“La malattia che, negli USA, si diffonde più rapidamente dopo l’AIDS”. È con questa affermazione che il New York Times ha definito la malattia di Lyme.

L’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni stanno organizzando, in collaborazione con il Gruppo Italiano per lo studio della Malattia di Lyme, diretto dal Prof. Giusto Trevisan, un Convegno che si terrà a Venezia il 27 maggio 2017.  È prevista la partecipazione di due tra i massimi esperti a livello mondiale sulla malattia di Lyme: il Prof. Luc Montagnier (premio Nobel) e il Dr. Richard I. Horowitz (USA).

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Una patologia poco conosciuta

Bullseye_Lyme_Disease_RashLa malattia di Lyme trasmessa all’uomo dal morso di un vettore infetto, che il più delle volte è una zecca, si sta diffondendo sempre di più su tutto il territorio nazionale. Il contatto con un vettore può avvenire durante una passeggiata in parchi, boschi e aree verdi. In Italia il fenomeno è poco conosciuto anche se in continuo aumento. È quindi sempre più importante che la cittadinanza sappia come prevenire questa malattia e che le persone infette possano  essere supportata una volta eventualmente contratta, ma è ancor più rilevante che il personale sanitario ne sappia identificare i sintomi. Questa patologia,  difficile da diagnosticare,  se non riconosciuta tempestivamente comporta conseguenze gravi ed invalidanti.

Il contagio può avvenire anche tramite un nuovo batterio, scoperto recentemente dai ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention. Si tratta del cosiddetto Borrelia mayonii, un altro batterio, oltre al Borrelia burgdorferi, sempre trasmesso attraverso il morso di una zecca infetta, che consente il passaggio della malattia. Grazie a studi genetici approfonditi, gli addetti ai lavori hanno potuto constatare come i sintomi siano leggermente diversi a seconda che si sia colpiti dall’uno o dall’altro virus. Oltre a febbre, mal di testa, rash cutanei e dolori al collo, in questo caso si verificano nei pazienti anche nausea vomito e una maggiore concentrazione del batterio stesso nel sangue.

Una malattia relativamente recente

In Italia il primo caso clinico umano è stato segnalato nel 1983 a Genova e il primo isolamento del germe responsabile è avvenuto a Trieste nel 1987. Attualmente, le regioni maggiormente interessate sono il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, mentre nelle regioni centro-meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche.

Clinicamente i primi sintomi della malattia sono intermittenti e mutevoli. La malattia inizia tipicamente in estate e all’inizio si manifesta con una macchia rossa che si espande lentamente. Entro qualche settimana , in qualche caso, anche dopo alcuni mesi , si possono sviluppare disturbi neurologici precoci caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. I sintomi sono fluttuanti e possono durare per mesi e cronicizzare.

L’ultima fase della malattia a distanza di mesi o anni dall’infezione, è caratterizzata da alterazioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), del sistema nervoso centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare, polineuropatie sensitivo–motorie, disturbi del sonno e comportamentali), della cute (acrodermatite cronica atrofica) e dell’apparato cardiovascolare (miopericardite, cardiomegalia).

Dal momento che gli esami di laboratorio non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo definitivo la malattia, la decisione di iniziare il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa sulla base della diagnosi clinica e dei dati anamnestici ed epidemiologici. La malattia non porta a sviluppare immunità, per cui l’infezione può essere contratta più volte nel corso della vita.

La trasmissione del microrganismo responsabile della malattia di Lyme richiede che la zecca rimanga attaccata per un periodo prolungato, superiore alle 24- 36 ore;dii conseguenza, la rimozione della zecca ricopre un importanza fondamentale e deve essere effettuata il prima possibile, per evitare che effettui il pasto di sangue e quindi inietti la saliva potenzialmente infetta.

Come si cura?

Dopo una visita medica, si può fare il test del sangue per verificare la presenza del batterio. La terapia è, necessariamente, di tipo antibiotico per un periodo di 3 – 4 settimane ma affinchè sia efficace ci vuole tempestività. I cicli sono di un mese alla volta e prima di debellare la sindrome di Lyme può volerci davvero molto tempo, soprattutto se la cura è stata tardiva. E’ da tenere presente, comunque, che, a differenza dell’eruzione cutanea, la quale scompare rapidamente, altri sintomi possono continuare a resistere per molto più tempo.

Il farmaco che viene utilizzato è l’amoxicillina, soprattutto per gli stadi più lievi della malattia. In caso di allergia a questo principio attivo, si ricorre a penicillina o eritromicina. Se ci si trova a dover contrastare fasi più avanzate, vengono prescritti anche deicorticosteroidi.

I vaccini  non sono attualmente utilizzabili in  Europa, in quanto in questi  mentre in questo continente  sono presenti tutte le genospecie di Borrelie, che sono distinte tra loro dal punto di vista antigenico  e, di conseguenza, non è possibile prevedere il vaccino.

Fonte: L’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni