La stipsi, conosciuta anche come stitichezza, è una delle patologie più diffuse nel mondo occidentale e colpisce soprattutto le donne e le persone anziane. Questo disturbo consiste nella difficoltà a svuotare l’intestino tramite l’espulsione delle feci.

I sintomi della stipsi

StipsiGeneralmente si considera normale un’attività intestinale che comporta una frequenza di defecazione di 3 volte alla settimana, però ogni individuo è differente ed ha una sua propria dinamica intestinale.

Il fatto importante da ricordare è che la stipsi non deve essere considerata una vera e propria malattia ma solo il sintomo di altri problemi che devono essere analizzati e risolti per alleviare il sintomo stesso. Inoltre tutti noi soffriamo ogni tanto di stipsi a causa di una variazione della dieta, di un lungo viaggio o a causa di periodi di forte stress ma, passato il periodo “critico”, tutto ritorna alla normalità.

Generalmente il sintomo più evidente della stipsi è una reale difficoltà ad evacuare le feci che, presentandosi dure e piccole, saranno espulse solo dopo notevoli sforzi e con diffusi dolori addominali.

Possono essere presenti altri sintomi tra cui una difficoltà della digestione, sensazione di pancia gonfia, malessere diffuso e umore irritabile.

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Le cause della stipsi

Le cause della stipsiPer comprendere bene le cause della stipsi è opportuno apprendere il funzionamento della parte finale del nostro apparato digerente.

Gli alimenti, una volta ingeriti, arrivano al colon che ha la funzione di assorbire l’acqua che è ancora presente nei cibi e produrre le feci che dovranno essere espulse dal retto grazie ad opportune contrazioni muscolari. Se il colon assorbe troppa acqua o se le contrazioni muscolari non sono idonee le feci si muoveranno troppo lentamente fino ad indurirsi in maniera eccessiva e bloccarsi.

Il colon ha un suo Sistema Nervoso Semi-Autonomo, il Sistema Nervoso Enterico (SNE) che ha diverse funzioni tra cui la produzione di serotonina che è una sostanza che controlla il funzionamento del colon. Il SNE è strettamente collegato al  Sistema Nervoso Centrale (SNC) i cui stimoli possono variare la produzione della serotonina. In particolare se ne viene prodotta troppa il transito nell’intestino sarà accelerato (diarrea), mentre se ne viene prodotta poca si avrà un rallentamento (stipsi).

La stipsi viene classificata dai medici in due famiglie distinte:

  • stipsi da propulsione (detta anche stitichezza) in cui si ha un effettivo rallentamento del transito delle feci,
  • stipsi da espulsione in cui la difficoltà è nell’evacuazione finale.

Le cause che portano ad una situazione di rallentamento del passaggio delle feci possono essere:

  • scarsa attività fisica,
  • scarsa assunzione di acqua,
  • alimentazione non corretta con una dieta povera di fibre e troppo ricca di grassi,
  • assunzione di farmaci (antidolorifici, farmaci per la pressione, antidepressivi, diuretici),
  • variazione della routine quotidiana, ad esempio dopo lunghi viaggi in aereo,
  • gravidanza, a causa dei cambiamenti ormonali o perché l’utero preme contro l’intestino,
  • vecchiaia, per il rallentamento del metabolismo,
  • malattie specifiche (disturbi neurologici, disturbi metabolici, disturbi endocrini, patologie sistemiche, diabete, amiloidosi, ipercalcemia, problemi del colon o del retto, sindrome del colon irritabile),
  • utilizzo eccessivo di lassativi. Alcune persone fanno eccessivo uso di lassativi per avere una defecazione giornaliera ma, dopo poco tempo, il loro organismo contrae una dipendenza da lassativi procurando una difficoltà ad andare in bagno,
  • ignorare lo stimolo di andare in bagno, magari perché si è fuori casa o per impegni lavorativi.

Come prevenire e curare la stipsi

Come prevenire e curare la stipsiLa prima arma di prevenzione per combattere la stipsi è seguire una dieta equilibrata ricca di fibre che possono essere inserite nel nostro organismo attraverso la frutta, la verdura, i legumi e cereali integrali. In particolare le fibre, solubili ed insolubili, hanno la capacità di far rimanere morbide le feci permettendogli il corretto fluire fino alla loro completa espulsione.

Alcune ricerche hanno dimostrato che le persone che bevono poco e che sono disidratate hanno maggiori probabilità di soffrire di questo disturbo. Questo accade perché l’acqua bevuta ha la capacità di far rimanere le feci morbide e più facili da espellere. Quindi è fondamentale bere la giusta quantità di acqua nell’arco di tutta la giornata e diminuire l’assunzione di caffè e di alcol che aumentano la disidratazione.

Anche una corretta attività fisica è un buon mezzo per prevenire i problemi intestinali in quanto rende i muscoli addominali tonici ed il movimento facilita il corretto fluire dei cibi in tutto l’apparato digerente.

Infine è importante non ignorare lo stimolo di andare in bagno e seguire sempre i segnali che manda il nostro corpo.

I consigli sopra riportati sono utili anche nel caso in cui si soffre già di questo disturbo e si vuole tentare di risolverlo in maniera naturale variando semplicemente la dieta e lo stile di vita.

Le complicazioni della stipsi

La stipsi, se non opportunamente trattata, può portare ad alcune complicazioni:

  • emorroidi, a causa dello sforzo che si compie durante l’evacuazione,
  • fistole anali, quando le feci troppo solide irritano le pareti dell’ano durante il loro passaggio,
  • prolasso rettale, per lo sforzo eccessivo e prolungato,
  • fecaloma, quando le feci formano una massa così compatta nell’intestino che non possono essere espulse con la normale attività dei muscoli intestinali.

La visita medica e gli esami di approfondimento

Se la stipsi diventa cronica, è consigliata una visita di controllo in modo che il medico, effettuando esami specifici, possa escludere la presenza di altre patologie più gravi, diagnosticare le cause della stitichezza e prescrivere rimedi adeguati.

La visita per diagnosticare la stipsi generalmente comprende un esame rettale utile a valutare la tonicità della muscolatura interna ed alcuni esami di approfondimento nei casi in cui i sintomi sono gravi.

Risultano utili anche esami radiografici per valutare il tempo di transito degli alimenti in tutto il tratto digerente. Al paziente vengono fatti ingerire delle piccole palle di gomma (markers) che attraverseranno l’intero percorso fino ad essere espulsi nell’arco di 48 ore. Se questo non avviene vuol dire che ci sono dei problemi nello svuotamento delle feci.