L'ansia è come un allarme antincendio difettoso: suona al massimo volume anche quando non c'è fumo, né fuoco. Chi ne soffre conosce bene quella sensazione di costante allerta, i pensieri che si rincorrono e il corpo che non riesce a rilassarsi.

Molti pazienti arrivano in studio chiedendo: "L'ipnosi può spegnere questo allarme?". La risposta è sì, ma non nel modo in cui si vede nei film.

Persona seduta sul divano con le ginocchia al petto e il volto nascosto in atteggiamento di ansia.

Il mito della perdita di controllo

Il paradosso dell'ansia è la paura di perdere il controllo. Per questo motivo, molti ansiosi diffidano dell'ipnosi, temendo di perdere ulteriormente la padronanza di sé.
È fondamentale chiarire questo punto: l'ipnosi clinica non toglie il controllo, lo restituisce.

Quando siamo in preda all'ansia, siamo "ipnotizzati" dalle nostre paure. La mente è focalizzata solo sugli scenari catastrofici. L'ipnosi terapeutica serve a "de-ipnotizzarci" dalla paura, spostando l'attenzione su risorse interne di calma e sicurezza che pensavamo di aver perso.
 

Come agisce sul cervello ansioso?

Durante lo stato di trance ipnotica, si verifica un cambiamento fisiologico misurabile: il battito cardiaco rallenta, la respirazione si fa più profonda e si riduce la produzione di cortisolo (l'ormone dello stress).
In questo stato di "riposo vigile", possiamo insegnare alla mente profonda (l'inconscio) nuove strategie. Invece di reagire con il panico di fronte a uno stimolo (es. un esame, un luogo affollato, il giudizio altrui), la mente impara ad associare quello stesso stimolo a una sensazione di competenza e tranquillità.

Non è magia, è apprendimento. È come insegnare al nostro sistema nervoso che "va tutto bene" e che può abbassare la guardia.
 

Bibliografia

  • Hammond, D. C. (2010). Hypnosis in the treatment of anxiety- and stress-related disorders. Expert Review of Neurotherapeutics.
  • Alladin, A. (2016). Cognitive Hypnotherapy: An Integrated Approach to the Treatment of Emotional Disorders. Wiley.