Smart forgetting: il sonno e la memoria a breve termine

15/2/2017 -

È proprio il caso di dire che il nostro cervello non si ferma mai, nemmeno durante il sonno. Proprio per consentire l’acquisizione di nuovi dati nel giorno successivo, i nostri neuroni “eliminano” le informazioni superflue per far sì che il processo prosegua con consumi energetici sostenibili.  Questo processo è conosciuto come smart forgetting.

Cosa accade al nostro cervello durante il sonno?

Sono tante le attività che il nostro cervello svolge durante il sonno: le cellule incaricate di produrre la mielina facilitano la “riparazione” del cervello.

Ma non solo. Mentre dormiamo il sistema glinfatico si attiva eliminando la beta amiloide e ripulendo i residui nocivi accumulati durante il giorno. Possiamo dire quindi che mentre dormiamo il cervello comprende, assimila e consolida le informazioni e l’apprendimento di tutte le attività motorie e mantiene i ricordi

La mente si riposa e si rigenera

Quando si dorme a sufficienza, si riducono notevolmente i livelli di leptina, un ormone proteico che inibisce l’appetito, e aumentano i livelli di grelina, ormone che ha la funzione di stimolare l’appetito.

È dunque molto importante e assolutamente necessario avere un sonno regolare che apporti un buon riposo, in modo da ottenere il giusto benessere tanto per noi stessi quanto per le persone che ci circondano e  avere, così, una migliore qualità di vita.

Durante le ore di veglia, anche se inconsciamente, non facciamo che apprendere continuamente. Proprio per consentire l’acquisizione di nuovi dati nel giorno successivo, i nostri neuroni “eliminano” le informazioni superflue per far sì che il processo prosegua con consumi energetici sostenibili.

Ciò ci dimostra che il nostro organismo si organizza per “resistere” ai continui stimoli che percepiamo. Come nei più complessi computer, ha necessità di fare pulizia, o meglio spazio per poter aggiornare continuamente la memoria.

Lo studio

Questa scoperta è stata pubblicata su Science dal gruppo di ricerca di Chiara Cirelli e Giulio Tononi all’Università del Wisconsin, a cui ha collaborato anche Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche.

Il concetto alla base di questo studio tiene in considerazione il fatto che durante la veglia si determina un progressivo potenziamento delle sinapsi dato dall’interazione con l’ambiente. Insomma apprendiamo continuamente cose nuove anche senza accorgercene. Questo processo non coinvolge però tutte le sinapsi in particolare risparmierebbe le sinapsi più grosse, che molto probabilmente coincidono con i ricordi più stabili.

Ma la capacità del nostro cervello non è infinita per cui  il sonno ci aiuta a depotenziare le sinapsi e, quasi per compensazione, ci aiuta a farle tornare a livelli energeticamente più sostenibili che ci permettono di imparare nuove cose il giorno successivo.

Grazie a questo studio è stato creato ”il più grande database di sinapsi al mondo”,  come lo ha definito Michele Bellesi, grazie all’utilizzo Avvalendosi di un microscopio elettronico 3D, i ricercatori hanno misurato e ricostruito quasi 7.000 sinapsi prelevate dalla corteccia sensoriale e motoria dei topi, prima e dopo il riposo.

Quali saranno le prossime frontiere?

Partendo da questi risultati, i ricercatori intendono ora indagare gli effetti scatenati a livello cellulare dalla carenza di sonno e dagli alterati ritmi di sonno-veglia tipici della vita moderna.

Fonte: AA.VV, Ultrastructural evidence for synaptic scaling across the wake/sleep cycle, Science Mag, Vol 355, Issue 6324, 2017

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