La gonorrea (o blenorragia) è una malattia sessualmente trasmissibile (MST) causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae ed è una delle infezioni più diffuse a livello mondiale.
La sua origine storica è antica: la paternità della patologia viene talvolta attribuita a Galeno, anche se riferimenti a quadri clinici compatibili sono presenti già nell’Antico Testamento, nel libro del Levitico. Nel corso dei secoli la malattia ha seguito l’evoluzione dei comportamenti sessuali umani, diffondendosi di generazione in generazione. Occorre tuttavia attendere l’Ottocento per l’introduzione dei primi trattamenti efficaci, come i sulfamidici, che hanno rappresentato un primo importante tentativo di controllo dell’infezione.
La trasmissione avviene principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti, di qualsiasi tipo, con una persona infetta.
Dal punto di vista epidemiologico, l’infezione colpisce prevalentemente i soggetti maschili e interessa soprattutto i più giovani, tanto da essere considerata, come altre malattie veneree, una patologia tipica dell’età giovanile. La maggior parte dei casi si riscontra infatti nella fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni, anche se possono verificarsi infezioni in altre fasce d’età. L’età rappresenta quindi uno dei principali fattori di rischio.
Il periodo di incubazione è generalmente breve, compreso tra 3 e 5 giorni.
Cause
Il batterio tende preferenzialmente a localizzarsi nei canali di comunicazione con l’esterno dell’area genito-perineale maschile o femminile, ossia:
- l’uretra;
- l’ano;
- la vagina.
A questi giunge per trasmissione diretta, ma anche se raccolto in un ambiente sporco, dove sia stato depositato da poche ore.
Dopo essere penetrato, si diffonde in profondità, dove si moltiplica in maniera rapida, inducendo l’alta risposta secretiva infiammatoria. Questo rappresenta il segnale principale della sua presenza, in un tempo variabile tra i due giorni e gli otto, dalla penetrazione nell’organo oggetto di interesse (uretra, vagina, ano).
Quindi il gonococco genera la reazione infiammatoria e questa è la ragione fondamentale della malattia ed è la causa della sintomatologia.
Sintomi
La sintomatologia è contraddistinta dai segnali generali di un’infezione, ossia prurito e bruciore, associati o meno al dolore nel canale interessato, nonché nella sua area immediatamente prossima.
Nell’uomo, questi disturbi possono manifestarsi anche con sensazione di bruciore o dolore durante la minzione, necessità di urinare frequentemente, emissione di urine torbide e presenza di secrezioni uretrali spontanee di colorito bianco-giallastro o verdastro.
Possono inoltre comparire dolenzia in sede faringea (mal di gola), prurito in sede perineale o anale, dolori intestinali, rettoragie e, in alcuni casi, dolore o gonfiore a livello dello scroto o dei testicoli.
Nell’uomo, i sintomi riguardano il pene e l’area pelvico-prostatica. Nella donna, invece, riguardano la vulva e l’area pelvico-vaginale e risultano molto spesso aspecifici e talvolta così lievi da essere attribuiti ad altri disturbi, come ad esempio comuni vaginiti. I segni più frequenti comprendono:
- secrezioni vaginali bianco-giallastre;
- sanguinamento in sede vaginale;
- sensazione di bruciore o dolore durante la minzione;
- dolenzia in sede faringea (mal di gola) e dolenzia in sede pelvica.
In entrambi i sessi, può essere interessata anche l’area perineo-anale, con prurito, dolori intestinali e rettoragie; più raramente può comparire iperpiressia (febbre), spesso associata a sintomatologia di tipo cistico.
Questi ultimi sintomi, così come la dolenzia pelvica e il coinvolgimento dell’area perineo-anale, tendono a manifestarsi quando l’infezione si è diffusa per via ematica ad altri organi.
Durante le 24-48 ore seguenti a suddetti sintomi, si osserva la secrezione, più o meno abbondante. Quest’ultima presenta un’alta capacità infettiva, specie se rimane calda e umida.
La presenza del batterio produce una secrezione in quantità variabile, ricca di cellule infiammatorie e, in particolare, dei cosiddetti leucociti neutrofili: insomma, si produce il “pus”. La secrezione contiene quindi:
- i leucociti neutrofili;
- i gonococchi accoppiati liberi;
- i leucociti neutrofili contenenti i gonococchi accoppiati.
Nell’uomo, che presenta infezione nella sede uretrale, la secrezione è di frequente osservabile bene al mattino, prima di urinare, con la cosiddetta “goccia del mattino o del buongiorno”. Quest’ultima è associata alla macchia della secrezione, emessa durante la notte. La minzione successiva può essere solo fastidiosa o molto dolorosa e bruciante in relazione:
- al grado di reazione infiammatoria;
- al grado di proliferazione del gonococco.
Negli individui, uomini o donne, scarsamente attenti sia alla propria igiene genitale che anale, la secrezione iniziale copiosa può passare inosservata. In questo modo, l’infezione può cronicizzare con segnali molto bassi, che rendono il soggetto ad alta capacità infettiva.
Diagnosi
Fortunatamente, la diagnosi è abbastanza semplice. Un medico, attrezzato con un microscopio, può eseguirla in maniera celere, raccogliendo e strisciando, su un vetrino, una goccia di secrezione (che viene poi colorata con un colorante per i nuclei: blu di toluidina o blu di anilina). Al microscopio, sarà possibile osservare i leucociti neutrofili circondati e contenenti i gonococchi accoppiati.
Per quei casi di dubbia o scarsa o invisibile secrezione, è possibile eseguire la coltura di un campione, che viene prelevato con un tampone (vaginale, anale uretrale anche dopo spremitura prostatica). Un marcatore blu darà conferma della crescita del gonococco.
Successivamente, sarà possibile eseguire l’antibiogramma per scegliere il miglior antibiotico utile.
Rischi
Una mancata diagnosi comporta la cronicizzazione dell’infezione, nella sede di impianto del batterio, con riduzione della sintomatologia e impercettibilità della secrezione. Il soggetto, tuttavia, resta comunque capace di infettare i/le partner, ma anche con la diffusione (fortunatamente rara) a distretti lontani dalla sede di infezione, per migrazione del gonococco tramite il sangue e la rete linfatica.
In questi casi, e laddove possa restare il dubbio diagnostico, in assenza dopo aver eseguito i suddetti test, è possibile ricorrere all’analisi PCR (amplificazione del DNA). Tale test viene eseguito sul materiale raccolto con il tampone o sul sangue o su una biopsia. La PCR si può rivelare utile anche per rilevare, nello sperma, il DNA batterico.
È rilevante considerare che è relativamente frequente la trasmissione gonococco con altri (specie con il treponema, responsabile della sifilide), la cui presenza può essere nascosta. Pertanto, è importante che vengano sempre svolti i test utili a evidenziare la possibile presenza di essi, per quanto tutto ciò comporti tempi di esecuzione anche più lunghi (ciò è dovuto al fatto che si devono determinare anticorpi specifici che possono comparire ad un livello diagnostico utile, anche 2-3 mesi successivi all’infezione).
La conseguenza, per tale ricerca, è che non ci si debba fermare ad un primo test negativo, se svolto ad un mese dall'infezione da gonococco.
Un ulteriore rischio, ove l'infezione cronicizzi, è la costituzione di condizioni che possono ridurre la capacità fertile sia maschile che femminile, nonché patologie anche importanti in altri organi.
Cure e Trattamenti
La terapia è, tutt’oggi, ancora abbastanza semplice e richiede la somministrazione di un antibiotico (azitromicina, ceftriaxone: salvo diversa dimostrazione dell’antibiogramma, ove sia necessario eseguirlo) assunto ad alta dose per 2-3 volte, raramente oltre.
Ovviamente, è fondamentale la adeguata igiene locale ed, eventualmente, la risoluzione stabile di patologie disfunzionali già presenti o che intervengano nel contesto di questa infezione o che, in tale contesto, vengano rilevate:
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