Le linee guida urologiche ci danno le seguenti indicazione riguardo la profilassi delle recidive delle cistiti:

  1. Eliminazione dei fattori di rischio;
  2. Terapia non antibiotica;
  3. Profilassi antibiotica nel caso in cui i precedenti accorgimenti falliscano.

Per quanto riguarda la terapia non antibiotica è stato dimostrato che, tra tutte le opzioni proposte e studiate, una dosa giornaliera di 2 gr di D Mannosio sia in grado di ridurre il rischio di recidiva, in maniera significativamente maggiore rispetto al placebo (Kranjcec,B., et al. D-mannose powder for prophylaxis of recurrent urinary tract infections in women: a randomized clini-cal trial. World J Urol, 2014. 32:7).

Vediamo un argomento per volta:

  1. Per eliminazione dei fattori di rischio si intende, effettuare una accurata igiene quotidiana con detergenti intimi a Ph simile a quello fisiologico vaginale (3,4-4,5); intensificare igiene in corso di mestruazioni; evitare biancheria intima sintetica e pantaloni troppo stretti; cambiare assorbente interno frequentemente; evitare lavande vaginali disinfettanti; urinare prima e dopo il rapporto sessuale; bere molta acqua, trattare la stitichezza e avere adeguato apporto di fibre.
  2. Terapia non antibiotica: esistono numerosi prodotti studiati per ridurre il rischio di recidive delle cistiti;

Quei prodotti la cui efficacia è stata più testata sono i seguenti:

  • Acidificare le urine può aiutare a ridurre la sintomatologia disurica. Nessuno studio condotto in maniera efficace ha portato a risultati tali da consigliarne l’utilizzo nella pratica clinica.
  • L’utilizzo di Cranberr: i dati in letteratura sono discordanti. Il suo effetto si basa sulla presenza di proantocianidine (antiossidanti con proprietà antinfiammatoria) di tipo A, che sarebbero in grado di ridurre la motilità e quindi effetto antiaderente sui microrganiscmi quali pseudomonas aeruginosa, e coli, proteus mirabilis. Non è chiara ancora la dose e la formulazione consigliata data la miriade di formulazioni presenti (compresse, succhi, polveri, sciroppi ecc.)
  • Probiotici (in particolare i Lattobacilli presenti nella flora vaginale) che avrebbero una funzione barriera contro i patogeni. Sappiamo come un alterato ecosistema vaginale sia connesso ad un aumentato rischio di infezioni, possono essere pertanto somministrati sia per via orale che localmente a livello vaginale.
  • L’utilizzo di antinfiammatori non steroidei ( i comuni ‘analgesici’) inibendo la biosintesi delle prostaglandine prodotte in corso di infiammazione e aumentate nelle urine delle pazienti affette da cistite, sarebbero in grado di alleviare la sintomatologia, ma non esistono studi sulla loro efficacia nel ridurre il rischio di recidive.
  • L’esatto meccanismo di azione delle erbe medicali utilizzato per trattare la cistite non è noto, e poco chiaro soprattutto per l’eterogeneità dei prodotti e delle piante utiizzate in tutto il mondo. I fitofarmaci potrebbero avere un effetto immunomodulante, di prevenzione dell’adesione batterica, riduzione della proliferazione e moltiplicazione dei microrganismi ed in alcuni casi azione battericida.  
  • La profilassi immunoattiva di fatto l’unica ad oggi fortemente raccomandata per tutte le età e sostenuta dalla linee guida dato il buon profilo di sicurezza. Si tratta di lisati batterici in grado di up-regolare la risposta immunitaria alle infezioni urinarie. Esistono formulazioni orali (non in commercio in Italia) Uro‐Vaxom® (OM Pharma, Myerlin, Switzerland), vaginali, Urovac® (Solco Basel Ltd, Basel, Switzerland), e intramuscolari (meno efficaci) ExPEC4V (GlycoVaxyn AG, Schlieren, Switzerland). 
  • Le instillazioni endovescicale di acido ialuronico e condroitin solfato e glicoamminoglicani : queste formulazioni hanno comprovato la loro efficacia nel trattamento delle cistiti interstiziali, chimiche e attiniche, potrebbero essere utili anche nel trattamento delle cistiti batteriche anche se la loto efficacia non è ancora stata provata scientificamente. Stesso discorso per le formulazioni orali.
  • La terapia estrogenica vaginale, e non per via orale, ha un ruolo nella donne in menopausa con carenza estrogenica a livello locale; tali prodotti risultano sicuri sotto il profilo oncologico, possono dare irritazione vaginale, risultati variabili in base al dosaggio e al tipo di estrogeno utilizzato.
  • Supplementi vitaminici: la VIT C è nota nella profilassi delle infezioni con due meccanismi di azione, acidificazione delle urine ed effetto batteriostatico per ridurre nitrati urinari in grado di reagire con ossido nitrico.
  • Agopuntura, meccanismo di azione sconosciuto, ma su alcuni pazienti efficace.

Qual è il meccanismo di azione del D Mannosio?

Il D Mannosio assunto oralmente viene assorbito nel tratto gastrointestinale e escreto immodificato nella urine, dove esplica la sua azione “suturando” i recettori a cui si legano i batteri uropatogeni impedendo l’infezione.

La fase di invasione da parte dell’ E.Coli è preceduta dalla sua adesione alla membrana uroteliale. L’E.Coli è dotato di numerose strutture adesive, Fimbrie e Pili, che consentono a questi microrganismi di aderire e colonizzare le mucose dell’ospite. Gli E.Coli Uropatogeni (UPEC) sono caratterizzati dalla presenza di Pili di Tipo 1 che consiste di sub unità: FIMA, FIMF, FIMG, e FIMH. Quest’ultima si lega in modo preciso a recettori uroteliali ricchi di uroplachina 1 una glicoproteina ricca di mannosio. Il D Mannosio è in grado di legare queste strutture e di impedire il legame tra le FIMH e le uroplachine 1. Inoltre una quota di D Mannosio assorbito, potrebbe contribuire alla riparazione dell’epitelio danneggiato. È infatti dimostrato che i mammiferi utilizzano D Mannosio per la biosintesi di glicoproteine che costituiscono parte dell’urotelio. (Alton G, et al. Direct utilization of mannose for mammalian glycoprotein biosynthesis. Glycobiology. 1998 Mar;8(3):285-95).

I lavori in letteratura indicano, nella profilassi delle infezioni urinarie non complicate, ricorrenti dosaggi variabili da 1,4 a 2 grammi al giorno (in mono o bi somministrazione) per una durata variabile da 3 a 6 mesi continuativamente o a cicli.

Nella terapia delle infezioni non complicate, in fase acuta ed in alternativa all’antibioticoterapia, la letteratura indica una prima fase di 3 gr di D Mannosio al giorno (in 2-3 somministrazioni/die) per 3-5 giorni seguita da una seconda fase (di 7-10 giorni) con un dosaggio da 1,5 grammi in mono o bisomministrazione).

La terapia antibiotica come profilassi delle recidive, prevede l’utilizzo continuativo di basse dosi di antibiotici per 3-6 mesi e viene presa in considerazione SOLO quando le prima due opzioni (modificazione dello stile di vita e terapia non antibiotica) siano risultate inefficaci.

  • Nitrofurantoina 50/100 mg una cpr al giorno;
  • Fosfomicina 3 gr ogni 10 giorni;
  • In alternativa l’antibiotico può essere assunto dopo ogni rapporto sessuale.