Disodontiasi

Dr. Gabriele Conte

A cura del Dr. Gabriele Conte

Dentista o Odontoiatra

Cos'è Cos'è

Disodontiasi è un termine che indica la presenza di difficoltà di eruzione di un elemento dentario, comunemente un terzo molare (o dente del giudizio).

Cause Cause

Le cause principali delle difficoltà suddette sono da ricercare generalmente nella carenza di spazio sufficiente all'eruzione corretta del dente in arcata, od ad una inclinazione errata del dente all'interno dell'osso che lo porta ad impattare contro gli altri denti già presenti in arcata, non riuscendo ad uscire completamente. Il dente può quindi rimanere parzialmente coperto dalla gengiva, esponendosi al rischio di ristagno di placca batterica, tartaro, residui alimentari.

Si deve sapere, infatti, che la gengiva che ricopre la corona del dente, non è in grado di rimanere aderente alla stessa (come invece fa a livello della radice), tra lo smalto del dente e la gengiva si crea quindi uno spazio che i batteri possono colonizzare causando un'infiammazione cronica o acuta. In questo caso si può avere un vero e proprio ascesso gengivale particolarmente doloroso.

Sintomi Sintomi

Nel caso di infiammazione cronica il paziente potrebbe non avvertire particolari sintomi ad eccezione di un leggero indolenziomento o sanguinamento durante lo spazzolamento o durante la masticazione.

Nel caso in cui si instauri un'infiammazione acuta (pericoronite) al contrario il paziente può avvertire uno o più di questi sintomi:

- Dolore

- Gonfiore della gengiva e della guancia

- Sanguinamento

- Gonfiore ai linfonodi sottomandibolari

- Febbre

- Trisma (contrattura muscolare che impedisce di aprire completamente la bocca).

Diagnosi Diagnosi

La diagnosi di disodontiasi è estremamente semplice per un odontoiatra e si basa fondamentalmente sull'esame clinico del cavo orale (Osservazione diretta). Nella maggior parte dei casi è opportuno eseguire esami radiografici di vario livello (Radiografia endorale, Ortopanoramica, TC Cone Beam), più che per fare diagnosi di disodontiasi, per capire le cause, per valutare la difficoltà e la pericolosità di una eventuale estrazione o, al contrario, valutare la possibilità, per il dente, di completare la sua eruzione correttamente senza alcun tipo di intervento da parte dell'odontoiatra.

Rischi Rischi

I rischi connessi alla disodontiasi nella maggior parte dei casi non sono gravi.

Specialmente se il paziente non soffre di particolari problemi di salute (diabete, immunodepressione), la disodontiasi specialemnte se è la prima volta che si presenta può essere trattata facilmente con un trattamento antisettico (collutori o spray a base di Clorexidina) e antibiotico. Tuttavia in presenza di una difficoltà eruttiva protratta nel tempo il rischio principale è che il dente in questione si possa cariare o possa causare danni come carie o riassorbimenti radicolari del dente adiacente. Una disodontiasi non risolta che si ripresenta periodicamente e trattata più volte con terapie antibiotiche, al contrario, non deve essere sottovalutata perchè può esporre il paziente ad importanti rischi infettivi per perdita di efficacia delle terapie antibiotiche.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

In alcuni casi è sufficiente superare la fase acuta dell'infezione con una attenta igiene orale, l'uso di collutori antisettici e dopo la prescrizione di un medico, di una corretta terpaia antibiotica. Successivamente sarà bene capire se il dente ha la possibilità di erompere correttamente. Nel caso in cui questo sia improbabile o impossibile sarebbe bene pianificare l'estrazione dell'elemento dentario (nel caso in cui si stia parlando di un terzo molare) o il suo recupero ortodontico nel caso in cui si tratti di un dente importante da un punto di vista funzionale ed estetico.

Qualora l'elemento dentario dovesse sembrare vicino a strutture anatomiche sensibili come il nervo alveolare inferiore (branca del trigemino che porta la sensibilità ai denti dell'arcata inferiore ed al labbro inferiore) o il seno mascellare, sarebbe sempre opportuno valutare la sua reale conformazione e posizione attraverso un esame radiografico tridimensionale di secondo livello (TC Cone Beam o TAC Dentascan). Qualora si dovesse riscontrare la presenza di un grosso rischio di lesione al nervo alveolare inferiore durante l'estrazione, è possibile prendere in considerazione ulteriori opzioni terapeutiche come l'opercolectomia (Rimozione della gengiva sovrastante al dente) che però purtroppo è gravata da un altissimo tasso di recidiva e rischia quindi di essere una soluzione termporanea di breve durata o la coronectomia. La rimozione della sola corona del dente lasciando le radici (a contatto con il nervo) all'interno dell'osso e richiudendo la gengiva sopra di esse, è una soluzione che purtroppo è gravata dal rischio che la porzione restante di radice vada incontro a processi infettivi e che sia comunque richiesto un reintervento chirurgico più radicale in un secondo tempo e, pertanto, dovrebbe essere impiegata solo nelle situazioni di estrema pericolosità dell'estrazione.

L'informazione presente nel sito deve servire a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente. In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti al tuo medico di base o ad uno specialista.


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