Il rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sta ormai diventando la quotidianità. Non pensiamo più, non ci poniamo più domande: deleghiamo tutto a una macchina “tanto sarà lei a risolvere i nostri problemi”.
Si può delegare al computer, grazie alla loro velocità e capacità, compiti in vari ambiti come quello industriale e del business (lo utilizzano Uber, McDonald, Tesla, Nike, Sephora Amazon), nel settore finanziario, nel mercato del lavoro, per giocare a scacchi, per tradurre testi.
I limiti della tecnologia nella comprensione dell’essere umano
In medicina può rivelarsi utile nel raccogliere i sintomi e la storia clinica, per fare diagnosi. Si potrebbe pensare che tutto possiamo risolvere con l’IA, ma esiste una lunga lista di esclusiva competenza degli esseri umani che non può essere delegata ad una macchina: l’intelligenza dell’essere umano è emotiva, è fatta di emozioni, di nostalgie. Una società che delega il pensiero a una macchina è una società che rinuncia alla propria autonomia, all’ autonomia nel ragionamento ha un impatto negativo sul pensiero critico e sulla creatività.Siamo ben lontani da poter offrire un servizio psicologico adeguato tramite l’intelligenza artificiale perché non ha, come l’intelligenza umana la capacità di esplorare il vissuto della persona: un territorio ignoto alla stessa persona!
Il valore della relazione terapeutica nel percorso di cura
L’Intelligenza Artificiale non può sostituire lo psicoterapeuta: durante una seduta di psicoterapia, serve l’anima e nessuna macchina potrà mai creare l’anima.
La relazione tra terapeuta e paziente è un elemento fondamentale della psicoterapia, basata su un'alleanza terapeutica di fiducia, empatia e collaborazione, relazione insostituibile dalla IA. Il terapeuta fornisce l'ambiente sicuro, la competenza e il supporto per esplorare pensieri e sentimenti, il paziente è l'esperto del proprio vissuto. La terapia è un processo condiviso e rispettoso in cui terapeuta e paziente lavorano insieme per stabilire obiettivi e raggiungere il cambiamento desiderato. L’AI può fornire consigli, ma non può sostituire la relazione terapeutica, che si fonda su un codice deontologico, un’identità professionale, su un modello che il terapeuta trasmette al paziente.
L’AI può davvero aiutare la salute mentale?
Spesso si nasconde a sé stessi la necessità di avere bisogno di aiuto psicologico, per vergogna, paura di rivelare una fragilità, il bisogno di risposte immediate e rassicuranti senza affrontare il percorso di crescita e introspezione che la terapia richiede. La psicoterapia, infatti, non è la rapidità delle risposte, bensì il valore del tempo, delle pause e delle assenze necessarie alla riflessione e alla crescita personale.L’uso dell’Intelligenza Artificiale può fare del male alla salute mentale perché le macchine non hanno coscienza, non provano affetto, sono strumenti. Compito dello psicoterapeuta è allenare alla relazione, sa come fare ‘succedere’ la relazione terapeutica, lavora con emozioni e sentimenti, un tipo di lavoro che l’AI, lavorando su dati precedentemente assunti, non potrà mai sostituire.
Bibliografia
- Luciano Floridi, The Fourth Revolution: How the Infosphere Is Reshaping Human Reality (Oxford University Press, nuova edizione aggiornata).