Dito a scatto

Dr. Federico Maria Sacchetti
A cura del Dr. Federico Maria Sacchetti
Ortopedico

Cos'è Cos'è

Il "dito a scatto" è una patologia infiammatoria che colpisce le guaine sinoviali che rivestono i tendini flessori delle dita della mano. Tali guaine hanno la funzione di produrre un liquido lubrificante e quindi di facilitare lo scorrimento dei tendini nel loro canale. Il canale o “tunnel” dove scorrono i tendini ha un “pavimento” che è costituito da osso e diverse “volte” costituite da tessuto fibroso rigido, chiamate pulegge. 

L'infiammazione provoca il restringimento del “tunnel” e riduce la capacità di scorrimento del tendine (tenosinovite stenosante); con il passare del tempo e con l’uso della mano nelle attività quotidiane, il tendine strozzato si dilata e forma un nodulo che entrando ed uscendo dal “tunnel” ristretto, provoca il caratteristico “scatto” del dito ed alimenta il processo infiammatorio. 

Cause Cause

Nella maggior parte dei casi è impossibile trovare la causa scatenante dell’infiammazione. A volte la comparsa della sintomatologia può essere attribuita ad attività quotidiane o lavorative che richiedono un uso ripetitivo della mano (cucire, uso di pinze o forbici, uso del cellulare).

Quando la sindrome colpisce più dita contemporaneamente e/o è associata ad altre patologie articolari, potrebbe essere provocata da alcune patologie reumatologiche (artrite reumatoide, artrite psoriasica…) che vanno escluse nel processo diagnostico. 

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Sintomi Sintomi

Nelle fasi iniziali la sintomatologia è caratterizzata dal dolore che si presenta durante il movimento delle dita. Con il persistere dell’infiammazione il tendine ingrossato rimane incarcerato all’interno del “tunnel” ed il dito si blocca in flessione.

Per estendere il dito è necessaria una contrazione energica o l’aiuto dell’altra mano e si avverte il caratteristico “scatto”. Il fenomeno dello scatto può essere associato o non associato a sintomatologia dolorosa ed è molto frequente la mattina al risveglio.

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi è clinica, ossia è sufficiente la visita del medico specialista che palpando la “puleggia”, evoca la sintomatologia dolorosa e/o riproduce lo “scatto” muovendo il dito in flesso estensione. Solo in rari casi può essere utile eseguire un esame ecografico per escludere altre patologie (ad esempio delle cisti sinoviali).

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Rischi Rischi

La sindrome del dito a scatto non predispone a particolari rischi. Il dito coinvolto può rimanere bloccato in flessione se il tendine ingrossato non riesce più ad uscire dal proprio tunnel ed in casi estremamente rari il tendine si può rompere. La rottura del tendine è una complicanza invalidante che richiede interventi chirurgici molto più complessi.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Nelle fasi iniziali (giorni - settimane dalla comparsa dei sintomi) il trattamento è conservativo, ossia vengono utilizzati farmaci anti-infiammatori, fisioterapia locale (laserterapia, ionoforesi..) ed infiltrazioni locali di cortisone. Si possono eseguire al massimo 1-2 infiltrazioni di cortisone, poiché questo farmaco ha un ottima funzione anti infiammatoria ma ha la capacità di ridurre la resistenza del tendine e di facilitarne la rottura. 

Se i trattamenti conservativi falliscono o se la sintomatologia è particolarmente invalidante (blocchi frequenti associati a dolore), è necessario l’intervento chirurgico di “tenolisi” che consiste nell’aprire il “tunnel” (puleggia) per consentire al tendine di scorrere liberamente. L’intervento viene eseguito in regime ambulatoriale con anestesia locale con un'incisione di circa 2-3 cm; il paziente può muovere liberamente le dita della mano subito dopo l’intervento. Dopo circa 10-12 giorni vengono rimossi i punti di sutura ed il paziente può riprendere una vita pressoché normale evitando attività ripetitive e di forza con la mano operata per altri 7-14 giorni. 

Le complicanze dell’intervento, fortunatamente molto rare, sono le infezioni, la cicatrice dolorosa, lesioni dei piccoli nervi o vasi che decorrono accanto alla puleggia ed il “fenomeno della corda d’arco” (se per liberare il tendine viene aperta più di una puleggia, il tendine stesso non sarà più aderente all’osso, perde la sua funzione flessoria e resta teso ed evidente al di sotto della cute del palmo della mano).

Dr. Federico Maria Sacchetti
A cura del Dr. Federico Maria Sacchetti
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