L'uso di internet e delle piattaforme ad esso collegate è qualcosa di imprescindibile nel mondo di oggi. Come ogni strumento ha i suoi aspetti sia positivi che negativi.
Grazie a questi strumenti virtuali la vita di miliardi di persone è stata cambiata, facilitata su molti aspetti, sia nella sfera privata che pubblica.
Allo stesso tempo, però, esistono delle zone d'ombra per la psiche, sia per gli adulti che per coloro che più ne usufruiscono: gli adolescenti.

Infatti, oggi si parla spesso di dipendenza da internet e dal gioco online. Un fenomeno che si è diffuso rapidamente a macchia d'olio, in modi variegati e spesso mascherati.
Quali possono essere, quindi, quei segnali per identificare un uso patologico del mondo virtuale?
Non è solo il "quanto" che definisce il patologico o meno, ma anche il "come", quale utilizzo si fa dello strumento.

Il virtuale può essere un modo per entrare in relazione con gli altri, in modi prima impossibili, che vanno oltre la distanza fisica; proprio questa relazionalità virtuale può essere utilizzata in modo difensivo e dannoso, soprattutto tra i più giovani.
Pensando a persone che soffrono di fobia sociale, Internet può essere utilizzato come uno strumento di sostegno emotivo, un banco di prova per le proprie capacità sociali con un realtivo basso tasso di ansia. Allo stesso tempo, però Internet può anche diventare uno "scudo", per evitare ancor di più il contatto umano, faccia a faccia, peggiorando lo stato della patologia e dando un illusorio senso di avercela fatta ad essere usciti dalla paura della relazione reale.
Un'esposizione continuativa alla rete e un'immersione nel virtuale possono cambiare il modo di percepire sé stessi e gli altri, così come anche il modo di vedere e vivere il mondo circostante. 
Lo spazio informatico ha delle sue regole e strutture, che spesso "superano" i limiti della realtà quotidiana. 
Basti pensare all’immediatezza dei messaggi online per coprire immediatamente distanze altrimenti incolmabili.
Si può creare l’illusione di essere sempre in compagnia, quando in realtà ci si ritrova nella solitudine con il proprio smatphone/consolle.

Uno dei rischi più importanti è la costruzione di un Sé di facciata, di apparenza, predominante ma non vero. 
Un personaggio virtuale, sicuramente anche ideale, ma incastrato nelle dinamiche di mascheramento dietro lo schermo.
Spesso il conformarsi ad uno standard virtuale proposto, crea sentimenti di inadeguatezza, inferiorità, depressione e ansia. Soprattutto in ambito sociale, certo, ma anche ai propri occhi, nel proprio mondo personale può avvenire un'importante distorsione del proprio senso di autostima e di sé.
Questo tanto negli adolescenti, quanto nei giovani adulti e adulti. Nessuna età è esente dal fascino e dal rischio che comporta la visione ideale, anche se irraggiungibile, di sé e della vita.

Pensiamo poi all'onda di violenza che spesso il web può incitare o creare. L'incoraggiamento a scaricare rabbia e violenza con facilità e senza scrupolo, per poterla esibire e affermare. Viene del tutto cortocircuitato il percorso per affrontare e comprendere la propria rabbia.
Allo stesso modo, i rischi del mondo virtuale possono andare anche in direzione complementare a quanto detto.
L’utilizzo del virtuale, in un certo modo patologico, può essere la conseguenza di stati ansiosi, depressivi o psicotici, che la persona cerca di arginare o sfogare attraverso l’utilizzo eccessivo del mondo online.

La vera questione, quindi, sottolinea l'importanza del notare cosa si può nascondere sotto l’utilizzo di Internet, per non trascurare la sofferenza che motiva un certo utilizzo distorto dello strumento.
Il primo vero e proprio ritorno al contatto con la realtà risiede proprio nel poter rientrare in contatto con questa sofferenza, ma in modo diverso.
È sulla strada di un nuovo equilibrio tra il mondo virtuale e quello "offline", che si posiziona la psicoterapia.
In un percorso psicoterautico si viene in contatto con la propria sofferenza, che motiva i propri modi per eluderla o contenerla, ma soprattutto si arriva al trovare un nuovo modo per affrontarla e trasformarla. In questo modo, si può arrivare a vivere con serenità la convivenza dei mondi reale e virtuale, per arricchirli reciprocamente a partire dal proprio mondo interno.