Le varianti istologiche della neoplasia dell’ovaio si possono presentare in forma benigna, borderline o maligna.

Il trattamento chirurgico si considera in ogni forma, ma cambia la procedura. In caso di tumore benigno si procede per lo più con un intervento di tipo conservativo ovvero si conserva l’ovaio o le ovaie interessate, asportando la malformazione.

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Cosa sono le neoplasie borderline e come si interviene?

Le forme borderline come dice lo stesso termine inglese sono forme benigne, potenzialmente maligne in quanto potrebbero in futuro trasformarsi tali e diventare pericolose. Si differiscono da quelle maligna poiché anche in uno stadio avanzato, hanno una prognosi significativamente migliore rispetto alle formazioni neoplastiche maligne dell’ovaio. Rappresentano circa il 20% circa dei casi e insorgono prevalentemente in donne giovani under 40, che il più spesso desiderano mantenere la fertilità e dunque desiderano avere un figlio.

Solitamente si scoprono per caso durante una visita ginecologica e sono nel 30% dei caso bilaterali. La sopravvivenza e il ritorno alla vita normale è, dopo l’intervento chirurgico conservativo, pari al 90% anche se lo stadio è il III. La chirurgia è l’unica terapia che permette di risolvere il problema.

Anche se più raramente, il caso borderline può presentarsi in donne che vivono la menopausa o la post-menopausa. Se l’età della donna è over 60, si consiglia l’asportazione dell’ovaio o entrambe le ovaie, delle tube e dell’utero, per evitare che possa degenerare in maligno e possa coinvolgere altri organi o apparati.

Nelle varianti della neoplasia borderline va consigliata l’appendicectomia ed un’accurata valutazione dello stato dell’apparato gastroenterico per evitare una migrazione verso l’intestino. Nelle pazienti più giovani, che hanno desiderio di mantenere intatta la loro fertilità, si ricorre ad una chirurgia che prevede eventualmente una enucleazione delle cisti se l’ovaio è esente dalla malattia così come l’utero che dovrebbero presentare biopsie negative.

È evidente che la terapia conservativa abbia come effetto collaterale una maggiore probabilità di recidive e non viene consigliata, se la donna ha compiuto 40 anni, poiché la fertilità è comunque ridotta e i rischi di complicanze neoplastiche aumenterebbero. Per non bloccare il processo ovulatorio esistono degli induttori che si basano sulle gonadotropine, che aiutano a raggiungere lo scopo.

Se ci troviamo invece, di fronte a carcinoma ovarico?

Quando viene evidenziata una massa nelle ovaie si procede con il prelievo del liquido peritoneale e alla rimozione della neoformazione per esaminarla istologicamente. La decisione sulle modalità dell’intervento è legata all’esame istologico: circa ¼ degli esami danno come esito una risposta confortante, in quanto si tratta di stadi iniziali.

Il razionale chirurgico richiede l’asportazione dell’apparato genitale e la valutazione dell’estensione della malattia in qualche altra sede anatomica; infatti se è coinvolto solo quello si procede con l’asportazione dello stesso, ma, se vi sono metastasi o presenze maligne anche sull’appendice, andrà rimossa anche quella. Il più spesso i chirurghi oncologi decidono di eliminare tutti i linfonodi ed eseguono la linfoadenoctomia lombo pelvica ed aortica.

Negli stadi più avanzati, prima di procedere all’intervento chirurgico, si preferisce intraprendere la chemioterapia per ridurre il volume o procedere con l’asportazione chirurgica che precederà il trattamento chemioterapico.

Esiste anche una soluzione ancor più radicale, in cui l’intervento consiste nell’asportazione anche del peritoneo, della vulva, nonché una resezione dell’intestino tenue e del colon sinistro.

Al termine del trattamento chemioterapico alcuni consigliano un’ulteriore indagine chirurgica per valutare eventuali altre riprese della malattia. Per essere maggiormente tranquilli, si potrebbe pensare di fare una TAC, una RNM, o una PET a dosaggi con marcatori tumorali per far sì di tenere sotto controllo la situazione ed evitare l’intervento.

In casi di recidive, la chirurgia si avvale di trattamenti palliativi come la resezione intestinale o l’enterostomia ossia l’applicazione di un ano artificiale.

Conclusioni

Esistono neoplasie ovariche benigne, borderline e maligne e le più rischiose sono quelle maligne.

Ad essere colpite nell’ambito delle neoplasie ginecologiche sono soprattutto le donne giovani under 40 che richiedono un intervento conservativo, anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di forme benigne o borderline. È consigliabile recarsi dal ginecologo in modo regolare almeno annualmente per scoprire queste neo-malformazioni ed eseguire un pap-test. Sarà infatti lo specialista ad indicarvi a quale collega rivolgervi come per esempio il chirurgo oncologo, l’anestesista, il chirurgo generale prima di essere operati e per prevenire le forme recidivanti attraverso terapie radianti.

FONTE: Requisiti essenziali per il trattamento delle neoplasie ginecologiche a cura di p. Scollo.