Un caso di sindrome da affaticamento cronica (o CFS) è definito dalla presenza delle seguenti condizioni: fatica cronica persistente per almeno sei mesi non alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. 

Affinché venga diagnosticata una CFS è necessario che il paziente presenti  quattro o più dei seguenti sintomi,  per almeno 6 mesi in un anno: severi disturbi della memoria e della concentrazione, faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari, dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse, cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato, un sonno non ristoratore, debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

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Come si presenta?

La sindrome da fatica cronica può comparire lentamente oppure all’improvviso. I pazienti in cui compare lentamente diventano progressivamente sempre più stanchi nell’arco di alcune settimane od alcuni mesi; coloro nei quali compare  all’improvviso si sentono inaspettatamente, da un giorno all’atro, stanchissimi.

Coloro che vengono colpiti dalla CFS lamentano spesso dolori muscolari, problemi di concentrazione ed insonnia; i pazienti si sentono esauriti e stanchissimi; la stanchezza estrema rende difficile dedicarsi alle normali attività che la maggior parte di noi svolge senza pensare.  È facile immaginare come in queste condizioni sia pressoché impossibile svolgere una qualunque attività lavorativa o sociale ed ecco che il sostegno del paziente ricade quasi interamente sulla famiglia

Le cause della CFS

fatica cronica

Purtroppo ad oggi non esistono certezze sulla malattia: le cause rimangono sconosciute, anche se si inizia a pensare che vi siano correlazioni con difetti del sistema immunitario,nervoso o endocrino. Altrettanto sconosciute sono le cure: possono infatti essere trattati solo i sintomi collaterali, come la depressione o i problemi di alimentazione, ma non la patologia in sé, che nella maggior parte dei casi costringe ad abbandonare lavoro e relazioni sociali.

La complessità della CFS e l’esistenza di diversi ostacoli alla sua comprensione rendono necessario un approccio integrato per lo studio di questa patologia e di patologie similari.

Il concetto di stanchezza è di per sé non chiaro, e sviluppare una definizione operativa di stanchezza è sempre stato un problema. Molti pazienti definiscono semplicemente questa patologia come una specie di influenza cronica che perdura da anni.

Nel 2010 sono stati pubblicati sul Proceedings of the National Academy of Sciences i risultati di uno studio molto atteso che confermerebbero la presenza di alcuni virus del gruppo (MLV) nel sangue di pazienti con CFS anche se questo studio necessita di ulteriori conferme.

Purtroppo per ora non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia”.

Nuove speranze per la cura: le cause nel micro bioma intestinale?

Uno studio  della Cornell University,  pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome, ha, per la prima volta, individuato dei marcatori biologici nel microbiooma intestinale associati alla malattia, dando quindi una possibile spiegazione delle cause. La ricerca potrebbe fornire gli strumenti per arrivare a definire un test diagnostico, semplice e poco invasivo,

I ricercatori, biologi molecolari e genetisti dell’ateneo newyorkese, hanno esaminato campioni di sangue e di feci di 83 persone: 48 con diagnosi di fatica cronica e 39 sane. Di tutti hanno sequenziato il Dna presente nelle feci per identificare le specie batteriche presenti nel microbioma e la sua  composizione. Il risultato è stato che la comunità microbica dei pazienti con fatica cronica aveva una composizione  diversa infatti  le specie batteriche erano ridotte, ed era anche minore la presenza di microrganismi dalla capacità antinfiammatoria.

Un po’ la stessa condizione di coloro che sono affetti dal morbo di  Chron e da colite ulcerosa, come si legge in una nota diffusa dalla Cornell University.

Conclusioni

Alla base della CFS, dunque, secondo questo studio, non ci sarebbe una qualche forma di  nevrosi ipocondriaca, o magari una forma di depressione, ma, come ormai da qualche anno in effetti si tende a ritenere anche da buona parte della comunità scientifica,  più semplicemente una anomalia biologica, precisa, e localizzata nell’intestino.

Ciò significa che in tempi brevi potremmo avere un test poco invasivo per la diagnosi di una condizione che, attualmente, richiede una lunga lista di esami molti dei quali finalizzati ad escludere altre condizioni che potrebbero provocare gli stesi sintomi della sindrome da fatica cronica.

Tutto questo comporterebbe anche una notevole riduzione dei tempi per arrivare alla diagnosi definitiva, per la quale, allo stato attuale, occorrono anni ed esami molto invasivi.

 

Fonte: Ludovic Giloteaux, Julia K. Goodrich, William A. Walters, Susan M. Levine, Ruth E. Ley and Maureen R. Hanson, Reduced diversity and altered composition of the gut microbiome in individuals with myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome, Microbiome, 2016