Le Vene Varicose

Oggi parliamo di vene varicose. Quelle formazioni tubulari bluastre che compaiono sulle gambe sono vene sfiancate e non più funzionanti che possono portare a seri problemi quali flebiti e ulcere ma comunque provocano fastidio continuo in termini di pesantezza e gonfiore alle gambe. Le vene varicose sono una malattia vera e propria che, se non curata, nel tempo peggiora e provoca complicanze.
Il meccanismo del peggioramento è facile da intuire e consiste nella moltiplicazione e nell’accrescimento dei “bozzi” sulle gambe sino al raggiungimento di quadri a “carta geografica fisica tridimensionale”, ossia un insieme di pianure (cute normale), fiumi (vene non rilevate e capillari), colline (vene poco rilevate), montagne (vene rilevate) e depressioni (aree di alterazione permanente della cute) di colore variabile dal rosa pallido al blu. Le complicanze, poi, non sono rare. Le più frequenti ed immediate sono le flebiti cui possono far seguito alterazioni della cute e ulcere difficili da guarire. La flebite è un evento certo nella storia della malattia varicosa. L’unico dato incerto è il tempo che passa prima che questa faccia la sua comparsa. Se una flebite è “programmata” per svilupparsi al compimento dei 148 anni di età, chiaramente il soggetto non avrà il tempo di sperimentarla ma di solito non è così. Chi soffre di varici ha una probabilità 20 volte maggiore rispetto agli altri di avere una flebite. In seguito alle flebiti, più o meno clinicamente importanti, la cute soffre e con il passare del tempo si crea un cratere che si definisce ulcera. A quel punto tutto si fa più difficile e le cure sono lunghe e fastidiose.

Perché curarle?

Cosa fare se si è affetti da questa patologia? Ovviamente rivolgersi a uno specialista che potrà consigliare la terapia più adatta dopo una valutazione clinica e strumentale (ecocolordoppler). Bisogna sempre tenere a mente che le vene varicose sono una patologia "chirurgica", e che, quindi, si risolve solo con un intervento, dato che tutte le terapie alternative sono palliative e spesso inutili. Quindi, se lo specialista vi consiglia di operarvi, non fate come quelle signore ultraottantenni che vengono da me con ulcere e flebiti varie rammaricandosi di non aver dato retta al medico che gli aveva consigliato di togliersele: obbedite!
E non abbiate paura: la toppa non è mai peggio del buco! Oggi la chirurgia delle varici si effettua in anestesia locale e in regime di day-hospital con un pieno ritorno alle proprie attività lavorative a breve.

Sulla scorta di quanto detto, quindi, il perché curare le vene varicose diviene facilmente comprensibile. Concluderei ricordando che il trattamento delle varici è un atto di “prevenzione secondaria”. Mi spiego. La “prevenzione primaria” è quella che serve a non far comparire una malattia (non fumare, fare attività fisica, avere una dieta bilanciata, non esporsi alle radiazioni o all’amianto e così via) mentre la “prevenzione secondaria” è quella che si effettua a malattia presente per prevenirne l’evoluzione e/o le complicanze. Così, trattando le varici mi metto a riparo dalle flebiti e dalle ulcere.

Fermo restando il concetto basilare: le uniche terapie per le varici sono invasive e consistono nella chirurgia in primis e nella scleroterapia in casi selezionati.

La chirurgia personalmente la eseguo tradizionale in anestesia locale, associata a una lieve sedazione, e in day hospital mentre la scleroterapia prevede un accesso di pochi minuti in ambulatorio. Infine voglio sottolineare alcuni concetti derivati dalla Medicina Basata sull’Evidenza: non ci sono differenze tra chirurgia tradizionale e laser nel trattamento della safena ma quest’ultimo prevede spese molto maggiori, la scleroterapia è il gold standard nel trattamento dei capillari, delle vene reticolari e delle recidive, le calze elastiche non sembrano avere più alcun ruolo se non di sollievo soggettivo e i farmaci “per le vene” risultano veramente poco efficaci.