDG, evidenzia un’elevata captazione nel melanoma ed è utile nella stadiazione.
Un ulteriore indice prognostico negativo è rappresentato dall’aumento della lattico deidrogenasi sierica (LDH).
La tecnica del linfonodo sentinella consente l’identificazione precoce di eventuali metastasi linfonodali e riduce la necessità di dissezioni linfonodali profilattiche. Tramite inoculo di colorante o tracciante radioattivo in sede pericicatriziale si identifica il primo linfonodo di drenaggio, che viene asportato e analizzato istologicamente. In caso di micrometastasi è indicata la dissezione linfonodale radicale.La diagnosi istologica del Melanoma
Sappiamo quanto è importante la definizione istologica del Melanoma in quanto, oltre alla conferma diagnostica, ci offre molti parametri che incidono sulla prognosi, come lo spessore in mm (misurando dallo strato granuloso fino alle più profonde cellule tumorali), il livello di invasione (Clark), l’ulcerazione, la regressione e l’infiltrato linfocitario.
La diagnosi istologica si basa sull’individuazione delle cellule neoplastiche, simili a quelle degli altri tumori. Il Melanoma, tuttavia, si sviluppa essenzialmente secondo due patterns di crescita: orizzontale e verticale.
Caratteristiche istologiche della crescita orizzontale del Melanoma:
- Tumore localizzato prevalentemente nell’epidermide;
- Invasione del derma papillare da singole o gruppi di cellule;
- Le cellule sono simili tra epidermide e derma;
- Mitosi comuni nell’epidermide, rare nel derma;
- Necrosi rara;
- Infiltrato infiammatorio nel derma sotto il tumore.
Caratteristiche istologiche della crescita verticale del Melanoma:
- componente dermica del tumore prominente ed espansiva;
- nidi di cellule che invadono il derma più grandi di quelli dell’epidermide;
- le cellule del derma sono diverse rispetto alle cellule dell’epidermide;
- mitosi variabili;
- necrosi osservate spesso nel derma;
- il tumore si espande dal derma papillare fino al reticolare, raggiungendo anche il grasso;
- infiltrato infiammatorio variabile.
Le forme più comuni di Melanoma nascono e poi progrediscono attraverso entrambe le fasi. Così il Melanoma a diffusione superficiale, la lentigo maligna, il Melanoma acrale lentigginoso ed il mucoso esordiscono con l’aspetto della crescita orizzontale ed, in una seconda fase, assumono l’aspetto della verticale. Il Melanoma nodulare, circa il 15% dei casi, salta la fase orizzontale.
Rischi
Un melanoma non diagnosticato, o individuato troppo tardi, ha la tendenza a crescere progressivamente, ma soprattutto a dare metastasi cerebrali e/o diffuse in particolar modo a polmoni e fegato.
Cure e Trattamenti
Il trattamento del melanoma prevede l'asportazione del tumore. In base al livello di invasività del melanoma, si opta per interventi più o meno radicali. Esistono anche diverse terapie coadiuvanti alla chirurgia, che vanno dalla "vecchia" chemioterapia alle più moderne e promettenti immunoterapie.
La radicalizzazione chirurgica del melanoma si ottiene rispettando le seguenti linee guida:
- melanoma in situ con 0,5 cm di margine sano;
- melanoma con spessore inferiore o uguale a 1 mm e 1 cm di margine sano;
- melanoma con spessore maggiore di 1 mm e 2 cm di margine sano, fino alla fascia muscolare esclusa.
Quando possibile, la chiusura della breccia chirurgica avviene per prima intenzione, evitando l’utilizzo di lembi o innesti. L’escissione completa con margine minimo di sicurezza rappresenta il trattamento iniziale delle lesioni sospette per melanoma; la biopsia incisionale è riservata a lesioni molto estese o localizzate in sedi estetiche come il volto. Dopo conferma istologica e stadiazione (T), si procede alla chirurgia radicale.
L’ampliamento chirurgico ha lo scopo di ridurre il rischio di recidiva locale e di diffusione linfatica. Il melanoma può infatti diffondersi attraverso i vasi linfatici determinando satellitosi, cioè metastasi cutanee entro 10 cm dalla lesione primaria, oppure metastasi in transito, localizzate tra il tumore primitivo e la stazione linfonodale regionale.
Il trattamento del melanoma prevede l'asportazione del tumore. In base al livello di invasività del melanoma, si opta per interventi più o meno radicali. Esistono anche diverse terapie coadiuvanti alla chirurgia, che vanno dalla "vecchia" chemioterapia alle più moderne e promettenti immunoterapie.Terapia medica in caso di metastasi del Melanoma
Il melanoma metastatico è considerata una patologia chemioresistente ed è per tale motivo che molti studi clinici hanno esplorato, in pazienti affetti da forme di melanoma ad alto rischio in trattamento adiuvante, altre opzioni terapeutiche quali l'immunoterapia (Interferone, Interleuchina o vaccini). Malgrado i progressi ottenuti negli ultimi anni con l’introduzione di nuovi farmaci e di nuove combinazioni chemio-immunoterapiche, il melanoma metastatico rimane a tutt’oggi una patologia a prognosi infausta.
Il sito più frequente di metastasi è a livello dei linfonodi regionali (50%), nel 25% dei casi il melanoma metastatizza a distanza (metastasi cerebrali 15-20%, polmonari, epatiche, ossee) e nel restante 25% diffonde contemporaneamente sia ai linfonodi che a distanza.
La prognosi è fortemente influenzata dal sito e dal numero di metastasi tanto che anche la nuova classificazione dell’American Joint Committee on Cancer ha definito tre sottogruppi di stadio IV del melanoma con differenti valori di sopravvivenza a seconda dei siti di malattia: i pazienti con metastasi cutanee hanno una percentuale di sopravvivenza globale a 5 anni del 20% mentre pazienti con metastasi polmonari ed in altri visceri hanno una sopravvivenza globale del 9%.
Alla luce di quanto descritto, è possibile riassumere le principali opzioni terapeutiche per il melanoma metastatico nei seguenti punti:
- la Dacarbazina, un agente alchilante, è il chemioterapico singolarmente più attivo nel trattamento del melanoma metastatico con una percentuale di risposte obiettive del 15-20% e una durata della risposta di circa 6 mesi con solo il 2% di risposte complete. Altri agenti singoli sono stati utilizzati nel trattamento del melanoma metastatico come ad esempio il cisplatino, le nitrosuree ( carmustina e la lomustina ), i taxani, e gli alcaloidi della vinca (la vinblastina) ottenendo comunque una percentuale di risposte del 10-20% e quindi simili a quelle ottenute con la Dacarbazina.
- La Polichemioterapia con associazioni quali lo schema CVD (Cisplatino, Vinblastina, Dacarbazina) e il regime Dartmouth (Cisplatino, Dacarbazina, Carmustina, Tamoxifene), induce nei pazienti affetti da melanoma metastatico, una percentuale più alta di risposte rispetto alla monochemioterapia con Dacarbazina, ma a fronte di una maggiore tossicità senza un sicuro vantaggio in termini di sopravvivenza globale e durata delle risposte. Numerosi studi hanno preso in considerazione, in seguito all’evidenza della loro attività come agenti singoli, l’associazione tra agenti chemioterapici ed immunomodulatori (Interferoni e Interleuchine) sia in associazione che in maniera sequenziale o alternata; tali combinazioni si sono mostrate solo più tossiche rispetto ai regimi di monochemioterapia senza, tra l’altro, mostrare un chiaro beneficio clinico in termini di sopravvivenza.
- La Temozolomide, un derivato imidazotetrazinico orale, convertita spontaneamente in vivo in metazolamide (metabolica attivo della dacarbazina) è un agente alchilante che ha mostrato, in studi randomizzati di fase III di confronto con la dacarbazina, una equivalente percentuale di sopravvivenza globale e stesso profilo di tossicità ma un vantaggio in termini di sopravvivenza libera da progressione e una migliore qualità della vita. Essa rappresenta così un'alternativa terapeutica alla dacarbazina per via endovenosa ed inoltre, rispetto a quest'ultima, la temozolomide attraversa facilmente la barriera emato-encefalica ed ha un effetto radiosensibilizzante fornendo così un utile ausilio nel trattamento delle metastasi cerebrali da melanoma e nella prevenzione delle recidive cerebrali
- La Talidomide, sostanza ad attività antiangiogenetica e modulatrice della risposta biologica, è stata utilizzata con successo nel trattamento del sarcoma di Kaposi, nel mieloma e nei tumori renali e, alcuni studi hanno mostrato un'attività anche nel trattamento, come agente singolo, del melanoma metastatico. Studi in modelli animali hanno mostrato una sinergia con la dacarbazina e la temozolomide ma sono necessari altri studi per confermare tali risultati prelminari.
- La Fotoemustina, farmaco ad elevata lipofilicità rispetto alle altre nitrosuree e quindi con facile penetrazione all’interno delle cellule tumorali e attraverso la barriera emato-encefalica, ha mostrato un elevata efficacia nel trattamento del melanoma metastatico sia come agente singolo (percentuale di risposte del 24%) che in associazione ad altri agenti chemioterapici (dacarbazina, dacarbazina e vindesina).
- Un altro nuovo agente è la proteina antisenso bcl-2 (gene normalmente deputato all'inibizione dell'apoptosi conferendo così immortalità alle cellule), G-3139 (Augmerosin) che, inibendo la trascrizione di questo gene fa acquisire alle cellule suscettibilità ai danni indotti dalla chemioterapia. Si attendono i risultati di uno studio randomizzato di fase III che mette a confronto il trattamento con dacarbazina e G-3139 versus la sola dacarbazina.
- L'Epotilone (BMS-277550) un nuovo agente inibitore della tubulina, in vari studi di fase I ha mostrato attività in varie neoplasie quali melanoma, carcinoma della mammella, dell'ovaio, del polmone e sono in corso studi di fase II per confermare l’efficacia di questo agente nel trattamento del melanoma metastatico.
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