Il 14 Settembre 2016 abbiamo intervistato il dott. Vincenzo Candela, in occasione del primo appuntamento con iDoctors Risponde.

Il dottore ha risposto in diretta sulla nostra pagina Facebook alle diverse domande dei nostri pazienti sul tema ortopedia e traumatologia sportiva. Se sei interessato ai problemi di ortopedia e traumatologia leggi il testo dell’intervista.

 

Parliamo di tennis, in particolare della spalla. Luca ci chiede: “Mio padre è giocatore di tennis. Ha 53 anni e da alcuni mesi ha dolori alla spalla destra anche di notte. Quando gioca a tennis ha dolore forte sia quando batte sia quando fa movimenti alti con il braccio. Come può fare?”.

CANDELA. I problemi alla spalla vengono nella maggior parte dei casi, escludendo i fatti traumatici, da micro traumi ripetuti per movimenti con la mano sopra la testa. Quindi, nel gioco del tennis, la battuta, lo smash, il servizio, possono causare questi problemi. Se al dolore si associa il dolore notturno il problema è più serio, nel senso che ci può essere la lesione della cuffia dei rotatori soprattutto nella  sopra-spinosa. Quindi, è opportuno che il paziente faccia prima una visita ortopedica e poi una risonanza magnetica per vedere che tipo di danno c’è, se è solo un fatto infiammatorio oppure se c’è un danno anatomico dei tendini.

Passiamo allora alla seconda domanda che ci viene posta da Angelo, che ci dice: “Ho 29 anni e gioco a un calcio due volte alla settimana. Un mese fa ha avuto un trauma distorsivo al ginocchio sinistro con gonfiori e impossibilità di continuare la partita. Sono stato visitato da un ortopedico che mi ha richiesto una risonanza magnetica la quale evidenziava lesione del legamento crociato anteriore. Che posso fare?”.  

CANDELA. Controllare bene se il legamento è rotto, soprattutto con una visita clinica. È con la visita che si evidenzia bene. Dopodiché, se il crociato è rotto, vista l’età, deve sottoporsi a intervento chirurgico di riparazione del crociato con la sostituzione con i tendini eccetera, eccetera.

 Terza domanda. Si parla del gomito del tennista. Susanna di 62 anni ci chiede: “Sono una tennista amatoriale. Ho già avuto un paio di epicondiliti superati con difficoltà e tempi lunghi. Come posso evitare che si ripresenti il problema?”.

CANDELA.  Tre cose: 1) potenziamento dei muscoli flessori ed estensori del polso e delle dita; 2) esercizi di allungamento muscolare; 3) controllare la racchetta per vedere se è idonea. Per controllare la racchetta bisogna controllare la tensione delle corde, il tipo di corde, il manico, il tipo di racchetta. Sono queste piccole cose che possono determinare dei sovraccarichi e quindi portare…

Il potenziamento, lo stretching e l’allungamento muscolare sono fondamentali.

Letizia ci chiede: “Ho subito anni fa l’asportazione del menisco interno e del legamento crociato anteriore al ginocchio sinistro ed ora nato una notevole mancanza di flessibilità dell’articolazione. Quali esercizi fisici posso fare? Premetto che non ho alcun dolore”.

CANDELA. Prima cosa un esame radiografico delle ginocchia in ortostatismo, in piedi. L’esame radiografico per problemi legati a scroscio articolare eccetera è più importante della risonanza magnetica. Poi, se ci sono dei segni di artrosi, cosa che può succedere in chi si è operato di crociato e menisco, sottoporsi a una visita. Quello che deve fare è cercare di fare un potenziamento isometrico, quindi senza movimento del quadricipite, dei flessori e piano piano, magari anche con l’aiuto di un fisioterapista, cercare di aumentare la flessibilità del ginocchio.

Andiamo avanti con l’alluce valgo, con Roberta che ci chiede: “Ho notato da un bel po’ di avere l’alluce valgo. Come posso fare per non peggiorare la situazione?”.  

CANDELA. Innanzitutto bisogna sapere che età ha la signora. Il trattamento dell’alluce valgo, qualora presente, è solo chirurgico. Conviene sempre farlo in età più avanzata perché il rischio di recidiva in età più giovane è molto alto.

Nel frattempo può fare un plantare con lo scarico del primo raggio.

 Abbiamo poi Consolato, che ha 73 anni, che ci chiede: “Dolore che va e viene alla spalla sinistra, talvolta allungando il braccio, ma non sempre. Dalla radiografia risulta calcificazione. Posso fare qualcosa?”.

CANDELA. Va valutata la calcificazione se è della borsa sottoacromiale o dei tendini, della cuffia dei rotatori, quindi è sopra-spinosa. Se è della borsa può fare delle onde d’urto focali, non radiali, quindi è un medico che le deve fare, e possono dare ottimi risultati. Se, invece, è della cuffia dei rotatori, quindi è sopra-spinoso, deve consultare un ortopedico perché molto spesso alla calcificazione si associa la rottura del tendine. Quindi, deve sottoporsi eventualmente a intervento chirurgico.

Adesso passiamo a Barbara che, invece, ha una domanda sul piede e ci dice: “Mi sono fratturata l’anno scorso la quinta falange del piede destro insieme a una distorsione. Dopo un anno mi sono fratturata sempre allo stesso posto e sempre dopo una distorsione. Cosa succede? La prima volta la calcificazione era corretta. Facendo una risonanza magnetica anche l’osso risultava essere a posto. Però, comincio a essere preoccupata”.

CANDELA. Innanzitutto può succedere che uno che ha una frattura si ri-frattura nello stesso posto. Non è detto che una volta che una frattura l’hai fatta sei guarito non possa più risuccedere. Bisogna vedere l’età della signora, fare una MOC per vedere se c’è osteoporosi e basta. Altre forme di prevenzione per questi fatti acuti non ce ne sono. Quindi, se adesso la frattura è a posto faccia una vita normale e vada avanti così.

Non si deve preoccupare.

Giovanna ci chiede: “Mio figlio ha 47 anni e soffre spesso di dolori alle articolazioni di braccia e caviglie. Ha fatto mesoterapia a lungo, con giovamento, ma non è servito a nulla. Come può risolvere questo fastidioso problema?”.  

CANDELA. Prima cosa analisi del sangue con gli indici reumatici per escludere eventuali fatti reumatici, perché molto spesso dolori articolari sono legati a fatti reumatici, perché dolori articolari senza trama o microtraumi ripetuti possono dipendere da quello.

Una volta fatte le analisi e gli indici reumatici sono negativi, sottoporsi a una visita da un ortopedico e valutare l’articolarità e valutare un po’ tutta la situazione.

Andiamo avanti con Giovanna, con un’altra Giovanna, che ci chiede della tallonite. Dice di avere un dolore pazzesco a causa della tallonite e ci chiede che cosa può fare.

CANDELA. Prima cosa un esame radiografico per vedere se ha una spina calcaneare, che non è detto che poi sia la causa del dolore. Comunque va accertato. Dopodiché deve usare o delle talloniere o dei plantari con lo scarico a livello calcaneare e vedere un attimo come procedono le cose.

Le faccio una domanda che ci è arrivata ora in diretta da uno degli utenti, Francesco: “Da un paio di anni soffro di fascite plantare del piede sinistro, che spesso si traduce in forte dolore al tallone che mi impedisce addirittura di camminare. Faccio molto sport, dal crossfit al calcio. Ho fatto procedure di ultrasuoni e laser, che non hanno prodotto risultati, mentre onde d’urto unite a sedute di TECAR hanno migliorato la situazione e da allora il problema sembra essere risolto, anche grazie all’utilizzo di un plantare.  

In alcune situazioni di sforzo, però, continuo a sentire dolore e qualche mese fa ho dovuto rifare delle sedute di TECAR. Esiste un modo per eliminare definitivamente il mio problema?”.

CANDELA. La terapia che ha fatto è idonea. Il plantare è fondamentale; plantare che deve essere controllato una volta l’anno e casomai rifatto ogni due anni e controllare bene, magari con una ecografia, che è anche molto importante, se si tratta solo di un fatto infiammatorio o ci sono state delle piccole lesioni e quindi rotture, anche piccole, della fascia plantare.

Comunque, la terapia che ha fatto va bene. Eviterei la corsa sull’asfalto perché l’asfalto ogni volta restituisce. Se gli va di correre, se ne va su un prato e lì corre quanto gli pare.

Rispondiamo a Patrizia che ci dice: “Sono tre anni che mi hanno diagnosticato la necrosi di entrambi gli astragali. Ho provato un impianto, ma non è riuscito. Da due anni si sono aggiunti dei fortissimi dolori in tutti i muscoli del corpo. Vari medici mi hanno detto che come prossimo intervento ci sarà solo l’artrodesi. Alla base della necrosi degli astragali le cause sono molto gravi. Ad oggi erano molto peggiorata con i dolori muscolari”. Ci dice di non avere una situazione chiara e di essere preoccupata perché ha 48 anni e vorrebbe capire cosa la aspetta.  

CANDELA. La patologia che ha è una patologia rara e molto difficile da trattare. Intanto bisogna sapere se è venuta per fatti traumatici o in seguito ad altre patologie.

Purtroppo se gli innesti non danno risultati, in effetti, l’artrodesi è una terapia che aiuta in maniera soddisfacente il risultato. Esistono anche altre terapie, come la protesi di caviglia, ma è molto specifica, perché bisogna valutare sia l’astragolo, il calcagno, eccetera. Esiste oggi e stanno facendo anche degli interventi di sola protesi dell’astragalo, che stanno dando ottimi risultati. Però, ancora è presto, quindi non ci sono verifiche a distanza. Oltre questo non si esce.

L’artrodesi è una tecnica ormai standardizzata. È chiaro che rimane con il piede rigido, però purtroppo per risolvere i suoi problemi attualmente quella è la terapia più adatta.

Proseguiamo con l’ultima domanda, che riguarda il calcio e la caviglia. Antonino ci dice: “Sono quindici anni che mi porto un dolore per trauma alla caviglia sinistra per una partita di calcetto. Il piede si è girato dall’interno di 180 gradi e quindi mi sono risolto a fare una risonanza magnetica.

Il risultato è una modesta imbibizione edematosa dei tessuti molli sottocutanei superficiali nel settore laterale”.

Ci dice anche di avere l’inspessimento reattiva del legamento peroneo astragalico anteriore di primo grado. Attende la visita fisiatrica e quindi ci chiede come può fare per il dolore che aumenta soprattutto a letto e che molte volte…

CANDELA. Essendo molti anni che ha questa lesione, innanzitutto ripeterei una nuova risonanza magnetica, perché quando tu hai delle distorsioni di caviglia in inversione, quindi verso l’esterno, hai la rottura dei legamenti esterni, quindi del perone astragalico anteriore, perone calcaneare, perone astragalico posteriore, ma hanno un’importanza relativa. Quello che deve valutare molto bene è se c’è stato un danno cartilagineo dall’altra parte della caviglia e quindi nella regione mediale, quindi la tibia astragalica mediale, perché quello può essere causa di dolore, di tumefazione, eccetera. Può essere utile l’uso di un plantare. Comunque, una visita da un ortopedico o da un fisiatra è obbligatoria in questi casi. Aggiungerei anche un esame radiografico per studiare bene la pinza malleolare, se c’è una diastasi, quindi un allargamento di questa pinza.