Spirometria
La spirometria è un esame della funzionalità respiratoria che misura la quantità d’aria che entra ed esce dai polmoni e la velocità con cui viene espirata.
Le principali province
La prestazione si svolge in ambulatorio e richiede la collaborazione della persona esaminata, perché la qualità delle misurazioni dipende anche dalla corretta esecuzione delle manovre respiratorie.

Quando è indicata la spirometria
Il medico può prescriverla in presenza di tosse persistente, fiato corto o respiro sibilante, oppure quando sospetta una malattia delle vie respiratorie, come l’asma o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Può essere utilizzata anche per controllare l’andamento di una malattia respiratoria già diagnosticata e la risposta alle cure. In base alla valutazione medica, è richiesta inoltre nelle persone esposte al fumo o a sostanze irritanti sul lavoro, prima di alcuni interventi chirurgici o nell’ambito di determinate valutazioni di idoneità sportiva.
Come prepararsi
Per la spirometria non è generalmente necessario il digiuno, ma è opportuno evitare pasti abbondanti nelle ore precedenti. La struttura può inoltre indicare di non fumare prima dell’esame e di evitare sforzi intensi poco prima dell’appuntamento. È consigliabile indossare abiti comodi, evitando cinture strette o indumenti molto aderenti sul torace.
È importante comunicare alla struttura quali farmaci si assumono, soprattutto se si utilizzano broncodilatatori: il medico stabilirà se e per quanto tempo evitarli prima dell’esame. Non vanno sospesi di propria iniziativa.
È utile portare eventuali spirometrie precedenti e la documentazione clinica pertinente, seguendo le istruzioni ricevute dalla struttura sanitaria.
Come si svolge
La spirometria può essere eseguita da un medico pneumologo o da personale sanitario specializzato, come un infermiere. Durante l’esame, la persona è generalmente seduta e respira attraverso un boccaglio collegato allo spirometro, che registra il flusso e il volume dell’aria durante la prova. Una piccola pinza applicata al naso evita che l’aria fuoriesca dalle narici.
Seguendo le istruzioni dell’operatore, la persona inspira profondamente e poi soffia nel boccaglio con forza e rapidità, finché non le viene chiesto di fermarsi. La manovra viene ripetuta per ottenere misurazioni affidabili. L’esame non è doloroso, ma lo sforzo respiratorio può provocare un lieve capogiro o una sensazione di stanchezza transitoria. Al termine, il boccaglio viene rimosso.
Quanto dura
La durata dipende dal tipo di spirometria richiesta: la spirometria semplice richiede generalmente circa 10–20 minuti, mentre eventuali prove aggiuntive possono prolungare l’appuntamento. Dopo l’esame è generalmente possibile riprendere subito le normali attività.
I risultati possono essere disponibili al termine dell’appuntamento; i tempi di consegna del referto dipendono dalla struttura. La loro interpretazione spetta al medico, che li valuta nel contesto clinico della persona.
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Domande frequenti per Spirometria
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Quali sono i risultati normali di una spirometria?
Non esiste un valore normale uguale per tutti. Il medico confronta le misurazioni con i valori attesi per una persona con caratteristiche simili, considerando soprattutto quanta aria viene espirata, quanta ne esce nel primo secondo e il rapporto tra queste due misure. Un risultato rientra nella norma quando i parametri valutati sono nei rispettivi intervalli di riferimento. Per questo una singola percentuale letta sul referto non basta per interpretarlo.
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Posso fare la spirometria se ho il raffreddore o la tosse?
Sì. La tosse, da sola, non impedisce necessariamente l’esame. Se però è frequente durante la prova, oppure sono presenti febbre o un’infezione respiratoria in corso, è opportuno avvisare la struttura prima dell’appuntamento: potrebbe essere preferibile rinviare la spirometria, perché queste condizioni possono influire sul risultato o rendere difficile eseguire correttamente le manovre.
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Se la spirometria è normale, perché continuo ad avere fiato corto?
Un risultato normale descrive la funzionalità respiratoria nel momento in cui viene eseguito il test e non chiarisce, da solo, tutte le possibili cause del fiato corto. Alcune alterazioni possono variare nel tempo o non emergere dalla spirometria semplice. Se il disturbo persiste, il medico valuta il risultato insieme ai sintomi e decide se sono necessari altri accertamenti.
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Un risultato alterato della spirometria significa avere una malattia polmonare?
No. Un’alterazione segnala che alcuni valori respiratori si discostano da quelli attesi, ma non identifica automaticamente una malattia. Il medico considera anche la qualità delle manovre eseguite, i sintomi e la storia clinica prima di stabilire se il risultato richieda ulteriori valutazioni.
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Perché a volte la spirometria viene ripetuta dopo un broncodilatatore?
Quando è richiesto il test di broncodilatazione, la misurazione viene ripetuta dopo l’inalazione di un farmaco che dilata i bronchi. Il confronto permette al medico di verificare se il flusso dell’aria migliora. È un’informazione utile per interpretare un’eventuale ostruzione delle vie respiratorie, ma non costituisce da sola una diagnosi.
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Cosa succede se non riesco a soffiare abbastanza forte durante la prova?
L’operatore può spiegare nuovamente la manovra e farla ripetere. Se le prove non raggiungono una qualità sufficiente, il risultato potrebbe non essere interpretabile in modo affidabile. Questa difficoltà non indica di per sé un problema polmonare: il medico valuterà se ripetere l’esame o scegliere un altro accertamento.
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Posso fare la spirometria dopo un intervento chirurgico o un problema cardiaco recente?
Sì, ma solo dopo una valutazione medica. L’espirazione forzata richiede uno sforzo che può rendere opportuno rimandare l’esame dopo alcuni interventi chirurgici o eventi cardiaci recenti. È importante segnalare queste condizioni alla struttura prima dell’appuntamento, così che il medico possa stabilire quando eseguire la prova in sicurezza.
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