Prima di venire alla luce passano 41 settimane, periodo chiamato gestazione. Durante i 9 mesi, la donna si reca dal ginecologo per i dovuti controlli, per l’ecografia, una lettura accurata dei risultati delle analisi ed infine per misurare il battito cardiaco. In altre parole, vanno controllati all’inizio i valori del beta-Hcg per constatare la regolare crescita del neonato, poi i valori generali dei globuli bianchi e rossi, l’emocromo, la glicemia, la presenza di anticorpi per le malattie infettive e la ves che indica un’infezione in atto o anche passata ma con qualche postumo.

Talvolta, in caso di problemi genetici chiamati più facilmente “familiari” si procederà con ecografie più approfondite in 3D o 4D effettuabili anche se tali problemi non esistono e solo per la propria curiosità.

Cosa può succedere alla nascita?

Tutto inizia da quando una donna si ricovera al momento previsto e dall’arrivo nella sede opportuna. Ecco che dopo alcune ore dal suo ingresso in una struttura sanitaria, le vengono somministrati alcuni farmaci per una più veloce dilatazione e preparazione all’espulsione del nascituro; solo quando la si ritiene pronta, la donna viene accompagnata in sala parto.

Nel caso della cosiddetta inerzia espulsiva, in passato e talvolta anche ai tempi nostri l’ostetrico usa una ventosa ed appropriati movimenti per evitare ostacoli al bimbo soprattutto causato dal cordone ombelicale arrotolato intorno al collo. Questa situazione comporta, che, il bimbo, non ricevendo sufficiente ossigeno, possa soffrire di asfissia per alcuni minuti e debba essere trasferito in un luogo più sicuro per risolvere l’emergenza nel più breve tempo possibile. Per comprendere meglio è utile sapere che l’asfissia o ipossiemia consiste in una condizione per la quale nel sangue del bimbo scorre una quantità di ossigeno inferiore a quella necessaria e di conseguenza si trova ad avere una quantità maggiore di anidride carbonica.

Un ricercatore, ovvero il dottor Sarnat ha distinto l’asfissia in 3 stadi di gravità:

1° STADIO: neonato con movimenti poco controllati e non controllabili ma che presenta una suzione debole

2° STADIO: Appaiono i primi effetti dati dalle convulsioni che precedono episodi convulsivi.

3° STADIO: Il neonato sembra non reagire ed è privo di sensi e sensibilità: muscoli cadenti, mancanza di respiro ed alterazioni a livello cerebrale.

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Quali sono le possibili cause dell’asfissia?

Solitamente tra le cause più frequenti, è il caso di menzionare il movimento rotatorio del cordone ombelicale che gira una o due volte intorno al collo del neonato provocando quasi un soffocamento: il bimbo impallidisce, la diuresi è contenuta e ridotta e l’intestino subisce danni riparabili. Si possono tuttavia menzionare anche altre cause che dipendono dal grado e tipo di asfissia del neonato.

Ecco una lista dei possibili fattori che possono provocarla:

  • Problemi respiratori dovuti all’ostruzione delle vie aeree.
  • Anemia neonatale
  • Parto e travaglio complicato
  • Gestante con mancanza di ossigeno prima e dopo il parto.
  • Problemi pressori da parte della madre (pressione troppo bassa o troppo alta)
  • Un’infezione nella madre o nel neonato
  • La placenta prelevata in modo poco appropriato, magari troppo velocemente, con conseguente mancanza di ossigeno.

È stato dimostrato che l’asfissia si tollera meglio durante la vita in utero che in altri periodi biologici dell’ età più adulta. Ciò potrebbe spiegarsi considerando che il bisogno di ossigeno è facoltativo rispetto alle altre fasi vitali come la crescita o la termoregolazione.

È possibile sapere se l’asfissia è avvenuta durante il travaglio?

Per avere la conferma dell’avvenuta asfissia durante il parto vanno valutati i seguenti dati:

  • Il feto deve soffrire di acidosi.
  • Devono essere presenti convulsioni entro le 24 ore dalla nascita.
  • Più di un organo è compromesso (reni, intestino) come anche l’apparato circolatorio e l’encefalo.
  • Tramite un’eco-Doppler si evidenzia un edema ossia un rigonfiamento.
  • L’Apgar a 5 minuti è inferiore a 3.

La compresenza di tali elementi fa propendere per l’asfissia durante il travaglio di parto.

Si può prevenire l’asfissia neonatale?

Numerose metodologie sono state impiegate e proposte per la diagnosi e la prevenzione dell’asfissia prenatale. Durante il travaglio di parto la più impiegata ed efficace strumentazione è il cardiotocografo, poiché tramite la cardiotocografia i battiti del cuore del feto possono essere monitorati insieme alle contrazioni uterine. Si può, in base ai dati rilevati dallo strumento, calcolare se al feto arriva un regolare afflusso di ossigenazione e provvedere nel caso in cui non fosse sufficiente.

Tali valori indicano anche la frequenza cardiaca fetale che dovrebbe oscillare tra i 110 e i 150; la mancanza di variazione o la rilevazione di dati poco rassicuranti dovrebbero spingere ad intervenire. Per poter essere applicato, il cardiotocografo necessita un maggiore afflusso di ossigeno, l’uso di una maschera da porre sul viso delle partorienti ed, infine, deve essere aumentata l’idratazione prestando attenzione ad eventuali infezioni presenti. I sanitari, medici e paramedici dovrebbero inoltre spostare nel modo più consono la paziente per evitarle decubiti.

Se ci si rende conto di quale sintomo porti all’asfissia, l’equipe medica dovrà affrettare il più possibile il parto, poiché tanto più il neonato rimane senza ossigeno, tanto maggiori saranno il numero dei rischi.

Conclusioni

L’asfissia neonatale è una condizione che può, a seconda del tempo in cui il neonato rimane privo di ossigeno, comportare gravi handicap sul nascituro o persino la fine della sua vita.

È raro, ma non si può del tutto escludere durante il travaglio di parto. È stato però anche dimostrato che l’asfissia deriva spesso da un difetto cronico di ossigenazione con il quale si convive durante la gravidanza, da problemi di natura respiratoria o altre patologie o anomalie di tipo genetico che potrebbero coinvolgere le madri.

Farmaci, fumo (incluse sostanze tossiche), alcool e scarsa nutrizione possono causare sofferenza fetale ed asfissia.

La cosa più importante è che esistono forme preventive quali la radicale riduzione del fumo e delle sostanze alcoliche, una corretta alimentazione ed una vita sana che prevede il regolare controllo della pressione sanguigna. Attualmente, i casi di asfissia, grazie alle strumentazioni diagnostiche sempre più sofisticate si riescono ad evitare o a risolvere quasi sempre; la mortalità o i casi di handicap dovuti ad asfissia sono inferiori rispetto al passato e questa è un’ottima notizia. Fatevi aiutare dalla medicina!

 FONTE: JJ Volpe “Neurology of the Newborn”.