Ernia discale

Ultimo aggiornamento: 27/04/2026

L’ernia discale consiste nello spostamento della parte centrale del disco intervertebrale, chiamata nucleo polposo, attraverso una lesione della sua parte periferica, l’anulus, con conseguente fuoriuscita dalla sede naturale.

Tra un corpo vertebrale e l’altro è presente il disco intervertebrale, una struttura dalla forma simile alle pedine del gioco della dama, al cui centro si trova il nucleo polposo, composto prevalentemente da una componente acquosa. Quando uno o più dischi vanno incontro a una fuoriuscita dalla propria sede, si forma quella che viene definita ernia del disco, poiché il termine “erniare” indica proprio l’atto di “uscire o venir fuori”.

L’ernia discale può verificarsi a tutti i livelli della colonna vertebrale: cervicale, dorsale e lombare. Le forme più frequenti interessano il tratto lombare e, in misura minore, quello cervicale, mentre risultano molto rare a livello dorsale.

All’interno della colonna vertebrale decorrono radici e fasci nervosi che costituiscono un complesso sistema di rami denominato plesso lombare. Da questo sistema originano le innervazioni dirette agli organi contenuti nella pelvi, alla zona perineale e ai muscoli degli arti inferiori, principalmente attraverso il nervo sciatico e le sue diramazioni nei diversi gruppi muscolari.

Queste strutture nervose si trovano nel cavo spinale, una cavità di forma grossolanamente cilindrica compresa tra i corpi vertebrali, situati anteriormente, e le lamine vertebrali, poste posteriormente. Nel cavo spinale decorrono le radicole nervose, racchiuse all’interno di un involucro chiamato sacco durale, che a ogni livello lombare danno origine alle rispettive radici nervose destinate a formare il plesso lombosacrale.

Quando il frammento discale erniato si sposta lateralmente, può comprimere una di queste radici nervose. È proprio questa compressione a determinare l’insorgenza dei sintomi, che dipendono dal livello della colonna coinvolto e dalle strutture nervose interessate.
 

Ernia discale

Cause Cause

L’insorgenza dell’ernia discale può essere legata a diverse cause. Può rappresentare la conseguenza di uno sforzo eccessivo, del sollevamento di un peso eseguito in modo non corretto oppure di un trauma, ed è quindi più frequente in pazienti che svolgono lavori pesanti

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, è il risultato di un processo degenerativo progressivo del disco intervertebrale: con il passare del tempo, infatti, il disco perde elasticità, diventa più rigido e fragile e risulta più esposto a rottura. Per questo motivo, l’ernia discale può manifestarsi anche in soggetti che non compiono sforzi particolari e non svolgono attività lavorative gravose.

Sintomi Sintomi

Quando l’ernia discale interessa il tratto cervicale, il sintomo principale è rappresentato da un dolore al collo che tende a irradiarsi verso un arto superiore e fino alle dita della mano.

Se invece l’ernia è localizzata a livello lombare, il disturbo si manifesta con un dolore nella regione lombare, configurando una lombalgia, che può estendersi lungo un arto inferiore fino al piede. Nella maggior parte dei casi, la sintomatologia è costituita esclusivamente dal dolore.

In alcune situazioni, tuttavia, possono comparire anche deficit neurologici, sia di tipo motorio sia della sensibilità, con gravità variabile.
 

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi di ernia discale si ottiene in modo agevole attraverso l’esecuzione di una risonanza magnetica nucleare. Solo in alcuni casi può essere indicato associare anche un esame elettromiografico.
 

Rischi Rischi

Se il disco erniato si localizza lateralmente su una radice nervosa deputata al movimento di un gruppo muscolare di uno o di entrambi gli arti inferiori, si manifesta una sintomatologia dolorosa nota come sciatalgia. Nei casi più gravi, può arrivare a determinare anche la paralisi dei gruppi muscolari coinvolti. Questo rischio può essere evitato se la patologia non viene sottovalutata e se non si perde tempo con terapie conservative inadeguate.

Quando invece l’ernia discale è in posizione mediana, cioè al centro del decorso del sacco durale, essa comprime l’intero fascio di radicole nervose che si distribuiscono agli organi genitali, alla vescica e al colon-retto, e che ne regolano il funzionamento.

In caso di compressione, acuta o cronica, di tali strutture da parte di un’ernia discale lombare, si può verificare la perdita della loro funzione con la comparsa di: 

  • impotenza sessuale: impotentia coeundi, cioè impossibilità a compiere l’atto sessuale; 
  • vescica neurologica: con difficoltà alla minzione e necessità di autocateterismi;
  • intestino neurologico
  • anestesia della regione ano-perineale: con insensibilità del pene, dei testicoli, della vulva e della vagina.

Questo insieme di manifestazioni cliniche viene definito sindrome della cauda equina.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento iniziale prevede generalmente l’utilizzo di farmaci antidolorifici e antinfiammatori, associati a miorilassanti e, quando indicato, a cortisonici. Tra le terapie non farmacologiche, l’ozonoterapia può rappresentare un’opzione utile e spesso efficace nel controllo della sintomatologia. Superata la fase acuta, è inoltre consigliabile intraprendere un ciclo di fisioterapia, con l’obiettivo di favorire il recupero funzionale e ridurre il rischio di recidive.

Nella maggior parte dei casi, queste misure sono sufficienti a determinare un miglioramento significativo. Quando però il dolore e i sintomi persistono nonostante il trattamento conservativo, oppure quando sono presenti segni clinici importanti, si pone indicazione all’intervento chirurgico.

È fondamentale che, in presenza di sintomi come sciatalgia, lombalgia o disturbi della sensibilità, il paziente venga valutato tempestivamente da uno specialista esperto in chirurgia vertebrale, neurochirurgo o ortopedico. La valutazione non si basa solo sull’esame clinico, ma anche sugli esami strumentali come risonanza magnetica (RM) e/o tomografia computerizzata (TC), utili per definire con precisione la sede dell’ernia, la sua posizione rispetto alle radici nervose della cauda equina e il rischio di compressione sulle stesse strutture.

In questi casi, se i sintomi vengono riconosciuti in tempo, l’intervento chirurgico, consistente nell’asportazione del tessuto discale erniato, può essere risolutivo, a condizione che venga eseguito entro le 24-48 ore dall’esordio dei sintomi. Oltre questo intervallo temporale, il recupero dei deficit neurologici diventa difficile, se non in alcuni casi impossibile. Per questo motivo è essenziale un inquadramento rapido e accurato della situazione clinica.

Sia nelle ernie cervicali che lombari, l’intervento viene eseguito con tecnica microchirurgica, utilizzando il microscopio operatorio:

  • nel tratto cervicale si accede per via anteriore, attraverso una piccola incisione praticata lungo una piega del collo. L’intervento prevede la rimozione del disco e dell’ernia e il posizionamento di un distanziatore (cage) nello spazio discale svuotato, con lo scopo di mantenere la corretta altezza tra le vertebre;
  • nel tratto lombare, invece, l’intervento viene eseguito per via posteriore, attraverso una piccola incisione sulla schiena, e consiste nella rimozione del frammento erniario.
In entrambi i casi, il recupero post-operatorio è generalmente rapido: il paziente si alza il giorno successivo all’intervento e viene dimesso il giorno seguente. La ripresa delle normali attività avviene in modo graduale, evitando il sollevamento di pesi e gli sforzi eccessivi per circa 30 giorni.
 

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Dr. Pietro Brignardello

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Medico Chirurgo, specialista in Neurochirurgia
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