Le cellule mesenchimali: il rimedio efficace alle lesioni condrali

del Prof. Sandro Rossetti
Ultimo aggiornamento: 24/05/2025

Le lesioni condrali a tutt’oggi rappresentano una problematica sociale abbastanza diffusa, poiché gli idrarti recidivanti, il dolore e la disfunzione articolare limitano la quotidianità sportiva e lavorativa dei pazienti, costringendoli a volte a dover sospendere questa attività.

La medicina rigenerativa in questo ambito ha posto la sua attenzione verso un tipo di cellule chiamate CELLULE MESENCHIMALI (MSC). Sono cellule ramificate a forma di stella e possiedono una elevata capacità riproduttiva; sono in grado di replicare e rigenerare naturalmente, per quanto riguarda il nostro ambito, il tessuto osseo e il tessuto cartilagineo, così da evitare una loro sostituzione con protesi.

Esse infatti, se opportunamente stimolate, possono differenziarsi in molti tessuti diversi tra loro e dal loro tessuto di origine. Per questa loro caratteristica di “pluripotenzialità” il loro utilizzo è molto promettente per trattare molte patologie.

Questa tecnica ci permette di evitare la fase di prelievo e di coltura cellulare in laboratorio, in quanto le cellule prelevate al momento dell’intervento vengono replicate e si differenziano nella sede di impianto,e ciò ci  permette di ridurre i costi e la tempistica del trattamento.

Le cellule mesenchimali vengono prelevate dalla cresta iliaca postero-superiore del midollo osseo del paziente, tramite aspirazione con un ago, durante la seduta chirurgica. Contestualmente viene trattato il materiale prelevato tramite un apposito strumento in grado di concentrare e separare le cellule con lo scopo di aumentare la percentuale di esse, poi attraverso una cannula il biomateriale viene posizionato nell’area della lesione.

Nel postoperatorio è previsto un bendaggio elastico compressivo.

Per ottenere il miglior risultato dell’impianto la ripresa del carico viene procrastinata a 6 settimane.

Dopo circa 4 mesi il paziente può riprendere l’attività sportiva a basso impatto (nuoto, ciclismo), mente l’attività ad alto impatto (corsa, calcio, tennis) è concessa solo dopo 6-10 mesi a secondo dei casi.

I risultati di questa motodica sembrano sia dal punto di vista morfostrutturale che dal punto di vista clinico, superiori a quelli ottenuti dai trattamenti chirurgichi tradizionali.

 

 

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Prof. Sandro Rossetti

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Medico Chirurgo, specialista in Ortopedia e Traumatologia ed in Medicina dello Sport
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