Il gran numero di cani che la donna incontra in città, nei parchi o in campagna, durante una passeggiata all’aria aperta potrebbe andare incontro al rischio di essere morsa o graffiata da un cane o da un gatto. Se si possiede un cane che ringhia e si avventa contro un suo simile o è attaccato da un altro cane, bisognerebbe fare attenzione a separarli poiché si potrebbe ricevere un morso da uno dei due contendenti.

Quali sono dunque i rischi per una gestante?

La paura e le sue conseguenze che portano o a svenimento, o a tachicardia, sono generalmente situazioni abbastanza frequenti e risolvibili in breve tempo.

Il morso, il graffio o il contatto con la saliva potrebbero, invece, dar luogo a malattie infettive come la rabbia, il tetano o ad una semplice infezione della ferita.

Se partiamo dalla rabbia, è opportuno precisare che si tratta di una malattia infettiva che colpisce il sistema nervoso centrale e che può essere trasmessa dagli animali e attraverso il morso o il graffio. Gli animali possono infettare l’uomo, poiché il virus, se presente, va in circolo: parte dall’encefalo, arriva agli organi e ai tessuti periferici e quindi attraverso la saliva animale si può essere contagiati.

Quanto alla sua diffusione, sembra che molti animali ne siano affetti ma pochi la possono trasmettere: cani e gatti soprattutto randagi, volpi, lupi, sciacalli, coyote, pipistrelli, topi e criceti; più l’animale è selvatico, più può contagiare.

In Europa, la volpe è l’animale più pericoloso per la trasmissione della rabbia, ma in Italia si può stare tranquilli, in quanto è molto rara e nell’eventualità del morso da un animale selvatico, i servizi messi a disposizione sono ben organizzati.

Il periodo di incubazione è variabile e può essere anche lungo: è stato calcolato che può iniziare dopo 15 gg ma anche più tardi fino ad un massimo di 4 mesi.

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Come si potrebbe riconoscere?

Partendo dalla premessa di essere stati morsi, graffiati o leccati da animali portatori di rabbia, i sintomi sono: formicolii nella sede del morso, un eccitamento incontrollato ed alternato fino alla depressione, spasmi oro-faringei e tronco-bronchiali, ed infine crisi epilettiche. È importante diagnosticarla in tempo ovvero prima di avere crisi convulsive che portando ad asfissia non si può escludere la possibilità di non farcela per paralisi respiratoria.

In caso di qualsiasi dubbio, per la comparsa di formicolio dopo un morso, è consigliabile rivolgersi al ginecologo in caso di gravidanza, poiché analizzando una sintomatologia che coinvolge il sistema nervoso inclusi gli improvvisi cambi di umore ed eccitamento, interverrà in modo adeguato

Come si cura?

Non è detto che la cura possa avere efficacia, ma in genere si prescrivono antispastici, rilassanti muscolari, barbiturici ed oppiacei.

È meglio prevenire la rabbia cercando di evitare il contatto con animali selvatici e vaccinando i propri animali domestici. Se si lavora come veterinarie, o si è in contatto con animali che vivono in canile è opportuno vaccinarsi preventivamente.

Una volta morsa, la donna dovrebbe lavare la ferita con acqua e sapone e poi disinfettare con liquidi iodati. Le immunoglobuline offrono una protezione nell’immediato, ma l’effetto dura 20 gg.

La vaccinazione negli adulti, anche se efficace, va consigliata solo nei casi in cui si fanno viaggi di piacere o di lavoro in paesi o continenti, dove il rischio di incontrare animali selvatici è alto.

Come prevenire il tetano e perché?

Il tetano è una malattia causata dal germe Clostridium tetani presente nella terra, nell’acqua, nella polvere e nell’intestino degli animali. Se si hanno ferite, tale germe può penetrare e invadere il nostro organismo. E’ rara, come malattia, ma in Italia sono colpite circa 100 persone all’anno e molti di questi sono anziani/e o meglio persone con più di 60 anni che non sono stati mai vaccinati. Ha un’incubazione più breve rispetto alla rabbia ed è di circa 10gg.

I sintomi sono caratterizzati da spasmi nel cavo orale e mandibolare che comportano difficoltà nel parlare e nel masticare; se si va avanti con la malattia si può arrivare a problemi respiratori.

Esiste la prevenzione al tetano?

La risposta è affermativa e consiste principalmente nella vaccinazione, tre dosi da ripetere nell’arco di 6-12 mesi. A parte il vaccino da effettuare a 6 anni, il tetano è raccomandato dopo ogni 10 anni in età adulta soprattutto se in contatto e a rischio di incontrare animali selvatici. In Italia è obbligatoria per coloro che lavorano in ambienti ad alto rischio di contagio: dagli agricoltori ai metalmeccanici, dagli artigiani ai giardinieri e agli operatori ecologici.

Come intervenire su ferite causate da chiodi o altro che possa trasmettere il tetano?

In primo luogo va considerato quando sia stata fatta l’ultima vaccinazione: se lo si è fatto entro i 5 anni che precedono l’incidente, non si corre alcun rischio; se, invece, la ferita dovesse essere abbastanza profonda e si è fuori dalla copertura vaccinale, è raccomandabile procedere alla vaccinazione. Da ultimo, se non si è mai stati vaccinati si consiglia la somministrazione di immunoglobuline per un intervento immediato e poi nei tempi indicati e consigliati provvedere alla vaccinazione.

E’ poi essenziale considerare i paesi dove si deve soggiornare per varie ragioni, soprattutto se il vaccino non è stato mai effettuato o se sono trascorsi più di 10 anni dall’ultima vaccinazione.

Se si è in gravidanza, la vaccinazione non ha alcuna controindicazione, ed è anzi considerata una forma preventiva sul neonato.

Conclusioni

La rabbia è una malattia virale che può essere mortale. Se una donna in gravidanza è aggredita o morsa da un cane o da animale selvatico, dovrebbe rivolgersi al ginecologo e all’infettivologo per evitare complicanze e pensare ad una terapia immediata.

Le cure di prevenzione basate sul vaccino come anche le altre possono essere seguite poiché non interferiscono sulla salute del feto.

Quanto al tetano, le avvertenze non cambiano. Questa malattia è piuttosto rara poiché i bambini sono vaccinati nella loro infanzia e il vaccino viene talvolta anche ripetuto; meglio se la vaccinazione viene eseguita ogni 10 anni nei casi in cui l’adulto dovesse recarsi in luoghi ad alto rischio di contagio.

FONTE: Malattie infettive, a cura di F. Sorice e L. Ortona.