Mammografia bilaterale
La mammografia bilaterale è un esame radiologico che studia entrambe le mammelle mediante immagini ottenute con raggi X a bassa dose. Permette di osservare il tessuto mammario e di individuare eventuali alterazioni, anche di piccole dimensioni o non percepibili alla palpazione.
Si tratta di un esame ambulatoriale, rapido e non invasivo.

Quando è indicata la mammografia bilaterale
La mammografia può essere effettuata come esame di screening, cioè in assenza di sintomi, nelle fasce di età previste dai programmi di prevenzione. In Italia lo screening mammografico organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale si rivolge generalmente alle donne tra i 50 e i 69 anni, con una mammografia ogni due anni; alcune regioni estendono l'offerta a fasce di età più ampie.
Al di fuori dello screening, può essere prescritta per approfondire segni o sintomi a carico della mammella o altre modificazioni rilevate dalla paziente o dal medico. L'esame può evidenziare reperti come:
- noduli;
- microcalcificazioni;
- asimmetrie o alterazioni della struttura del tessuto mammario.
La necessità e la periodicità dell'esame vengono stabilite in base all'età, alla situazione clinica e agli eventuali fattori di rischio individuali.
Come prepararsi alla mammografia bilaterale
Questo esame non richiede una preparazione specifica né il digiuno. Il giorno dell'esame è preferibile non applicare sulle mammelle e nella zona delle ascelle prodotti che potrebbero lasciare residui e interferire con le immagini radiografiche, come ad esempio:
- deodoranti;
- creme;
- lozioni;
- talco.
È importante portare con sé le mammografie e gli altri esami senologici precedenti, se disponibili: il confronto con le immagini passate aiuta il radiologo a riconoscere eventuali cambiamenti nel tempo.
Prima dell'esame occorre inoltre comunicare al personale sanitario una gravidanza accertata o sospetta e segnalare la presenza di protesi mammarie.
Come si svolge la mammografia bilaterale
L’esame viene eseguito da un tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM) con un'apparecchiatura dedicata, chiamata mammografo. La paziente deve scoprire il torace e viene posizionata davanti all'apparecchio.
Ciascuna mammella viene appoggiata su un apposito piano e compressa per pochi secondi tra due piastre mentre vengono acquisite le immagini nelle proiezioni necessarie. La compressione permette di distribuire il tessuto mammario e ottenere immagini adeguate limitando al tempo stesso la dose di radiazioni.
Questa fase può provocare fastidio o una sensazione di pressione, soprattutto se il seno è particolarmente sensibile, ma dura pochi secondi per ogni acquisizione. Al termine, il tecnico verifica che le immagini ottenute siano tecnicamente adeguate.
Quanto dura la mammografia bilaterale
Questa esame richiede generalmente circa 5-10 minuti, anche se il tempo complessivo può variare in base alle caratteristiche individuali e alla necessità di acquisire immagini aggiuntive.
Non è previsto un periodo di osservazione dopo l'esame: una volta terminato, è possibile riprendere subito le normali attività. Le immagini vengono successivamente valutate dal medico radiologo, che redige il referto. I tempi di consegna dipendono dall'organizzazione della struttura in cui viene effettuata la prestazione.
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Domande frequenti per Mammografia bilaterale
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La mammografia bilaterale è dolorosa?
Sì, può provocare dolore o fastidio, ma la percezione varia da persona a persona. La sensibilità può essere maggiore in alcuni periodi del ciclo mestruale o in presenza di una particolare sensibilità del seno. Il dolore avvertito durante la mammografia non è indicativo dell'esito dell'esame né, di per sé, della presenza di un problema alla mammella.
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Posso fare la mammografia durante il ciclo mestruale?
Sì. Le mestruazioni non impediscono di effettuare la mammografia. In alcune donne, però, le mammelle possono essere più sensibili o dolenti nei giorni che precedono il ciclo e durante le mestruazioni, rendendo la compressione meno confortevole. Quando l'esame è programmabile e il seno tende a essere particolarmente sensibile, si può valutare con la struttura il periodo più adatto.
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Le radiazioni della mammografia sono pericolose?
No, alle dosi utilizzate per la mammografia il rischio associato alle radiazioni è considerato molto basso. L'esposizione viene mantenuta al livello necessario per ottenere immagini diagnostiche adeguate e, quando l'esame è effettuato secondo le indicazioni previste, i benefici dello screening o dell'approfondimento diagnostico superano generalmente i potenziali rischi legati alle radiazioni.
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Cosa significa avere un seno denso alla mammografia?
Avere un seno denso significa che nella mammella è presente una maggiore quantità di tessuto fibroso e ghiandolare rispetto al tessuto adiposo. Non si tratta di qualcosa che può essere stabilito semplicemente osservando o palpando il seno: la densità viene valutata sulle immagini mammografiche. Un'elevata densità può rendere più difficile distinguere alcune alterazioni; per questo, in determinate situazioni, il medico può ritenere utile integrare la valutazione con altri esami.
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Mammografia ed ecografia mammaria sono la stessa cosa?
No. Sono esami differenti che forniscono informazioni complementari. La mammografia utilizza raggi X ed è particolarmente importante per individuare alcune alterazioni, comprese le microcalcificazioni. L'ecografia utilizza invece ultrasuoni e può fornire ulteriori informazioni, per esempio nella valutazione di un nodulo o di un seno particolarmente denso. L'ecografia, quindi, non sostituisce automaticamente la mammografia: la scelta dipende dall'età, dalle caratteristiche della mammella e dal motivo dell'accertamento.
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Se la mammografia rileva un’alterazione significa che ho un tumore?
No. Un reperto mammografico che richiede approfondimento non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. Alcune immagini possono avere caratteristiche benigne, mentre altre necessitano di ulteriori valutazioni per definirne la natura. In base al reperto, il radiologo può indicare immagini mammografiche aggiuntive o altri accertamenti. È l'insieme delle informazioni raccolte nel percorso diagnostico a permettere di stabilire il significato dell'alterazione riscontrata.
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