Disfunzione erettile

Ultimo aggiornamento: 30/04/2026
La disfunzione erettile è un disturbo della sfera sessuale afferente esclusivamente al sesso maschile. È nota anche con l’espressione impotenza erigendi.

Quando parliamo di disfunzione erettile, ci riferiamo al non riuscire ad ottenere un’erezione e, successivamente, a mantenerla, per avere un rapporto sessuale che possa definirsi soddisfacente. Questa è la definizione che, tra l’altro, viene data sia dall’ISS (International Society of sexual) che dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Al giorno d’oggi, questa condizione risulta particolarmente diffusa nel mondo occidentale, al punto da interessare il 10% della sua popolazione di sesso maschile.

Questa patologia riguarda maggiormente gli uomini con un’età superiore ai quaranta anni. Per i soggetti più giovani, infatti, l’incidenza è praticamente rara. Tra gli individui compresi nella fascia 40-70, la percentuale, invece, è del 50%, per aumentare fino al 65% negli over 70.
Disfunzione erettile

Cause Cause

In prima analisi, al fine di capire le cause che generano una disfunzione erettile, è importante essere a conoscenza del meccanismo fisiologico dell’erezione. Si tratta di un fenomeno correlato alla vascolarizzazione del pene. Questa, a sua volta, è regolata dal flusso sanguigno nei corpi cavernosi, ossia i due cilindri dilatabili, localizzati nel pene. Quando l’organo dell’apparato urogenitale maschile si presenta flaccido, il sangue scorre al pene tramite le arterie e defluisce mediante le vene. 

Durante un’erezione, questo equilibro risulta modificato, perché si registra un aumento dell’afflusso di sangue al pene e, contestualmente, un deflusso venoso ridotto. Il più delle volte, questa situazione si verifica in seguito a stimoli erotici, che possono essere tattili, visivi, di immaginazione o altro ancora. Questi riescono ad azionare determinante aree del cervello, in grado di determinare il meccanismo neuro-ormonale. Tale processo è alla base dell’aumento della vasodilatazione e, dunque, anche della:
 
  • erezione;
  • eiaculazione;
  • detumescenza.
Il meccanismo fisiologico che regola l’erezione può essere modificato per varie ragioni. Queste possono essere distinte e suddivise nei gruppi che seguono:
 
  • irreversibili: quando sono legate a malattie croniche, come l’insufficienza renale cronica, il diabete mellito e l’epatite cronica
  • reversibili o modificabili: in questo caso, ci si riferisce a condizioni che presentano una possibilità di essere risolte, sia mediante una modifica delle abitudini e dello stile di vita o tramite una terapia specifica. Tra queste cause, rientrano:
  1. il fumo di sigaretta;
  2. le cause psicogene (ansia da prestazione; stress; depressione); 
  3. cause endocrinologiche ormonali (iperprolattinemia, ipogonadismo, Sindrome di Cushing e diverse altre);
  4. l’assunzione di farmaci (neurologici e psichiatrici, antipertensivi, gastroenterologici, cardiologici ecc.); 
  • reversibili o modificabili solo in parte. Si tratta di patologie per cui la terapia può ottenere un risultato, come per esempio: 
  1. vascolari (arteriosclerosi; infarto del miocardio; ictus cerebrale; ipertensione arteriosa); 
  2. neurologiche (sclerosi multipla; Morbo di Alzheimer; morbo di Parkinson); 
  • iatrogene irreversibili: legate a interventi chirurgici dello scavo pelvico, come la radioterapia pelvica o i traumi midollari.
La compresenza, quindi, di uno o più di questi fattori appena enunciati, può rappresentare la causa della disfunzione erettile. Tale patologia può trasformarsi, da reversibile, a parzialmente o del tutto irreversibile.

Possiamo rintracciare anche forme di disfunzione erettile secondaria, legate a deformazione come, ad esempio, il pene curvo.
 
Approfondimento del Dr. Andrea Nordio

Qual è il meccanismo dell’erezione?

L'importanza decisiva nel meccanismo dell’erezione è deputata sia alla muscolatura liscia del corpo cavernoso, sia alla muscolatura liscia delle pareti arteriolari. Nello stato di quiescenza vi è un moderato tono contrattile, quando però a causa di stimoli neurotrasmettitoriali vi è un rilasciamento della muscolatura liscia si susseguono una serie di eventi a cascata:

  • distensione massima dei sinusoidi e delle pareti arteriolari;
  • dilatazione delle arterie ed arteriole con aumento del flusso;
  • aumentato sequestro di sangue da parte dei sinusoidi che si espandono;
  • aumento di dimensioni dei corpi cavernosi;
  • ostruzione dei plessi venosi per compressione con riduzione del flusso venoso;
  • distensione massima della tunica albuginea che impedisce ulteriormente il deflusso venoso;
  • ulteriore aumento della pressione per attivazione del riflesso bulbo cavernoso.

Naturalmente anche il corpo spugnoso e il glande sono interessati dagli avvenimenti che portano all’erezione, con alcune differenze: in primo luogo l’aumento di pressione non è così vistoso come nel corpo cavernoso e ciò avviene perché la tunica è molto più sottile e non esercita azione di compressione sulle vene. Secondariamente si può affermare che glande e corpo spugnoso diano luogo ad uno shunt artero-venoso. Il rilassamento delle cellule muscolari lisce è necessario per passare ad uno stato d'erezione il rilassamento della cellula muscolare liscia è mediato da un labile messaggero: l'ossido nitrico (NO).

L'ossido nitrico è rilasciato dalle terminazioni delle fibre nervose non colinergiche non adrenergiche presenti all'interno dei corpi cavernosi e dalle cellule endoteliali che rivestono la superficie interna di tutte le strutture vascolari endocavernose. La liberazione di questo neurotrasmettitore avviene al momento della stimolazione delle fibre nervose sopra citate. L'ossido nitrico liberato in questo modo diffonde all'interno della fibrocellula muscolare liscia del corpo cavernoso e stimola l'attività dell'enzima guanilatociclasi che catalizza la reazione intracellulare di conversione della guanosina trifosfato (GTP) in guanosina monofosfato ciclica (cGMP). 

Sintomi Sintomi

Il sintomo caratteristico di tale patologia è rappresentato dal non riuscire a raggiungere, né tantomeno nel mantenere, l’erezione necessaria per poter avere un rapporto sessuale soddisfacente.

Tale fenomeno, di gravità anche modesta, può presentarsi ad ogni età, ma, come è lecito immaginare, è più ricorrente in proporzione all’aumentare dell’età dell’individuo. Bisogna specificare, comunque, che un problema di natura sporadica non è quasi mai ritenuta una disfunzione erettile. Un elemento che porta, inoltre, ad escludere l’affezione a tale patologia è la presenza di erezioni notturne.

Vengono elencati, di seguito, alcuni sintomi che possono rivelarsi utili per determinare una condizione in cui può sussistere lo stato di disfunzione erettile o impotenza. Tra questi, per esempio, possiamo trovare: 
 
  • in alcuni soggetti, si è in presenza di un’erezione del tutto normale, che poi, però, viene perduta durante il tentativo di penetrazione;
  • in altri uomini, invece, si registra un’erezione sufficiente per la penetrazione. Nel corso dell'atto sessuale, tuttavia, la perdono;
  • altri individui riescono ad ottenere un’erezione soltanto con la masturbazione o al risveglio;
  • per altri uomini, infine, le erezioni masturbatorie possono verificarsi sporadicamente.

Diagnosi Diagnosi

Dopo aver raccolto l’anamnesi del paziente e confermato la presenza del disturbo erettivo, il percorso diagnostico ha come obiettivo principale quello di chiarirne la natura. La disfunzione erettile può infatti essere:

  • organica
  • psicologica
  • mista

Un primo passo fondamentale è il colloquio con lo specialista, che consente di orientare in modo mirato gli accertamenti ed evitare esami non necessari. In questa fase viene spesso somministrato il questionario IIEF (International Index of Erectile Function), utile per approfondire abitudini sessuali e stile di vita.

Successivamente si procede con un esame obiettivo accurato e con gli esami di primo livello, che includono:

  • esami ematochimici (azotemia, creatinina, transaminasi, glicemia, emoglobina glicata, emocromo completo, assetto lipidico, omocisteina), per valutare eventuali alterazioni metaboliche;
  • dosaggi ormonali (FSH, LH, prolattina, testosterone, 17β-estradiolo, TSH, cortisolo, DHEA), utili a individuare squilibri endocrini, talvolta da correggere con il supporto dell’endocrinologo.

Nell’uomo adulto è inoltre importante valutare l’apparato urinario e la ghiandola prostatica; nel paziente giovane può essere indicato escludere patologie infiammatorie o infettive della prostata, ad esempio tramite spermiocoltura.

Alla visita di controllo, sulla base dei dati raccolti (questionario, esami ematici e ormonali), lo specialista può decidere se approfondire con esami di secondo livello. Tra questi:

  • ecocolordoppler penieno basale e dinamico con farmaco (prostaglandine o alprostadil), che studia la vascolarizzazione dei corpi cavernosi sia a riposo sia durante l’erezione, valutando l’afflusso arterioso e il corretto funzionamento del sistema veno-occlusivo (ovvero la capacità di trattenere il sangue all’interno del pene);
  • test farmacologico di erezione;
  • rigiscan notturno, che registra le erezioni spontanee durante il sonno (fase REM) tramite sensori applicati al pene: la presenza di erezioni normali orienta verso una causa non organica;
  • indagini più approfondite come cavernosografia, cavernosometria o arteriografia, nei casi selezionati.

Sulla base dei risultati complessivi, la disfunzione erettile viene classificata secondo i criteri della Società Italiana di Urologia e della Società Italiana di Andrologia in:

  • disfunzione erettile di origine organica, legata ad alterazioni vascolari, neurologiche, ormonali o dei corpi cavernosi;
  • disfunzione erettile psicogena, diagnosticata dopo aver escluso cause organiche e spesso correlata a meccanismi di inibizione centrale dell’erezione;
  • disfunzione erettile mista, in cui coesistono fattori organici e psicologici.

Una volta definita la diagnosi, il passo successivo sarà individuare il trattamento più adeguato insieme al paziente, sulla base delle cause identificate.

Rischi Rischi

L'erezione rappresenta un articolato fenomeno neuro-vascolare sotto controllo ormonale. Quando si manifesta una disfunzione erettile, sia di tipo psicogeno, organico che misto, in caso di un’errata diagnosi, si può incorrere in un'evoluzione del disturbo che, in determinate circostanze, può rivelarsi irreversibile.

Al giorno d’oggi, si è a conoscenza dei fattori di rischio che possono essere ritenuti responsabili, o comunque che possono favorire, l’insorgenza della disfunzione erettile. Troviamo, dunque:
 
  • malattie cardiovascolari;
  • mancanza di esercizio fisico;
  • obesità;
  • fumo;
  • ipercolesterolemia;
  • sindrome metabolica.

Cure e Trattamenti Cure e Trattamenti

La disfunzione erettile può essere trattata mediante vari approcci terapeutici, finalizzati ad ottenere un rapporto sessuale soddisfacente.

A riguardo, è bene specificare come la terapia in grado di risolvere questo tipo di problema non sia esclusivamente una. Spesso, una cura che si riveli adeguata deve essere sempre ponderata e prevedere anche un approccio di tipo psicosessuale, al di là di quella che può essere la natura del disturbo: psicogena, organica o mista.

Oggi, esistono tre diverse linee di terapia o farmaco-protesi. Tra queste, troviamo la terapia di prima linea, che comprende:

  • farmacoterapia orale: i farmaci orali, utilizzati per il trattamento della disfunzione erettile, fanno parte della categoria degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE-5). Questi operano aumentando la disponibilità di ossido nitrico e, per tale motivo, incentivando la vasodilatazione del pene. Tali farmaci non provocano una erezione diretta e passiva, ma riescono ad amplificare la risposta dei corpi cavernosi ad uno stimolo erogeno naturale. Questa terapia orale permette, quindi, di avere nel rapporto una sorta di “spontaneità” vantaggiosa, che agisce anche dal punto di vista psicologico. Questi farmaci sono controindicati qualora vi sia una terapia con nitrati (usati nell’angina pectoris), poichè la loro associazione potrebbe aumentare l'effetto vasodilatatore degli stessi, con conseguente effetto rebaund estremamente pericoloso;
  • terapia ormonale: si tratta dell'utilizzo terapeutico degli ormoni, che si basa sull’impiego di testosterone, esclusivamente nei casi in cui sia provata una reale carenza, in modo da ristabilire un giusto equilibrio;
  • terapia psicosessuale: si ricorre ad essa in quelle situazioni in cui la disfunzione abbia un’origine verosimilmente di natura psicogena. L’intervento psicosessuale è fondamentale, in modo da individuare e rimuovere i fattori che l’hanno generata. In ogni caso, la terapia psicosessuale è importante anche nei casi in cui la disfunzione erettile sia causata da ragioni organiche o miste, riducendo sia lo stato d’ansia che di disagio.

La terapia di seconda linea prevede invece:

  • la farmacoterapia intra-cavernosa: si tratta di una terapia invasiva, comportando l’iniezione di un farmaco vasoattivo nei corpi cavernosi del pene. Tale iniezione provoca un’erezione. Le sostanze terapeutiche farmacologiche che vengono usate sono la Prostaglandine e la Papaverina. Il loro utilizzo è raccomandato in quei casi in cui la terapia orale o la rieducazione dopo un intervento di prostatectomia radicale faccia registrare un fallimento.  

In alcuni casi possono essere utilizzati anche trattamenti come le onde d’urto

Abbiamo, infine, una terapia di terza linea, che si basa sulla:

  • chirurgia protesica: la terapia chirurgica viene raccomandata solo nei casi dei pazienti per i quali la terapia medica non ha sortito gli effetti auspicati. L'intervento prevede l’inserimento delle protesi idrauliche nei corpi cavernosi.

N.B.: Questo articolo è finalizzato a fare chiarezza per molti uomini, giovani o meno, alle prese con la disfunzione erettile, in modo non corretto o nei giusti tempi. Di solito, ciò avviene per vergogna, timidezza, timore o educazione famigliare. Tutte queste ragioni inducono inconsapevolmente a sottovalutare la propria condizione, non attribuendole il giusto peso, pur di non prendere atto dell’evidenza. Questa condizione psicologica aggrava il quadro complessivo che, invece, spesso può essere risolto anche in maniera abbastanza semplice, in seguito ad un’accurata diagnosi. 

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Dr. Giorgio Federico

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