Come ogni donna sapeva, una volta che iniziava ad avere rapporti sessuali e in particolare da 25 anni in poi, è raccomandabile recarsi dal ginecologo per fare un PAP–TEST. Recentemente si è venuti a conoscenza di un altro test ovvero l’HPV-test che potrebbe sostituire il Pap-Test. È davvero così?
Il Pap-test era ed è tuttora un prelievo, per valutare eventuali presenze cancerose nel collo dell’utero. Considerando che molte ragazze entro i 13-14 anni dovrebbero eseguire un vaccino contro il Papilloma virus (HPV), si pensa di rimanere immuni dal virus e di prevenire ogni forma neoplastica uterina.
Ebbene non è così: il vaccino sicuramente contribuisce a ridurre al massimo i rischi dell’insorgenza del tumore, ma non può abbatterli tutti. Se un tempo il Pap-test rappresentava il primo screening per la scoperta di lesioni o forme neoplastiche nell’utero, ora viene considerato solo in seconda battuta e in caso di esito positivo del test-HPV.
Sono però tutti d’accordo? Quale conseguenza potrebbe avere l’esecuzione del test-HPV senza un Pap-test di controllo indipendentemente dal risultato + o – ?

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Cos’è il papilloma virus umano?

Si tratta di un’infezione trasmettibile attraverso i rapporti sessuali; è un virus che potrebbe avere carattere transitorio e asintomatico o più grave con lesioni cutanee o sulle mucose. Se non è transitorio e il sistema immunitario non riesce a debellarlo può dar luogo a forme tumorali, prevalentemente, del collo dell’utero o in sede genitale femminile e più raramente maschile ovvero neoplasia vulvare, vaginale, anale o del pene. Talvolta l’infezione da HPV può provocare forme neoplastiche anche nella cavità orale come nella faringe o nella laringe. Le forme patologiche possono manifestarsi dopo 10-15 anni dal contagio e questo dipende da quale dei 120 tipi viene contratto. I due ceppi più pericolosi sono l’HPV 16 e l’HPV18, perché portano alle forme tumorali, mentre gli altri vengono definiti a basso rischio in quanto causano infezioni che non si trasformano, se non in casi rarissimi in forme maligne; il tipo 6 e il tipo 11 sono responsabili delle verruche genitali o condilomi. I sintomi che possono destare preoccupazione, poiché rappresentano campanelli d’allarme sono: un sanguinamento più o meno evidente dopo un rapporto sessuale preceduto da dolore durante l’atto, perdite vaginali acquose o con presenza ematica, dolore nell’area pelvica, imprevisti ed improvvisi sanguinamenti al di fuori del ciclo mestruale o dopo la menopausa. Esistono inoltre forme purtroppo asintomatiche che insorgono comunque e, quando lo specialista le diagnostica, lo stadio tumorale è purtroppo ormai avanzato.

Come si previene l’HPV?

In passato c’era solo il Pap-test, mentre ora si è aggiunto il test dell’HPV che si effettua nella stessa modalità di un Pap-test con un prelievo di cellule nel collo dell’utero. È un test molto importante, ma che non dovrebbe sostituire in toto il Pap-test, che andrebbe fatto almeno ogni 3 anni indipendentemente dalla positività o negatività del test.
In molte regioni del Centro Nord il test HPV è eseguito come primo screening e dal 2020 andrà a regime in tutta Italia. Ci sono alcuni specialisti che consigliano il Pap-Test solo in caso di positività, ma è preferibile e più prudente eseguire il Pap-Test a complemento dopo 2 o 3 anni per avere maggiore tranquillità ed eliminare anche il minimo rischio di comparsa di neoplasia. Essendo entrambi i tests poco invasivi, indolori ed eseguibili da ogni specialista ed inoltre essendo le persone talvolta inconsapevoli di essere portatori sani, è caldamente consigliato eseguirli entrambi dopo un intervallo di tempo suggerito dal vostro ginecologo.

Qual’è la situazione italiana?

In base al Piano Nazionale Prevenzione 2014-18 del Ministero della Salute, entro il 2018 tutte le regioni avrebbero dovuto prevedere il Test Hpv come screening primario nelle donne che hanno un’età compresa dai 30 ai 65 anni. Secondo l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), già dalla fine del 2017 questo test era considerato primo screening in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Basilicata ed entro il 2020 in tutt’Italia si dovrebbe seguire la stessa procedura. Il presidente del Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma (Gisci) sostiene come il test HPV è fondamentale e se integrato con il Pap-Test, dà il massimo delle garanzie nell’eventuale individuazione precoce del virus, nella scoperta della sua tipologia e dunque nella prevenzione di alcuni carcinomi dell’apparato genitale femminile. ?Questo approccio è una nuova revisione di otto studi clinici condotti anche da ricercatori dell’Università della California a Davis. Questi hanno concluso che, mentre i Pap test sono ancora molto efficaci, per evidenziare le cellule precancerose, il test HPV è un eccellente strumento di screening.

Conclusioni

Il virus HPV è frequente ed è trasmesso per via sessuale, ma non sempre è causa di neoplasie. In effetti, questo può essere transitorio come un qualsiasi virus, dare come conseguenze infezioni cutanee a livello genitale o può essere asintomatico, che è il più pericoloso.
Seguire un percorso preventivo nelle donne, che hanno un arco di età compresa fra i 30 e i 65 anni, vuol dire recarsi dallo specialista annualmente (se consigliato) o almeno ogni 2 anni per eseguire entrambi i tests ad intervalli che vi dirà il ginecologo.
Si sottolinea ancora una volta che sono due test che si integrano l’uno con l’altro e che permettono in tal modo di ridurre al massimo i rischi di una forma neoplastica nell’apparato genitale.
In altre parole non si può ancora dire Goodbye al Pap-test e chissà se un domani lo si potrà!

FONTE: https://jamanetwork.com/journals/jama