Quando si parla di trapianti il discorso diventa molto delicato, ma va anche detto che grazie agli ultimi studi condotti sia in America che presso la Fondazione Veronesi le risposte possono essere più che soddisfacenti in quanto i trapianti possono cambiarti la vita e salvarti in caso di malattie che non rispondono alle tradizionali cure. La difficoltà è più da un punto di vista etico e psicologico, poiché le tecniche chirurgiche attualmente utilizzate si sono così perfezionate che anche i trapianti possono definirsi interventi di routine.

I pazienti vanno persuasi e rassicurati relativamente agli effetti benefici che potranno avere dopo l’intervento; è opportuno che i pazienti siano ben convinti sulla necessità e l’utilità dell’intervento. Pertanto vanno spiegati loro i vari step che dovrebbero essere fatti dal donatore e dal ricevente e la tutela prevista per entrambi. I trapianti si possono eseguire sia da donatori ancora in vita, sia da donatori che hanno spento la luce della vita; se si tratta di intervento multi organo è necessario che il donatore sia morto, in altri casi come nel rene o nel fegato quasi sempre il donatore è in vita.

Quali sono gli organi che possono essere trapiantati?

Escludendo gli organi che appartengono all’apparato genitale maschile e femminile e il cervello, si può trapiantare il rene, il fegato, il polmone, il cuore, la cornea, il midollo osseo, il pancreas, la cute. Tra gli organi più trapiantati c’è il rene per evitare la dialisi intervenendo preventivamente o che patologie renali compromettano il loro funzionamento. A seguire troviamo il fegato e il cuore; quanto agli altri, sono abbastanza rari tranne, si potrebbe dire, il polmone.

È anche vero che chiunque debba sottoporsi a questi interventi, chiede spesso al chirurgo cosa cambierà della sua vita e la risposta non può essere generalizzata poiché molto dipende dall’età, dalle sue generali condizioni di salute, dall’assunzione di farmaci; verrà sottolineato che potrebbero esservi delle complicanze come dopo ogni intervento chirurgico, ma di solito se non si soffre di particolari patologie, il recupero è quasi totale e si può riprendere più o meno gradualmente, la vita di sempre.

Quali tipi di tumore possono essere curati con il trapianto di fegato?

È stato dimostrato che i tumori neuroendocrini vengono curati con il trapianto di fegato. Ma cosa sono queste forme neoplastiche? Pur premettendo che si verificano 5 casi su 100.000 ovvero molto raramente, in realtà sembra che il numero di casi possa aumentare.

Vediamo di capire di cosa si tratta quando si parla di neoplasia endocrina. Ebbene sono in realtà più neoplasie che colpiscono il sistema neuroendocrino e l’organo più colpito è il fegato. In alternativa alle terapie radiologiche e chemioterapiche con lancio di sostanze radioattive per disintegrare le cellule malate, c’è appunto il trapianto.

Sembra che il successo dell’intervento sia così alto che i pazienti che sopravvivono e vivono più a lungo abbastanza bene, pare quadruplicato; si è passati dal 22 all’88% di operati che sopravvivono e vivono bene.

Quando è suggerito un trapianto di rene?

I nefrologi concordano sul suggerire la soluzione chirurgica nei casi di nefriti che compromettono il normale funzionamento renale. Il tipo di intervento è piuttosto semplice in quanto richiede la compatibilità di gruppo e degli antigeni. La difficoltà si deve alla carenza di reni compatibili e al crescente aumento di persone che ne avrebbero bisogno.

Una volta eseguito il trapianto, si dovrà continuare a vita una trattamento, basato su immunosoppressivi per evitare problemi cardiaci o l’insorgenza di altre complicanze.  

Cosa possiamo dire del trapianto del midollo?

È opportuno precisare che si ricorre a questa soluzione nei casi di leucemia, anemia, immunodeficienza. Il donatore deve essere vivente e il ricevente dovrebbe essere giovane. Il midollo è introdotto per via endovenosa dopo un accurato esame relativo alla compatibilità. Prima dell’intervento, il paziente viene immunodepresso e in caso di sesso femminile viene bloccato il ciclo mestruale, che verrà ripristinato dopo un po’ di tempo dall’intervento e soprattutto dopo che il midollo è perfettamente funzionante.

Un’altra attenzione è posta all’assenza di anticorpi, che richiede alcune accortezze come l’isolamento a meno di camici protettivi da parte dei parenti che vanno a fare visita, così come la sterilizzazione massima delle stanze dove il paziente è ricoverato. Lo specialista è l’ematologo.

E per quanto riguarda cuore e polmoni?

I donatori di cuore sono quasi sempre persone morte in incidenti stradali, ma sane. La compatibilità fra i due è importante e preferibile ma non indispensabile.

Il trapianto di polmone, abbinato talvolta a quello del cuore, va stabilito e consigliato dallo pneumologo, che valuterà il da farsi in caso di fibrosi cistica o enfisema polmonare. Anche in questo caso, la sopravvivenza ad un anno dal trapianto è abbastanza incoraggiante in quanto è pari al 65%.

Quando intervenire con il trapianto della cute?

Solitamente i dermatologi consigliano questi interventi, soprattutto in caso di ustioni che lasciano cicatrici deturpanti e psicologicamente difficili da accettare. La materia si trova più facilmente in quanto esistono banche di tessuti dalle quali vengono prelevati per essere poi applicati sui pazienti.

In quali casi si può procedere al prelievo e al trapianto dell’organo?

Nei casi di trapianto di fegato, vanno tenuti in considerazione alcuni elementi fondamentali: l’età che non deve superiore ai 65 anni, l’origine deve essere gastroenterica ossia dell’apparato gastroenterico (canale alimentare ovvero bocca, faringe, esofago, poi stomaco, fegato e vie biliari, pancreas ed intestino tenue e crasso).

Prima di eseguire il trapianto, i pazienti seguono spesso terapie farmacologiche o chemioterapiche in quanto i tempi di attesa sono molto lunghi. In caso di insuccesso o di lieve miglioramento viene suggerito il trapianto.   

Conclusioni

Il bilancio che segue, analizzando i dati, è più che positivo. Si possono trapiantare molti organi e risolvere in modo permanente molte patologie. È certo che non possano escludersi alcune complicanze come in ogni intervento chirurgico, ma i trapianti, attualmente rappresentano una valida alternativa nella cura di tutti i tumori dell’apparato gastroenterico.

È consigliabile che i pazienti siano informati e diventino consapevoli di quali siano le condizioni dello stato di salute in cui tali trapianti sono possibili e che siano seguiti oltre che clinicamente anche psicologicamente.

FONTE: Immunologia a cura di Thomas J. Kindt