Che cos'è l'obesità oggi?

E se l’obesità stesse per diventare o fosse già diventata il volto della povertà riflesso nello specchio? Con questa comunicazione non intendo estendere al pubblico i risultati di uno studio al quale ho contribuito né le ragioni e le indicazioni di un intervento chirurgico. Vorrei piuttosto condividere, con il lettore, le riflessioni che suscita l’obesità dei nostri giorni, la “nuova obesità”.

Ringrazio finora i lettori che con precisazioni, correzioni e integrazioni vorranno testimoniare il loro interesse per questo piccolo racconto.

L’emblema decadente della società consumistica

Dai tempi del boom economico degli anni ’60, in Italia, il ricordo della fame, inteso anche solo come esclusione dalle proteine animali, è andato gradualmente affievolendosi. Eppure per anni proprio il vitto, più di ogni altro aspetto, ha identificato ceti sociali e situazioni economiche: “l’uomo è ciò che mangia” e l’esclusione generica dal cibo ha rappresentato l’anticamera di altre esclusioni sociali e intellettuali.

Ne “Il sogno di una cosa”, i ragazzi friulani di Pasolini, nell’immediato secondo dopoguerra, emigrano in Jugoslavia in cerca di una condizione sociale migliore e finiscono per rimpiangere il pane con la mortadella delle loro sagre paesane. D’altra parte nei Paesi, come l’Italia, che si sono affrancati dalla povertà endemica in tempi non particolarmente remoti, la fame e la miseria sono sopravvissute nel tempo come paure ancestrali da esorcizzare in modo quasi ossessivo: dalle rotondità della Loren, all’interpretazione di Anna Magnani in “Abbasso la miseria”, alle tavolate del Sud, imbandite all’eccesso, che Franco Neri a Zelig, scavando nei suoi ricordi di bambino, descrive con realistica efficacia.

Alle nostre latitudini, il superamento politico-economico della miseria diffusa e l’accesso alla carne della forza-lavoro ha contribuito al rafforzamento, nella coscienza collettiva, dell’idea di un mondo diviso in due…modi di mangiare nei paesi sviluppati e in quelli del Terzo-Quarto Mondo. Poteva essere obeso solo l’uomo occidentale.

L’obeso è stato l’emblema decadente della società consumistica, che, dopo aver saturato i bisogni primari, ingurgita oltre il necessario.


Illustrazione 1 - Chirurgia Generale


Come sono cambiate le abitudini alimentari?

Eppure oggi la schematizzazione per opposti è resa obsoleta dalla globalizzazione. Alla base del fenomeno vi è il cambiamento strutturale della dieta in tutti i contesti di basso profilo socio-economico.

Per generazioni, l'inaccessibilità della carne per i poveri, ha prodotto, nella cucina popolare di tutte le regioni del mondo, piatti a base di legumi e cereali (pasta e fagioli, pasta e ceci, riso e piselli), nei quali la combinazione delle due componenti genera un vitto con un contenuto proteico di buon valore biologico.

La transizione alimentare verso una dieta basata su bevande e cibi ricchi di zuccheri, dolcificanti e grassi, preparati industrialmente, ha invece l’unico vantaggio del prezzo basso, alla portata anche dei più poveri.


Quali conseguenze ha avuto la globalizzazione alimentare?

Nell’ultimo ventennio, infatti, l’obesità è triplicata nei paesi in via di sviluppo (con 3000 dollari di reddito pro capite annuo) che hanno adottato un comportamento alimentare di tipo occidentale, con consumo di cibo ipercalorico a basso costo (cibo spazzatura o junk food), di origine industriale. L’associazione della povertà al sottopeso e alla malnutrizione rimane valida solo in Paesi dove il reddito pro capite non supera i 1000 dollari all’anno.

Addirittura, secondo un rapporto della FAO il Messico ha superato gli Stati Uniti per tasso di obesità, il 32.8% rispetto al 31.8%.

Quindi, se vogliamo studiare e curare l’obesità in un mondo globalizzato, dobbiamo sapere che parte dei nostri pazienti appartiene ad una comunità transnazionale generata dal tragico vincolo tra scarse risorse materiali e junk food.

Inoltre nel patrimonio genetico dei popoli in via di sviluppo sono predominanti i cosiddetti “geni risparmiatori”, i quali consentono di immagazzinare con maggiore efficienza i grassi alimentari. Un genotipo prezioso, selezionato per far fronte a periodi di carestia, si trasforma in un handicap genetico a causa della comida chatarra (il cibo standardizzato, prodotto dalle grandi multinazionali), che predispone fatalmente all’obesità.

Quali sono gli effetti del cibo spazzatura?

L’obeso non è più il simbolo del consumismo, bensì dell’esclusione dal cibo di qualità tanto nel Terzo Mondo quanto per le fasce sociali travolte dalla crisi economica nei Paesi Occidentali.
In un intervento, ho contribuito a descrivere i risultati dell’associazione tra integrazione alimentare chetogenica e bendaggio gastrico. L’approccio multidisciplinare (chirurgico, nutrizionale, psicologico) e i suoi confortanti risultati si limitano a gestire solo una parte del problema, quella che entra nella casistica di questa o quell’equipe chirurgica. Di fronte alla nuova obesità, i dati scientifici rischiano di rimanere chiusi nell’accademia e di non scalfire il fenomeno di massa…intercontinentale.

Il confronto fra chirurghi fautori degli interventi gastrorestrittivi (come il bendaggio gastrico) e quelli a favore degli interventi malassorbitivi (come il bypass bilio-digestivo) continua, ma sembra più funzionale alla contrapposizione tipo guelfi-ghibellini fra gli addetti ai lavori, piuttosto che finalizzato al benessere dei pazienti.

Il problema reale è che tra un’importante percentuale di obesi e le cure si frappone la povertà materiale. La questione non è solo avvicinare il paziente al chirurgo, bensì l’accesso ordinario e quotidiano al cibo di qualità. Nessun intervento chirurgico potrà essere efficace, se il paziente, una volta dimesso, rientra ineluttabilmente in una dimensione obbligata di junk food. Nessuna campagna di informazione, per quanto chiara e comprensibile, potrà sortire dei risultati, persistendo i problemi di ordine materiale, che condizionano anche il soggetto adeguatamente informato.

L’obesità che ci accingiamo a contrastare ha una cura chirurgica possibile solo nel contesto di una soluzione economico-politica globale.

 

Bibliografia

 
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