Sulla mononucleosi in gravidanza va innanzitutto accennato che la malattia, così com’è nota ai più, si trasmette attraverso la saliva e quindi sicuramente attraverso i baci (adulti/bambini, adulti/adulti), colpi di tosse, normali starnuti o scambiandosi pietanze da un piatto ad un altro, dalle posate o dalla tazzina di caffè usata da persone portatrici della malattia o malate. Non è contagiosa come raffreddore ed influenza, ma, se non curata, può favorire nei bambini, negli adolescenti e negli anziani la comparsa di dolori alla milza.

Mononucleosi in gravidanza: quali sono le cause e la sintomatologia?

mononucleosi in graviadanza foto copertinaIl virus è quello appartenente alla famiglia degli Herpes Virus (Herpes simplex, herpes Zoster, varicella e fuoco di s. Antonio). Colpisce solitamente chi non ne è stato mai esposto e dunque negli adulti è più raro rispetto a bambini/e e ragazzi/e.
Quando è stato contratto il virus, solitamente ci si sente più affaticati del solito, si prova un leggero mal di gola (tracheite o tonsillite) che difficilmente passa con gli antibiotici, compaiono placche bianche in gola, febbre e gonfiore alle tonsille e ai linfonodi delle ascelle e del collo. Si può inoltre avere un forte mal di testa, un’eruzione cutanea ed appunto l’ingrossamento della milza. L’incubazione va da uno a 2 mesi, anche se per i neonati il periodo è più corto.

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Mononucleosi in gravidanza: quali complicazioni può portare la malattia?

Partendo dalle più gravi, va menzionata l’epatite o un danno alla milza che richiede l’intervento chirurgico; tra le meno preoccupanti e facilmente risolvibili troviamo l’ittero, ovvero una colorazione giallastra della cute e dell’occhio. Molto raramente la mononucleosi può provocare stati anemici, piastrinopenia, problemi cardiaci, malattie del sistema nervoso come meningite, encefalite o problemi a livello respiratorio.

Mononucleosi in gravidanza: cosa accade?

La cosa primaria in caso di questa sintomatologia è l’esclusione si tratti di citomegalovirus (CMV) da parte del ginecologo, che vi prescriverà alcuni esami ematici per trovare una conferma alla diagnosi. Il feto, se la madre contrae la mononucleosi, non dovrebbe correre alcun rischio, contrariamente a quanto accadrebbe in caso di CMV. Durante la visita, il ginecologo controllerà la presenza di linfonodi ingrossati, e le dimensioni del fegato e della milza; solitamente si controllano gli anticorpi presenti nel sangue; qualora vi fossero ancora dubbi, potrebbero essere eseguiti altri esami come il monospot, finalizzato all’individuazione del virus Epstein-Barr (proprio della mononucleosi). Prima viene analizzata la presenza di questi anticorpi, prima si può intervenire.
Pur non esistendo una terapia specifica in quanto la malattia, come detto, è resistente ad ogni antibiotico, si dovrebbero riequilibrare i liquidi persi e curare le eventuali infezioni collaterali come il mal di gola derivato dalla presenza di streptococco. Il problema maggiore è rappresentato dal fatto che la mononucleosi potrebbe essere asintomatica e chi l’ha contratta non riesce ad esserne consapevole; avendo un’incubazione di 30-50gg, è opportuno recarsi dal ginecologo descrivendo come ci si sente. Nonostante alcuni dei sintomi siano caratteristici della gravidanza come per esempio la spossatezza, il mal di testa o la nausea, andrebbe sempre diagnosticata in tempo.

Mononucleosi in gravidanza: cosa succede se viene convusa col CMV?

Purtroppo è necessario avere particolare cautela e non trascurare la possibilità che le due malattie possano essere confuse; è consigliabile eseguire tutti i controlli previsti e monitorare la situazione. Cosa potrebbe succedere durante la gestazione in una donna affetta da mononucleosi derivata da CMV?

Primo trimestre:
– ritardo nell’accrescimento;
– problemi di sviluppo cerebrale;
– problemi agli occhi;
– anomalie nella coagulazione del sangue.

Secondo trimestre:
Stessi rischi che si passano nel primo trimestre con minore gravità e quindi conseguenze meno gravi sui nascituri.

Terzo trimestre:
– nei primi anni è possibile riscontrare gravi, ma temporanei disturbi all’udito;
– ritardo mentale;
– problemi alle articolazioni.

Mononucleosi in gravidanza: come si interviene per combattere la malattia?

In primo luogo dovrebbero essere evitate sostanze come l’amoxicillina e la penicillina, per evitare reazioni cutanee; preferibilmente sono da assumere farmaci corticosteroidi, nel caso in cui la gola fosse particolarmente infiammata, o qualche analgesico come il paracetamolo o l’ibuprofene per l’alterazione febbrile. L’alternativa ai farmaci, decisamente consigliabile, è tenere e mantenere uno stile di vita attento. Vediamo di dare in proposito dei consigli per combattere al meglio la mononucleosi:

– l’assunzione di liquidi ovvero acqua, thè, succhi di frutta o altre bevande è essenziale per il ripristino dei liquidi che si perdono e per evitare la disidratazione;
– ricorrere all’acido acetil salicidico con particolare attenzione: usarla a condizione che i bambini hanno più di 2 anni e se la temperatura è particolarmente alta. Meglio il paracetamolo. L’errato uso dell’acido-acetil salicidico potrebbe causare in età adulta (fino ai 20 anni) la sindrome di Reye, rarissima, ma, esistente. Con questa sindrome il bambino o ragazzo potrebbe subire danni al sistema nervoso e disturbi epatici. Pur essendo rarissima è meglio assumere farmaci che non fanno correre questo tipo di conseguenze;
– la natura ci viene in aiuto attraverso gargarismi con acqua salata per la gola;
– attendere circa 2 o 3 mesi prima di riprendere l’attività lavorativa e sportiva, facendosi visitare dallo specialista per valutare se potete farlo o è meglio aspettare un po’ di più;
– un’altra arma è rappresentata dalla pazienza, poiché il riposo e l’astensione dall’attività fisica, particolarmente negli adolescenti, sono talvolta spiacevoli e poco tollerati. Più il corpo riposa, prima riprende le forze;
– oltre a queste raccomandazioni, si può dire che se si vuole evitare di diffondere il virus è preferibile non condividere piatti, posate, tazze o bicchieri per diversi mesi dal superamento della malattia.

Conclusioni sulla mononucleosi in gravidanza

La mononucleosi è una malattia virale che si diffonde con meno facilità del raffreddore o dell’influenza, ma che tuttavia bisogna curare o prevenire. Se siete in gravidanza, monitorate con cura il vostro stato di salute e quello del vostro bambino, comunicando tutti i sintomi che avete al ginecologo, anche se pensate siano normali per una donna in gravidanza. Contrariamente ad altri virus, è resistente agli antibiotici e va individuata la terapia più efficace per abbatterla; la cosa migliore è sicuramente assumere anti-epiretici o corticosteroidi, ma anche armarsi di santa pazienza perché il recupero è lento. Abbreviate i tempi, sdraiatevi sul divano e rilassatevi il più possibile, ma ricordate di recarvi dallo specialista prima di riprendere qualsiasi tipo di attività.

 

Fonte: www.farmacoecura.it