Tumore del testicolo

Ultimo aggiornamento: 20/10/2026
Il tumore del testicolo è una neoplasia maligna che si sviluppa quando alcune cellule del testicolo iniziano a moltiplicarsi in modo incontrollato. I testicoli sono gli organi contenuti nello scroto, la sacca cutanea situata sotto il pene, e producono gli spermatozoi e alcuni ormoni, tra cui il testosterone.

La maggior parte di queste neoplasie origina dalle cellule germinali, dalle quali derivano gli spermatozoi. Si distinguono due gruppi principali:
 
  • seminomi, che generalmente crescono più lentamente;
  • non seminomi, che comprendono carcinoma embrionale, tumore del sacco vitellino, coriocarcinoma e teratoma, con caratteristiche ed evoluzione differenti.
Sono possibili anche forme miste, costituite da più componenti cellulari. La presenza di una componente non seminomatosa determina l’inquadramento del tumore come non seminoma e orienta le successive scelte terapeutiche.

Più raramente, le neoplasie testicolari nascono dalle cellule di sostegno o da quelle coinvolte nella produzione ormonale, come le cellule di Sertoli e di Leydig. Queste forme hanno un comportamento diverso dai tumori germinali e possono essere benigne o maligne.

Il tumore interessa generalmente un solo testicolo. Pur essendo poco frequente nella popolazione generale, è una delle neoplasie caratteristiche dei giovani adulti.
 
Tumore del testicolo

Cause Cause

Le cause del tumore del testicolo non sono completamente conosciute. La malattia deriva da alterazioni dei meccanismi che controllano lo sviluppo e la crescita delle cellule, ma nella singola persona non è generalmente possibile identificare un evento preciso che l’abbia provocata.

Sono invece riconosciute alcune condizioni che aumentano la probabilità di svilupparlo:
 
  • criptorchidismo, cioè la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nello scroto;
  • familiarità, soprattutto quando il tumore ha interessato un padre o un fratello;
  • precedente tumore testicolare, associato a un rischio maggiore di una nuova neoplasia nell’altro testicolo;
  • alcune anomalie dello sviluppo testicolare, comprese condizioni nelle quali il testicolo è poco sviluppato o presenta una funzione alterata.
Il criptorchidismo è uno dei principali fattori di rischio per il tumore del testicolo. Correggerlo chirurgicamente durante l’infanzia può ridurre questo rischio, senza riportarlo allo stesso livello di chi non ha mai avuto la condizione. Per questo è importante segnalarlo al medico anche in età adulta, pur se l’intervento risale a molti anni prima. (AIRC, 2023).

Avere un fattore predisponente non significa che il tumore si svilupperà. Viceversa, la malattia può comparire anche in assenza di condizioni di rischio conosciute (National Cancer Institute, 2023).
 

Sintomi Sintomi

Il segno più caratteristico è la comparsa di un nodulo del testicolo, spesso non doloroso. Talvolta, però, non si avverte una formazione distinta: si nota piuttosto che il testicolo è diventato più grande, più duro o diverso rispetto al solito.

Le manifestazioni locali possono comprendere:
 
  • gonfiore o aumento delle dimensioni del testicolo;
  • cambiamenti della forma o della consistenza;
  • sensazione di pesantezza nello scroto;
  • dolore o fastidio al testicolo, allo scroto o all’inguine;
  • accumulo di liquido nello scroto.
Meno frequentemente si osserva una riduzione del volume testicolare. L’assenza di dolore non permette di considerare innocua un’alterazione, così come un testicolo dolente non indica necessariamente la presenza di un tumore.

Disturbi simili possono infatti dipendere da cisti, infiammazioni, varicocele o altre condizioni non tumorali. Una nuova alterazione va quindi valutata dal medico, senza cercare di stabilirne la natura attraverso il solo aspetto o la palpazione (AIRC, 2023; National Cancer Institute, 2023).

In alcune forme possono comparire dolore lombare o addominale e, quando sono interessate altre sedi, tosse persistente o difficoltà respiratoria. Più raramente si sviluppa ginecomastia, cioè un aumento del tessuto mammario, legato alla produzione di ormoni da parte di alcune neoplasie (EAU, 2026).

Un dolore testicolare improvviso e intenso richiede una valutazione immediata in pronto soccorso, perché potrebbe dipendere da una torsione testicolare. Questa condizione compromette l’afflusso di sangue al testicolo e deve essere trattata rapidamente per evitare danni all’organo (NHS, 2025).
 

Diagnosi Diagnosi

Il percorso diagnostico può iniziare dal medico di medicina generale e prosegue con la valutazione dell’urologo. Il colloquio permette di ricostruire la comparsa dei disturbi e di raccogliere informazioni sulla storia personale e familiare; durante la visita vengono poi esaminati i testicoli e ricercati eventuali altri segni rilevanti.

L’ecografia testicolare, eseguita su entrambi i testicoli, è l’esame strumentale di riferimento. Aiuta a stabilire se una lesione si trovi nel testicolo o nelle strutture circostanti e se sia solida oppure contenga liquido. Queste informazioni orientano il sospetto diagnostico, ma non sempre consentono, da sole, di definire la natura del reperto.

Quando si sospetta una neoplasia vengono misurati nel sangue alcuni marcatori tumorali:
 
  • alfa-fetoproteina (AFP);
  • gonadotropina corionica umana (hCG, spesso dosata come beta-hCG);
  • lattato deidrogenasi (LDH).
I risultati contribuiscono all’inquadramento della malattia, ma valori normali non escludono un tumore testicolare. Anche un aumento dei marcatori deve essere valutato insieme agli altri risultati, perché questi esami, da soli, non bastano a diagnosticare un tumore del testicolo. (EAU, 2026).

La conferma della diagnosi si ottiene con l’esame istologico, cioè l’analisi al microscopio del tessuto ottenuto attraverso una procedura chirurgica, scelta dallo specialista in base alle caratteristiche della lesione. L’esame identifica il tipo di tumore e ne valuta alcuni aspetti utili a orientare le cure, come l’eventuale presenza di cellule tumorali nei piccoli vasi sanguigni o linfatici.

Per capire se la malattia è limitata al testicolo oppure si è diffusa ai linfonodi o ad altri organi, si procede alla stadiazione, ossia alla valutazione della sua estensione. A questo scopo viene utilizzata la TC di torace, addome e pelvi; in situazioni specifiche può essere indicata anche la risonanza magnetica. La PET, invece, non rientra negli esami raccomandati per la stadiazione iniziale di routine (EAU, 2026).

In termini generali, si distinguono:
 
  • stadio I, senza evidenza di diffusione ai linfonodi o agli organi distanti;
  • stadio II, con coinvolgimento dei linfonodi regionali dell’addome;
  • stadio III, che comprende la diffusione a distanza e alcune situazioni con marcatori particolarmente elevati.
Lo stadio viene assegnato considerando insieme istologia, immagini e marcatori, non soltanto le dimensioni del tumore. Gli accertamenti e la loro sequenza dipendono dalla situazione clinica e vengono definiti dallo specialista.

Per le persone senza sintomi non esiste uno screening standard del tumore testicolare. Conoscere l’aspetto e la consistenza abituali dei propri testicoli può aiutare a riconoscere cambiamenti da riferire al medico.

L’autopalpazione, raccomandata soprattutto nei gruppi a rischio, non previene però la formazione della neoplasia e non consente di confermarla o escluderla (National Cancer Institute, 2025; EAU, 2026).
 

Rischi Rischi

La progressione della malattia può portare alla formazione di metastasi, cioè localizzazioni tumorali al di fuori del testicolo. Sono frequentemente coinvolti i linfonodi retroperitoneali, situati nella parte posteriore dell’addome; la diffusione può interessare anche i polmoni e, in alcune forme avanzate, altri organi.

L’estensione incide sulla complessità delle cure, ma la prognosi dipende anche dal tipo di neoplasia, dai marcatori e dalla risposta ai trattamenti. La presenza di metastasi non esclude la possibilità di guarigione, sebbene le prospettive siano differenti nei diversi gruppi di pazienti.

Le linee guida europee riportano una sopravvivenza relativa a cinque anni di circa il 95% nell’Europa occidentale. Il dato riguarda l’insieme dei pazienti e non coincide con la probabilità individuale di guarigione, che richiede una valutazione del quadro clinico (EAU, 2026).

Una possibile conseguenza riguarda la fertilità. La produzione di spermatozoi può essere alterata già alla diagnosi e alcuni trattamenti possono comprometterla ulteriormente, in modo temporaneo o permanente. L’asportazione di un solo testicolo non comporta automaticamente infertilità: se quello restante funziona adeguatamente, può mantenere la capacità riproduttiva (National Cancer Institute, 2023; NHS, 2024).

Dopo le cure rimane inoltre una possibilità di recidiva. Alcuni pazienti possono sviluppare un deficit di testosterone o effetti tardivi dei trattamenti, tra cui problemi cardiovascolari e, per determinate esposizioni terapeutiche, un aumento del rischio di altre neoplasie. Queste conseguenze non riguardano tutti allo stesso modo: dipendono dalle cure ricevute, dalla loro intensità e dalle condizioni individuali (EAU, 2026).
 

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

Il trattamento viene definito attraverso il confronto tra urologo, oncologo e altri specialisti coinvolti. L’obiettivo è controllare la malattia limitando, quando possibile, gli effetti delle cure sulla salute e sulla qualità di vita.

Il primo passaggio è generalmente l’orchiectomia radicale inguinale, chiamata anche orchifunicolectomia, che prevede l’asportazione del testicolo interessato e del funicolo spermatico. Quest’ultimo contiene vasi sanguigni, nervi e il dotto che trasporta gli spermatozoi. L’intervento avviene attraverso un’incisione all’inguine, evitando l’accesso dallo scroto per ridurre il rischio di recidiva locale.

La conservazione di parte del testicolo può essere considerata in casi selezionati, per esempio in presenza di un unico testicolo o di particolari lesioni di piccole dimensioni, dopo un’attenta valutazione specialistica. Durante l’operazione o successivamente è possibile inserire una protesi testicolare, che riproduce l’aspetto del testicolo senza svolgerne le funzioni (EAU, 2026).

Quando il tumore è localizzato, l’intervento può essere sufficiente. In questi casi può essere proposta la sorveglianza attiva, un programma di controlli che permette di riservare ulteriori terapie alle persone nelle quali la malattia ricompare. Questa scelta richiede di valutare il rischio di recidiva e la possibilità di rispettare gli appuntamenti previsti.

Nel seminoma al primo stadio la sorveglianza rappresenta generalmente l’opzione preferita quando è praticabile. Nei non seminomi la decisione tiene conto anche delle caratteristiche istologiche, in particolare dell’eventuale invasione dei piccoli vasi. Se il beneficio atteso lo giustifica, si propone una terapia adiuvante, cioè un trattamento aggiuntivo dopo la chirurgia per ridurre la probabilità di ricomparsa (EAU, 2026).

Le ulteriori possibilità terapeutiche comprendono:
 
  • chemioterapia, che raggiunge le cellule tumorali attraverso il sangue. Ha un ruolo centrale nella malattia diffusa, generalmente con combinazioni basate sul cisplatino, e viene utilizzata anche in alcune forme iniziali;
  • radioterapia, indicata in determinate situazioni di seminoma. Non viene proposta di routine nel seminoma al primo stadio e non ha un ruolo nel trattamento ordinario dei non seminomi;
  • linfoadenectomia retroperitoneale, ossia l’asportazione dei linfonodi addominali, riservata a pazienti selezionati o ad alcune masse residue dopo la chemioterapia.
La chirurgia dei linfonodi richiede esperienza specifica e può comportare alterazioni dell’eiaculazione. Quando il quadro lo consente, le tecniche che preservano i nervi aiutano a ridurre questo rischio (EAU, 2026).

Prima delle terapie vengono discussi anche gli effetti indesiderati e le eventuali controindicazioni. La chemioterapia può causare nausea, stanchezza, perdita dei capelli e riduzione delle difese immunitarie; secondo i farmaci impiegati, può interessare reni, udito, nervi periferici o polmoni. Lo schema viene quindi scelto tenendo conto anche delle condizioni che potrebbero aumentarne la tossicità.

La crioconservazione del seme va affrontata prima di iniziare le cure, possibilmente già prima dell’intervento quando clinicamente fattibile. Consiste nel congelare e conservare campioni di liquido seminale per un eventuale impiego futuro nella procreazione medicalmente assistita. Una consulenza andrologica permette di valutare le opzioni disponibili in relazione alla situazione della persona (EAU, 2026; National Cancer Institute, 2023).

Se il tumore ricompare o non risponde al trattamento iniziale, possono essere considerate altre combinazioni chemioterapiche e ulteriori interventi chirurgici. In pazienti selezionati si ricorre alla chemioterapia ad alte dosi con supporto di cellule staminali emopoietiche, utilizzate per consentire il recupero della produzione delle cellule del sangue.

Dopo le cure, il follow-up comprende: visite, dosaggio dei marcatori ed esami strumentali secondo un calendario personalizzato. I controlli servono sia a verificare l’andamento della malattia sia a valutare la salute ormonale e gli effetti tardivi. Il percorso può includere sostegno psicologico e consulenza sessuologica quando la diagnosi o i trattamenti incidono sull’immagine corporea, sulla vita affettiva e sul benessere personale. Alimentazione equilibrata, attività fisica e astensione dal fumo contribuiscono alla salute generale durante il recupero (EAU, 2026).
 

Bibliografia

  • European Association of Urology. EAU Guidelines on Testicular Cancer. Edizione 2026. Capitoli dedicati a valutazione diagnostica, trattamento e follow-up.
  • Fondazione AIRC. Tumore dei testicoli. Aggiornamento: 23 maggio 2023.
  • Chandrasekar T.; revisione di Gomella L. G. Cancro ai testicoli. Manuali MSD, edizione professionisti. Revisione: febbraio 2025.
  • National Cancer Institute. Testicular Cancer Causes and Risk Factors; Testicular Cancer Symptoms; Testicular Cancer Treatment. Aggiornamento: 17 maggio 2023.
  • National Cancer Institute. Testicular Cancer Screening. Aggiornamento: 8 maggio 2025.
  • NHS. Treatment for testicular cancer. Revisione: 2 aprile 2024.
  • NHS. Testicle pain. Revisione: 26 giugno 2025.
  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute. Tumore del testicolo.

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Dr. Fabrizio Muzi

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Medico Chirurgo, specialista in Chirurgia Generale - Urologo e Andrologo - Ecografista
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