Medicina di genere: i diversi effetti dei farmaci sull'uomo e la donna

Vorrei attirare l’attenzione del lettore su un paradosso che abbiamo tutti davanti agli occhi: nessuno che entri in una farmacia e si chieda se tutti quei farmaci, regolarmente registrati e autorizzati dall’AIFA, siano attivi nei due generi della nostra specie. La risposta sarebbe davvero imbarazzante dal momento che i farmaci non hanno lo stesso effetto sull’uomo e sulla donna. Per essere più precisa dovrei dire che sì, alcuni avranno un effetto analogo, altri no, ma non ci è dato saperlo.

Illustrazione 1 - Psichiatria

La Scienza è maschilista?

La Scienza con l’esse maiuscola non si è curata di controllare come agisca una stessa molecola sulla donna, come agisce sull’uomo lo sa bene perché le aziende farmaceutiche da sempre sperimentano in fase 3, quella clinica sugli umani, ma non sulla donna, se si eccettuano i farmaci specifici della sfera ginecologica.

Perché un farmaco per l’ipertensione, per il diabete o per le malattia reumatiche o autoimmuni, tanto per citare patologie comuni ai due generi, si sperimenta in fase clinica solo sull’uomo? Forse è per contenere i costi e per evitare i risultati alterati dal ciclo o dalla gravidanza nella donna. Basterebbe fare protocolli appropriati.

L'uomo come riferimento normale

La medicina e la scienza progrediscono di continuo: nuove scoperte, la conoscenza del genoma umano, le superspecializzazioni, la possibilità di modificare il corso della vita e di determinarne l’inizio e la fine (con i relativi aspetti etici), le terapie calibrate sulla genetica individuale.

Eppure l’attuale scienza medica ha una carenza paradossale: la maggior parte della ricerca alla base degli atti medici è stata condotta sull'uomo e indagini e terapie vengono quotidianamente traslati alla donna in molti casi senza prove, considerando l'uomo il riferimento normale.

Il mondo scientifico (epidemiologi, biologi, medici) nei confronti del mondo femminile è stato colpito dalla sindrome del bikini: gli studi sulla donna negli ultimi decenni si sono concentrati sull'apparato riproduttivo e sullla mammella. Di fatto la scienza medica ha studiato solo il genere maschile: la maggior parte dei lavori epidemiologici sono stati condotti sugli uomini, così come la maggior parte delle sperimentazioni cliniche, dei test farmacologici, degli esami di laboratorio e della diagnostica per immagini. Tutte indagini dove le variabili di genere sono state scarsamente considerate.
 

Perché lo stesso farmaco non agisce nella donna come nell’uomo?

Perché fin dalla fase embrionale il testosterone e gli estrogeni influenzano lo sviluppo anatomico e fisiologico del nostro organismo in modo diverso nei due generi. Genoma, XX e XY, ovvio che ci siano differenze e diversità in tutte le funzioni d’organo, ovvio che il cuore batte nei due generi ma anche l’attività cardiocircolatoria è differente nella donna rispetto all’uomo.

Per esempio: la donna è tachicardica, la frequenza cardiaca è più veloce nella donna anche durante il sonno; nella donna l’aterosclerosi colpisce in prevalenza i piccoli vasi dell'albero coronarico, nell'uomo invece i grossi vasi (la coronarografia può non essere l'esame giusto nel sesso femminile).
 

Quante donne soffrono di malattia coronarica?

La malattia più frequente nel mondo occidentale, responsabile di più del 50% delle morti è quella cardiovascolare (infarti, ictus, aneurismi). Gli studi epidemiologici sulle cause di questa malattia fin dagli anni '50 sono stati condotti solo sugli uomini. 

Oggi invece sappiamo che la malattia coronarica, considerata una tipica malattia maschile, è più frequente nella donna che nell'uomo. Perchè? Non solo perchè la donna invecchia di più ma anche perchè i fattori che provocano questa malattia agiscono in modo diverso nella donna rispetto all'uomo, per cui le azioni di prevenzione sono state condotte probabilmente in modo sbagliato. Il risultato è che nella donna le malattie cardiovascolari non sono diminuite come nell'uomo nel corso degli ultimi 30 anni, anzi sono in aumento.

Perchè tanti ritardi nella diagnosi?

La malattia cardiovascolare è la maggiore causa di morte per le donne. Viene diagnosticata tardivamente perché ha una sintomatologia anomala: nausea, vomito, iperacidità, senso di peso retrosternale, dolore che irradia al collo con nevralgia mascellare, stanchezza, astenia, sudorazione, ansia. I sintomi di infarto possono essere profondamente differenti nella donna rispetto all'uomo.

Morire di crepacuore

Di “crepacuore” muoiono solo le donne: si chiama sindrome di tako-tsubo="trappola per polipi" in giapponese, per la strana forma che assume il cuore colpito dalla malattia. Ha bassa incidenza, circa l’1%, ma colpisce solo le donne e può essere indotta da una acuta e grave sofferenza come la perdita di un familiare o un forte trauma psichico.
 

Diabete: altre differenze di genere

E ancora, altre differenze di genere: il diabete è molto più grave nella donna (provoca l’infarto 3 volte più che nell'uomo); l'infiammazione provoca aterosclerosi nella donna più che nell'uomo; la cosiddetta aspirinetta, caposaldo della prevenzione dell'infarto, nella donna non funziona; il colesterolo totale ha un diverso significato nella donna.

Quali patologie compromettono la salute della donna?

In oncologia il cancro del polmone nella donna è periferico e quindi causa meno sintomi. Per cui si diagnostica in fase più critica.

Il cervello nell'uomo ha più cellule (neuroni). Il cervello della donna invece ha maggiori connessioni intraneuronali, come dimostra il corpo calloso molto più spesso.

La donna ha la metà, rispetto all’uomo, di deidrogenasi alcoolica, l’enzima che metabolizza l’alcool. Quindi a parità di alcoolici introdotti la donna si sbronza il doppio. È anche più sensibile alla morfina e alle droghe in genere.

La composizione della bile è differente nei due sessi e la donna ha più facilità ad avere calcoli.

L’ O.M.S., l’organizzazione mondiale della sanità, prevede che entro il 2030 il numero delle donne overfifty (ultracinquantenni) nel mondo raggiungerà 1 miliardo e 200 milioni circa.
 

Che cos'è la medicina di genere?

Ecco la nascita e la necessità della Medicina di Genere, che non è la medicina che studia le malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma è la scienza che studia l'influenza del genere maschile e femminile sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica di tutte le malattie per giungere a decisioni terapeutiche basate sull'evidenza sia nell'uomo che nella donna.
 

Cosa fa la medicina di genere?

La medicina di genere, che vede oggi nascere istituti, cattedre e centri in tutto il mondo, è quindi una scienza multidisciplinare che vuole dedicarsi alla ricerca per: descrivere le differenze anatomo-fisiologiche a livello di tutti gli organi e sistemi nell'uomo e nella donna; identificare le differenze nella fisiopatologia delle malattie; descrivere le manifestazioni cliniche eventualmente differenti nei due sessi; valutare l'efficacia degli interventi diagnostici e terapeutici e delle azioni di prevenzione; sviluppare protocolli di ricerca che trasferiscano i risultati delle ricerche genere-specifiche nella pratica clinica.
 

Quali sono gli obiettivi della medicina di genere?

Si stanno mettendo a fuoco le differenze anatomo-fisiologiche di genere. Nascono così nuovi filoni di ricerca scientifica dedicati alla donna, al suo cuore, al suo metabolismo, al suo cervello. Oggi la scienza medica ha capito che si deve occupare seriamente delle problematiche sanitarie femminili se vuole allontanare quella che, nel giro di pochi decenni, potrebbe annunciarsi come la più grande disfatta della medicina: milioni di donne al mondo affette dalle temibili malattie cardio-cerebrovascolari, polmonari, metaboliche, neurodegenerative; donne bisognose di cure ed assistenza con costi socio-sanitari ed economici di portata enorme, insostenibile, anche per le società più evolute. Per non parlare dei costi umani e delle inevitabili rotture di delicati equilibri che, all’interno della famiglia e della società, solo la donna riesce a gestire al meglio.
 

Gender Challenge: per una sanità equa

In realtà già nel 1988 l’ O.M.S. aveva lanciato un “Gender Challenge” alle nazioni e alle organizzazioni internazionali per una migliore valutazione dei fattori di rischio che coinvolgono la salute della donna e lo sviluppo di strategie di prevenzione mirata al genere femminile.
L’attuale ministro della Salute ha avviato promettenti iniziative sulla Medicina di Genere. Possiamo quindi cominciare a sperare che anche nel nostro Paese sorgano ospedali e istituti che studino le differenze di genere nelle stesse malattie. E si possano prevenire, diagnosticare e curare con la stessa efficacia nei due generi della nostra specie.

 

Bibliografia

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